Ecco come il Cuore Immacolato di Maria trionferà

Un saggio di Guido Vignelli spiega come la fine dei tempi non vada confusa con l'avvento di un tempo nuovo, in cui la Chiesa e il cristianesimo conosceranno il loro riscatto

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 916 hits

Quello della “fine del mondo” – o, più cristianamente, la “fine dei tempi” - è un tema tornato in auge negli ultimi anni. Al di là di amenità e bufale come la pseudo-profezia dei Maya, che tanto scompiglio aveva creato alla fine del 2012, se ne torna a parlare anche in ambiente cattolico.

Talora con cognizione di causa, talora con un megalomania e superficialità, c’è chi mette costantemente in relazione i tempi difficili che viviamo con i messaggi mariani degli ultimi due secoli.

Gli avvertimenti che da tanto tempo ormai la Madonna lancia ad un’umanità sempre più lontana da Dio, da Fatima a Medjugorje, vanno interpretati in quella direzione? Cosa vuol dire parlare di “trionfo del Cuore Immacolato di Maria” o di “avvento di un Regno Mariano”?.

La delicatissima tematica è stata affrontata dal teologo e scrittore Guido Vignelli, nel suo saggio Fine del mondo? O avvento del Regno di Maria? (Fede & Cultura, 2013).

In un agile volumetto di 160 pagine, accessibile anche ad un lettore non ferrato in teologia, Vignelli prende in primo luogo le distanze da due estremizzazioni: quella dei “beffardi schernitori” che, sulla scia di un ingenuo ottimismo post-conciliare, si ostinano a vedere i nostri tempi come un’era di pace e di progresso; e quella dell’“escatologismo catacombalista” di chi ritiene che i messaggi mariani citati, preconizzino davvero la fine dei tempi e l’avvento della Gerusalemme Celeste, in cui la Madre di Dio schiaccerà definitivamente il demoniaco serpente.

La realtà è più complessa, ammonisce Vignelli, e non va dimenticato un punto fermo: “Quanto a quel giorno e a quell'ora, però, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre (Mt 24,36)”.

Inoltre è la stessa Sacra Scrittura a suggerire la prospettiva di una rinascita cristiana che “realizzerà il Regno sociale di Cristo con maggior fedeltà e santità”, dopo una fase di grande confusione ed apostasia, facilmente identificabile con quella attuale.

Né va trascurata la testimonianza di illustri mistici e veggenti che va avanti da oltre tre secoli: già nel 1689, Gesù, apparendo a Santa Maria Margherita Alacoque, annuncia il trionfo del suo Sacro Cuore, che sconfiggerà “tutti i nemici della Santa Chiesa”.

Nel 1917, a Fatima, la Madonna preannuncia castighi per l’umanità ma, in caso di conversione, promette: “Il mio Cuore Immacolato trionferà”. E profetizza un lungo periodo pace per il pianeta.

Se il Medioevo aveva rappresentato un “trionfo incompiuto” per la Chiesa di Cristo, un’era ancor più luminosa è davanti a noi. D’altra parte, proprio in quei secoli San Bonaventura da Bagnoregio profetizzò un’era trionfale per la cristianità che avrebbe preceduto l’avvento finale dell’Anticristo e che, nonostante tutto, sarebbe stata soltanto una debolissima prefigurazione dell’ultima epoca, quella dell’apoteosi escatologica.

Appena un secolo dopo, anche Santa Caterina da Siena profetizza, dopo un tempo di “tribolazioni e angustie”, una purificazione della Chiesa che da “brutta e malvestita”, diverrà “bellissima e adorna di gemme preziose e coronata con diademi di tutte le virtù”.

Tra il XIX e il XX secolo spiccano analoghi vaticini, come quelli dei beati Anna Katharina Emmerick e John Herny Newman, e del servo di Dio Fulton Sheen. Nella stessa epoca, drammatica e suggestiva è la visione di San Giovanni Bosco che raffigura la nave della Chiesa – una sorta di novella barca di Pietro - minacciata dalle ciurme avversarie e sul punto di naufragare, poi miracolosamente illesa, dopo che il Romano Pontefice ne avrà guidato l’approdo alle due colonne salvifiche: la Madonna Immacolata e l’Eucaristia.

Il più autorevole profeta dell’avvento del Regno di Maria è tuttavia San Luigi Maria Grignion de Montfort che, all’inizio del XVIII secolo, scrive: “Ben presto l’Altissimo e la sua Santa Madre plasmeranno santi così eccelsi, da superare in santità la maggior parte degli altri, di quanto i cedri del Libano sorpassano gli alberelli”.

Il Montfort annuncia la sconfitta delle eresie, la fine delle idolatrie e la ricucitura degli scismi, grazie all’eroismo degli “apostoli degli ultimi tempi” ai quali il Signore “concederà la parola e la forza per operare meraviglie e ottenere gloriose vittorie sui suoi nemici”.

Verso la fine del suo saggio, Vignelli precisa che l’ipotesi di una futura epoca di trionfo sociale per la Chiesa, pur avendo solide testimonianze a suo favore, non va confusa con l’avvento di una “teocrazia” mondana di matrice millenaristica.

L’autore conclude poi l’opera indicando nella virtù teologale della speranza, il principale strumento per i cristiani dei nostri tempi, per contrastare le disillusioni seguite al fallimento delle ideologie laiciste e progressiste degli ultimi due secoli e per fare così strada al vero trionfo del Regno di Cristo, per mezzo di Maria.