Ecologia della fertilità 

Ovvero l'ecologia che orienta i giovani e le coppie a conoscere e tutelare la fertilità come valore umano e sociale e non come "malattia" da evitare o "diritto" da pretendere

Roma, (Zenit.org) Angela Maria Cosentino | 453 hits

La questione ecologica è di grande attualità, ma in realtà, è poco conosciuta nei suoi diversi aspetti scientifici, antropologici ed etici.

1. Ecologia

Il termine ecologia (dal greco oikos, casa e logos discorso - studio sulla casa) compare nel 1866 con il biologo tedesco Ernst Haeckel per indicare la scienza dei rapporti dell’organismo con l’ambiente. L’ecologia, però, va riferita non solo all’ambiente ma anche all’uomo, per cui si dovrebbe distinguere in ecologia ambientale ed ecologia umana.

All’interno dell’ecologia umana [1], c’è l’ecologia della fertilità, con cui si può intendere l’attenzione e la cura rivolta alla fertilità, anche in vista della procreazione, nel rispetto dei tempi e dei modi stabiliti dall’ordine naturale.

In riferimento ai tempi, si ricorda che l’uomo e la donna sono stati creati in modo diverso: l’uomo è sempre fertile, la donna, invece, presenta un andamento ciclico di fertilità e di infertilità, caratterizzato da un orologio biologico che, dai 35 anni in poi, rende più difficile la ricerca di una gravidanza, anche con il ricorso alle tecniche di procreazione artificiale o assistita, come viene definita dalla legge 40/2004. Queste tecniche, però, comportano la perdita di un rilevante numero di embrioni e la comparsa di un’ elevata percentuale di malformazioni nel neoconcepito, come il British Medical Journal (febbraio 2014) ha documentato e su cui ha allertato.

Un’ecologia della fertilità, invece, orienta giovani e coppie a conoscere e a tutelare la fertilità come un valore umano e sociale (non una “malattia” da cui liberarsi o un “diritto” da pretendere ad ogni costo), nel rispetto della donna e del concepito.

In un’epoca caratterizzata da bassi tassi di fecondità (numero di figli per donna) - come conferma anche l’ultimo Rapporto Istat 2014 e la sua Sintesi che a p. 16 riporta un tasso di fecondità riferito al 2012, di 1.42 (media Ue 28, 1.58, cioè inferiore all’indice di sostituzione, 2.1) - si dovrebbero promuovere condizioni socio-culturali favorevoli al formarsi di una famiglia. Purtroppo, tale richiesta, sollecitata anche dal Forum delle Associazioni familiari, a livello politico, finora non è stata recepita.

In riferimento al mododi procreare, per ecologia della fertilità si intende il concepimento naturale, per cui, in caso di infertilità, la coppia dovrebbe essere aiutata a rimuovere le cause dell’infertilità attraverso un’accurata diagnosi, un’adeguata terapia (medica, chirurgica o psicologica) e una lungimirante prevenzione legata, soprattutto, all’educazione a stili di vita rispettosi della salute procreativa, a partire dalla conoscenza della fertilità e dei significati del procreare umano. Essere concepiti in modo naturale è un diritto di ogni essere umano per motivi psico-biologici, sanitari ed etici, e costituisce un limite invalicabile ad avere un figlio ad ogni costo, in risposta alla cosiddetta dittatura del desiderio, figlia di una mentalità individualista ed egoistica che strumentalizza, soprattutto l’embrione e la donna, attraverso la fecondazione in provetta e l’utero in affitto.

Da considerare, inoltre che, come l’ambiente, anche la natura umana può reagire qualora non venisse rispettata. Perciò, come si presta attenzione alla raccolta differenziata e alle sostanze chimiche negli alimenti, così sarebbe auspicabile produrre maggiore impegno a non ignorare gli effetti degli ormoni sull’essere umano[2].

Infatti, pur apprezzando l’accresciuta sensibilità verso l’ambiente, è da richiamare come, prima dell’ecologia ambientale, venga l’ecologia umana, perché l’uomo è custode del creato di cui anche lui fa parte.

Pertanto, l’ecologia della fertilità - che comporta la conoscenza dei Metodi Naturali e la conseguente prevenzione di alcune cause di infertilità - si colloca nel solco della custodia responsabile del creato.

