Egitto: cautela e speranza dei vescovi dopo l'elezione del nuovo presidente

Ma i cristiani temono che i Fratelli Musulmani possano introdurre la legge coranica

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ROMA, giovedì, 28 giugno 2012 (ZENIT.org) - «Preghiamo il Signore affinché la aiuti a rendere l’Egitto un moderno stato civile democratico capace di rispettare i diritti e le libertà di tutti e garantire sicurezza, pace e giustizia sociale». Sono le parole scritte a Mohammed Morsi da monsignor Kyrillos William, amministratore della Chiesa copto-cattolica. A nome della sua comunità e del patriarca Antonios Naguib - recentemente colpito da un ictus - l’ex vescovo di Assiut si congratula con il neo eletto presidente per essersi «guadagnato la fiducia degli egiziani».

Nella lettera - inviata ad Aiuto alla Chiesa che Soffre dal patriarcato di Alessandria - monsignor William loda in particolar modo il primo discorso alla nazione, in cui l’esponente dei Fratelli Musulmani ha promesso che sarà «il presidente di tutti» ed ha espresso la volontà di promuovere gli interessi dell’intera società egiziana, collaborando con i leader di ogni gruppo. «I cittadini devono dimenticare le loro differenze – scrive il presule al nuovo Capo di Stato – Per rinascere l’Egitto ha bisogno delle idee, l’esperienza e la forza di tutti i suoi figli».

Più cauto l’ottimismo del vescovo di Luxor, monsignor Joannes Zakaria. «Speriamo che il presidente tenga fede alle promesse fatte durante il discorso inaugurale», ha dichiarato lunedì in un’intervista ad Aiuto alla Chiesa che Soffre. Domenica pomeriggio, davanti alle telecamere della tv di stato, Morsi si è impegnato a rafforzare l’unità nazionale e a garantire l’uguaglianza dei cittadini di ogni credo: «L’Egitto è di tutti – ha detto il primo presidente egiziano democraticamente eletto – e tutti abbiamo gli stessi diritti».

Sebbene la Chiesa non abbia dato alcuna indicazione sul candidato da scegliere al secondo turno delle presidenziali, la maggioranza dei cristiani ha preferito votare il generale Ahmed Shafiq, ex ministro dell’Aviazione civile di Mubarak e primo ministro nei giorni della rivolta. I fedeli temono che una volta al potere i Fratelli Musulmani possano introdurre la legge coranica come fonte di diritto.

Il nuovo Capo di Stato ha cercato di scacciare le paure, sostenendo che musulmani e cristiani sono entrambi i «fautori della civilizzazione e della costruzione dell’Egitto». Ma né queste affermazioni né la voce di un probabile vice presidente copto rassicurano pienamente i cristiani. «Già in passato la Fratellanza non ha saputo mantenere le proprie promesse – fa notare monsignor Zakaria – ma fino ad ora non erano mai stati al governo e potevano dire ciò che volevano. Ora è diverso».

Prima del ballottaggio, un'altra voce dell’episcopato ha espresso ad ACS i propri dubbi sull’attendibilità delle garanzie offerte dalla l’organizzazione fondata da al-Hasan al-Bannā: monsignor Antonios Aziz Mina, vescovo di Giza. «Un giorno affermano una cosa e il giorno seguente un’altra. È questo il problema dei Fratelli musulmani».