Educarci alla vita e alla Fede: la perenne lezione dei Santi

Appunti e suggestioni dal mese dell'Assunta

Roma, (Zenit.org) Mario Piatti, I.C.M.S. | 492 hits

La Basilica di Fatima -silenziosa e solenne custode delle spoglie mortali dei tre Pastorelli- racchiude in sé una straordinaria ricchezza di elementi e di richiami spirituali, legati direttamente al celeste messaggio della Cova da Iria e alla bimillenaria e viva Tradizione della Chiesa.

Il Santuario si erge, maestoso e dolcissimo, dominando la immensa spianata, che raccoglie migliaia e migliaia di devoti, soprattutto in occasione dei grandi “appuntamenti” celebrativi, nell’anniversario delle apparizioni, tra maggio e ottobre. L’edificio si allarga, in un ampio e ideale abbraccio, costituito dai due maestosi colonnati, sormontati da numerose statue di Santi e di Sante. All’interno della Chiesa -la cui costruzione iniziò alla fine degli anni ’20 e si protrasse per quasi tre decenni- quattro imponenti sculture (due poste ai lati del presbiterio e due sulla parete di fondo della navata) ricordano, alla venerazione dei pellegrini, alcuni “eroi della Fede” che ebbero un ruolo particolare nella diffusone della devozione mariana.

La “memoria” di tre di loro, in particolare, compare proprio nel Calendario del presente mese di agosto, costituendo, insieme a tante altre meravigliose figure, un serto di mistici fiori di Grazia, attorno alla Vergine Maria, Assunta nella gloria del Paradiso e acclamata “Regina del Cielo e della Terra”.

Si tratta di San Domenico di Guzman (1170-1221), fondatore dei Frati Predicatori, che diffuse tra l’altro, come si sa, la pratica del Rosario quale efficace arma spirituale contro l’invadente eresia catara; di San Giovanni Eudes (1601-1680), instancabile propagatore della devozione ai Sacri Cuori e ispiratore di diverse famiglie religiose; e, infine, di Santo Stefano d’Ungheria (969-1038), che resse con prudenza e con impareggiabile sapienza il suo popolo, consacrando la sua terra e la sua gente alla Madonna. In un’epoca, come la nostra, profondamente segnata da un generale decadimento politico e sociale, da ricorrenti e volgari conflitti verbali e giudiziari, lontani dalle più elementari norme di rispetto e di discrezione, è sempre bello riflettere sugli esempi “eroici” che il passato largamente ci dona. Conoscere la vita di chi ha saputo mirabilmente coniugare la difficile arte del governo con una profonda e genuina religiosità -incarnando pienamente l’ideale di servizio evangelico- è senza dubbio un proficuo esercizio di umiltà, di sapienza e di vera carità per tutti. Scriveva Santo Stefano: “Fa’ onore alla corona regale, conserva la fede cattolica e apostolica... Figlio mio carissimo, dolcezza del mio cuore, speranza della futura discendenza, ti scongiuro e ti comando di farti guidare in tutto e per tutto dall’amore e di essere pieno di benevolenza, non solo verso i parenti e i congiunti... se praticherai la carità, arriverai alla suprema beatitudine” (dalle “Esortazioni al figlio”, cap. 1.2.10).

La suggestiva Via Crucis di Fatima (che si snoda tra i campi e i boschi di eucalipti, dalla “Rotunda Sul” -un tempo antica “pozza” d’acqua, dove i Pastorelli si fermavano ad abbeverare il gregge- costeggiando Aljustrel, frazione che comprende le case natali dei piccoli veggenti e terminando con la Cappella dedicata a Santo Stefano stesso, sulla quale si ammira il celebre “Calvario”) è detta proprio “degli Ungheresi”, essendo stata donata dai cattolici di quella nazione, esuli in Occidente durante i terribili anni del comunismo. Lungo il sentiero -che invita alla preghiera, al silenzio e alla meditazione sulla Passione del Signore, corredata da frequenti richiami alla vita di Lucia, Francesco e Giacinta e ai loro sacrifici, tanto graditi al Cielo- di stazione in stazione, il cuore ripercorre la storia di Fatima, si immagina i passi di quei tre bambini, le loro innocenti preghiere, le loro lacrime; si immerge nelle vicende sempre travagliate della storia, recente e passata, con la croce di tanti fratelli, perseguitati e offesi, ma accomunati dalla medesima speranza, riposta in Cristo, e da una incrollabile fiducia in Maria Santissima.

I nostri giorni non sono meno insidiosi di un tempo: tante minacce si profilano all’orizzonte, forse ancora più gravi di una volta. Viviamo in un’epoca segnata dalla dissacrazione di ogni valore, dalla violazione sistematica dei tesori più preziosi che l’umanità è stata chiamata a custodire: la Vita, la Famiglia, la dignità personale, la libertà. Ci confortino l’esempio e la fede di chi ci ha preceduti, sulle difficili vie del mondo, indicandoci sempre la strada maestra del Vangelo e la materna guida della Chiesa. Ci sia di aiuto la Vergine Maria, Regina dei Santi, Assunta in Cielo per esserci ancora più vicina in terra; elevata alla gloria del Paradiso, per ottenerci una viva nostalgia della eternità, delle “cose di lassù” e per sostenere, quaggiù, il nostro faticoso pellegrinare. Ella ha vissuto in terra la povertà del cuore, per arricchire il nostro cuore delle più belle virtù. Ha condiviso con il Figlio l’esperienza della Croce, perché fossimo gelosi custodi della Grazia.

Ed è venerata per sempre da una schiera infinita di Angeli e di Santi, che ci indicano ancora la via della salvezza, nella fedeltà radicale a Cristo e al suo Vangelo.

Padre Mario Piatti icms è direttore del mensile “Maria di Fatima”