2. Metodi Naturali

Sono metodi diagnostici - come il Metodo dell’Ovulazione Billings e i Metodi Sintotermici che consentono di individuare i tempi di fertilità, di massima fertilità e di infertilità del ciclo femminile, mediante l’interpretazione di segnali, rilevabili dalla donna, che sono direttamente collegati all’andamento degli ormoni, quali ad esempio, il muco cervicale prodotto dal collo dell’utero, in risposta agli ormoni ovarici.

Il muco cervicale, che la donna può imparare a riconoscere, rappresenta un fattore fondamentale e un indicatore attendibile di fertilità.

La conoscenza dei segnali di fertilità e di infertilità consente di acquisire maggior consapevolezza di se stessi, come pure di ricercare, distanziare o evitare la gravidanza (con efficacia) senza ricorrere all’uso di farmaci o di barriere in lattice, che possono comportare, tra l’altro, effetti collaterali.

L’apprendimento dei Metodi Naturali, inoltre, aiuta la coppia, anche se infertile, a scoprire la propria feconditàsotto il profilo psicologico, educativo, sociale e spirituale, mediante l’adozione, l’affido, il volontariato sociale o l’accettazione della propria infertilità, ricordando che la fecondità - oltre la fertilità biologica - indica una potenzialità generativa che può essere declinata in vari modi [3] e si inizia a scoprire in famiglia, con l’assunzione di comportamenti generosi e solidali [4].

3. Vantaggi ecologici dei Metodi Naturali

- ecologia ambientale: rispetto dell’ambiente dove non vengono rilasciati ormoni[5];

- ecologia umana:

* rispetto del corpo maschile e femminile non sottoposto a manipolazioni o a sostanze ormonali;

* rispetto del dono totale e reciproco;

* rispetto dell’eventuale concepito (i metodi naturali non comportano perdite di embrioni legate alle tecniche);

* rispetto della persona.

L’insegnamento dei Metodi Naturali, infatti, può aiutare non solo a conoscere e tutelare la propria fertilità, ma anche ad apprendere uno stile di vita che promuove nell’uomo e nella donna accoglienza e rispetto reciproco, in quanto soggetti di pari dignità e non oggetti, come invece, ripetuti fatti di cronaca continuano a registrare.

4. Dove apprendere i Metodi Naturali

Questa conoscenza, che non è solo tecnica, deve essere appresa da insegnanti qualificati - presenti ormai in tutt’Italia - rintracciabili nel sito della Confederazione Italiana dei Centri per la Regolazione Naturale della Fertilità.

* Angela Maria Cosentino è dottore in Bioetica, docente di Fecondità, Procreazione Responsabile e Metodi Naturali al Corso di Diploma in Pastorale Familiare, Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia - CEI. 

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NOTE

[1] L’espressione, introdotta da Paolo VI (Udienza generale, 7 novembre 1973) e applicata ad altro contesto, è stata utilizzata da San Giovanni Paolo II nell’enciclica Centesimus Annus (1991) e nell’enciclica Evangelium vitae (1995). Successivamente, Benedetto XVI l’ha utilizzata nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2007, 2009, 2010 e nell’enciclica Caritas in veritate (2009). Infine, Papa Francesco l’ha richiamata nell’Udienza generale del 5 giugno 2013, cf. A.M. Cosentino, Allarme climatico e controllo demografico, Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Roma 2014. Secondo l’opinione personale di chi scrive, l’ecologia umana si può intendere come l’insieme delle condizioni psico-fisico-sociali che rispettano la natura umana e ne promuovono lo sviluppo. Tali condizioni si possono pienamente realizzare nel rispetto dei cosiddetti principi non negoziabili: vita, dal concepimento alla morte naturale, famiglia naturale, libertà educativa e religiosa.

[2] Si segnalano gli ormoni relativi alla pillola contraccettiva, alla cosiddetta pillola del giorno dopo, dei 5 giorni dopo, del mese dopo, alla stimolazione ormonale per la procreazione medicalmente assistita.

[3] Cf. M. Magatti - C. Giaccardi, «Generare figli e idee, così il futuro non sarà buio», Avvenire, 11 marzo 2014, p. 3.

[4] Cf. A. M. Cosentino, Testimoni di speranza. Fertilità e infertilità: dai segni ai significati, Cantagalli, Siena 2008.

[5] Cf. Castellaví P, Federazione Internazionale delle Associazioni dei Medici Cattolici, «L’Humanae vitae. Una profezia scientifica», L’Osservatore Romano, 4 gennaio 2009, p.7.