Educare alla custodia dell'ambiente per sanare le ferite della terra

Domenica 7 ottobre si celebra la VII Giornata per la Salvaguardia del Creato nella Parrocchia di Fossoli di Carpi

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ROMA, martedì, 2 ottobre 2012 (ZENIT.org) - Anche quest’anno la Diocesi di Carpi celebra la Giornata per la Salvaguardia del Creato, istituita per stimolare le comunità ecclesiali ad una sempre più sistematica riflessione e a percorsi di educazione sul tema del creato, primo grande dono di Dio che l’uomo è chiamato ad abitare, custodire e sviluppare.

L'iniziativa si tiene domenica 7 ottobre presso la parrocchia di Fossoli di Carpi ed è organizzata dall’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro e dal Segretariato per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, in collaborazione con la Caritas diocesana.

Alle 16.00 l'incontro ecumenico di preghiera con la partecipazione dei rappresentanti delle diverse confessioni cristiane presenti sul territorio. A seguire, alle 17, “Racconti dal terremoto”: esperienze di fraternità”, testimonianze di volontari, famiglie, esponenti delle comunità straniere di Fossoli e altri protagonisti nell’“emergenza terremoto”.

Il tema posto al centro della Giornata, giunta alla sua settima edizione, è “Educare alla custodia del creato per sanare le ferite della terra” e prende spunto dall'itinerario biblico di Giuseppe, che, venduto dai fratelli, diventa in seguito vicerè d'Egitto.

“Nella precarietà della crisi che si abbatte sul Paese - si legge nel Messaggio della Conferenza Episcopale Italiana per la Giornata - resa visibile dalle vacche magre e dalle spighe vuote, immagini di forte suggestione anche per il momento attuale, la relazione del popolo con la terra sarà sanata proprio grazie alla lungimiranza e alla responsabilità per il bene comune dimostrata da Giuseppe, figura emblematica della Sapienza donata da Dio a Israele”.

Il pensiero viene rivolto, in modo particolare, alle numerose comunità che nell'ultimo anno, in Italia, sono state provate da eventi tragici, dall’alluvione in Liguria e nel Messinese, al terremoto nella Pianura Padana. “Mentre riconosciamo la nostra fragilità, cogliamo anche la forza della nostra gente, nel voler ad ogni costo rinascere dalle macerie e ricostruire con nuovi criteri di sicurezza”.