"Ecco perchè i due papi sono santi"

Si è tenuto stamattina il primo di tanti "briefing" che accompagneranno l'attesa dell'evento di domenica prossima. Ospiti i postulatori delle cause di canonizzazione dei due beati

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Federico Cenci | 526 hits

“Una strada fatta di tappe”. Così padre Federico Lombardi ha presentato stamattina, nella Sala Stampa vaticana, i numerosi “briefing” che da oggi fino a domenica si svolgeranno per dare notizie e approfondimenti sulla canonizzazione dei beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.

Ospiti di stamattina i postulatori delle Cause di canonizzazione dei due Beati: padre Giovangiuseppe Califano, dei Frati Minori, per Papa Roncalli, e il presbitero polacco mons. Slawomir Oder per Papa Woityla.

I due religiosi hanno risposto all’interrogativo perché sono santi? Padre Giovangiuseppe Califano ha spiegato che dopo la morte di Giovanni XXIII, avvenuta il 3 giugno 1963, migliaia di fedeli nel mondo percepivano la santità del “Papa buono”.

Ha poi aggiunto che “grazie al Giornale dell’anima scritto da Giovanni XXIII possiamo sapere che la sua santità era un proposito coltivato in tutte le fasi della sua vita”. Il postulatore ha dunque ricordato: “Già da giovane seminarista, a 15 anni, scriveva: ‘Io rinnovo il proponimento di volermi fare santo davvero, e lo farò attraverso quattro risoluzioni che propongo di praticare: spirito di unione con Gesù, raccoglimento nel suo cuore, recita del Rosario, essere sempre in tutte le mie azioni presente a me stesso”.

Padre Califano ha spiegato che ci sono “due fattori” che possono riassumere la figura di santità tanto vasta di Giovanni XXIII. Il primo: pastore e padre, “di una paternità - afferma padre Califano - che commosse il mondo”, fatta di letizia e cordialità, qualità che confluirono nella definizione di “Papa buono”.

Espressione, ha precisato ancora padre Califano, che va intesa come disse il successore di Roncalli, Paolo VI: “Non era un generico buonismo di facile applicazione, ma era sinonimo di amore, di genio pastorale, di comprensione, di perdono, di conforto. In pratica, come appare Gesù nel Vangelo”.

Un altro binomio per sintetizzare la figura di Giovanni XXIII è “obbedienza e pace”, motto episcopale ma anche sintesi di vita e servizio alla Chiesa: “Lasciare la propria terra, confrontarsi con mondi a lui sconosciuti anche in luoghi dove la presenza dei cattolici era scarsissima. E questa obbedienza gli consentì di abbandonarsi con fiducia alla Divina Provvidenza, per distaccarsi da se stesso e aderire completamente a Cristo. Qui sta la vera sorgente della bontà di Papa Giovanni, della pace che ha diffuso nel mondo. Qui si trova la radice della sua santità: nella obbedienza evangelica alla voce del suo Signore”.

La parola è poi stata ceduta a mons. Slawomir Oder, postulatore per papa Giovanni Paolo II. Il religioso ha spiegato che la santità del Papa polacco fu anticipata dai colleghi universitari, i quali scrissero sulla porta della sua camera “Futuro santo”.

Mons. Oder ha spiegato che Giovanni Paolo II “aveva bisogno della gente, della Chiesa vivente, semplice per sentire la loro fede e nutrirsi di questa fede. E la profondità mistica, invece, di Giovanni Paolo II lo spingeva a vivere il mistero di Dio in prima persona. E questo è il cuore di santità di Giovanni Paolo II”.

Il religioso ha quindi spiegato che la parola più adatta per definire un santo è “uomo di Dio”. Giovanni Paolo II era infatti “un uomo che ha saputo trovare in Dio la fonte della vita. La preghiera per lui era il respiro, l’acqua, il pane quotidiano”.

Mons. Oder ha anche fatto riferimento alla presunta opposizione del cardinal Carlo Maria Martini, trapelata sulla stampa, alla canonizzazione di Giovanni Paolo II, dicendosene dispiaciuto. “Dobbiamo semplicemente essere tutti consapevoli - ha spiegato ancora mons. Oder - che esistono modi di pensare diversi sulla opportunità di canonizzare i Papi. Ma questo - ha sottolineato - è un ragionamento più generale”.

Il concetto è stato ripreso anche dal direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, il quale ha precisato che “il cardinale Martini ricordava che esiste una discussione più ampia sul fatto della canonizzazione dei papi e dunque sulla opportunità di proclamare santo un papa. Ma questa non era una sua presa di posizione”, né sul tema in questione né tanto meno sul caso specifico della canonizzazione di Giovanni Paolo II.