"Egli vi ha scelto per essere suoi amici"

Discorso del Papa alla comunità del Venerabile Collegio Inglese in Roma

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CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 4 dicembre 2012 (ZENIT.org).- Papa Benedetto XVI ha ricevuto ieri in udienza la comunità del Venerabile Collegio Inglese in Roma, in occasione del 650° anniversario di fondazione. Riprendiamo la traduzione italiana del discorso pronunciato dal Santo Padre.

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Eminenza,
Cari Fratelli Vescovi,
Monsignor Hudson,
Studenti e Personale del Venerabile Collegio Inglese,

È per me un grande piacere accogliervi oggi nel Palazzo Apostolico, nella Casa di Pietro. Saluto il mio venerabile Fratello, Cardinale Cormac Murphy-O’Connor, già Rettore del Collegio, e ringrazio l’Arcivescovo Vincent Nichols per le cordiali parole pronunciate a nome di tutti i presenti. Anch’io guardo con grande rendimento di grazie nel cuore alle giornate trascorse nel vostro Paese a settembre 2010. In effetti, mi ha fatto piacere incontrare alcuni di voi all’Oscott College in quell’occasione, e prego affinché il Signore continui a suscitare molte sante vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa nella vostra patria.

Per grazia di Dio, la comunità cattolica in Inghilterra e in Galles è stata benedetta con una lunga tradizione di zelo per la fede e di lealtà alla Sede Apostolica. Più o meno nello stesso tempo in cui i vostri antenati sassoni costruivano la Schola Saxonum, stabilendo una presenza a Roma vicino alla tomba di Pietro, san Bonifacio era impegnato a evangelizzare i popoli della Germania. Quindi, essendo stato sacerdote e Arcivescovo della Sede di München und Freising, che deve la propria fondazione a questo grande missionario inglese, sono consapevole che la mia ascendenza spirituale è collegata alla vostra. Ancor prima, naturalmente, il mio predecessore Papa Gregorio Magno era stato spinto a inviare Agostino di Canterbury sulle vostre coste, per piantare il seme della fede cristiana nel suolo anglosassone. I frutti di quell’impegno missionario sono molto evidenti nei seicentocinquant’anni di storia di fede e di martirio che caratterizza l’Ospizio degli Inglesi di San Tommaso Becket e del Venerabile Collegio Inglese, che ne è scaturito.

Potius hodie quam cras, come disse san Ralph Sherwin quando gli fu chiesto di emettere la promessa missionaria, «meglio oggi che domani». Queste parole trasmettono bene il suo ardente desiderio di mantenere viva la fiamma della fede in Inghilterra, a qualunque prezzo personale. Coloro che hanno davvero incontrato Cristo sono incapaci di tacere su di lui. Coma ha detto lo stesso san Pietro agli anziani e agli scribi di Gerusalemme, «noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4, 20). San Bonifacio, sant’Agostino di Canterbury, san Francesco Saverio, la cui memoria celebriamo oggi, e molti altri santi missionari, ci mostrano come l’amore profondo per il Signore suscita il desiderio intenso di far sì che altri lo conoscano. Anche voi, mentre seguite le orme dei martiri del Collegio, siete gli uomini che Dio ha scelto per diffondere oggi il messaggio del Vangelo, in Inghilterra e in Galles, in Canada, in Scandinavia. I vostri predecessori hanno affrontato la possibilità concreta del martirio, ed è bene e giusto che voi veneriate la gloriosa memoria di quei quarantaquattro ex allievi del Collegio che hanno versato il loro sangue per Cristo. Siete chiamati a imitare il loro amore per il Signore e il loro zelo di farlo conoscere, potius hodie quam cras. Le conseguenze, i frutti, li potete porre con fiducia nelle mani di Dio.

Il vostro primo compito, quindi, è di conoscere voi stessi Cristo, e il tempo che trascorrete in seminario vi offre un’opportunità privilegiata per farlo. Imparate a pregare ogni giorno, specialmente alla presenza del Santissimo Sacramento, ascoltando attentamente la parola di Dio e permettendo a cuore di parlare a cuore, come direbbe il beato John Henry Newman. Ricordate i due discepoli del primo capitolo del Vangelo di Giovanni, che seguivano Cristo e volevano sapere dove abitava, e, come loro, rispondete con ardore al suo invito: «Venite e vedrete» (1, 37-39). Permettete al fascino della sua persona di catturare la vostra fantasia e di riscaldare il vostro cuore. Egli vi ha scelto per essere suoi amici e non suoi servi, e v’invita a partecipare alla sua opera sacerdotale di realizzare la salvezza del mondo. Mettetevi totalmente a sua disposizione e permettetegli di formarvi per qualunque compito possa avere in mente per voi.

Avete sentito parlare molto della nuova evangelizzazione, la proclamazione di Cristo in quelle parti del mondo in cui il Vangelo è già stato predicato, ma dove, in maggiore o in minor misura, la brace della fede si è raffreddata e ora ha bisogno di essere nuovamente alimentata per diventare fiamma. Il motto del vostro Collegio parla del desiderio di Cristo di portare il fuoco sulla terra, e la vostra missione è quella di servire come suoi strumenti per ravvivare la fede nei vostri rispettivi Paesi. Nella Sacra Scrittura, il fuoco spesso serve a indicare la presenza divina, che si tratti del roveto ardente dal quale Dio ha rivelato il suo nome a Mosè, della colonna di fuoco che ha guidato il popolo d’Israele nel suo cammino dalla schiavitù alla libertà, o delle lingue di fuoco discese sugli Apostoli a Pentecoste, permettendo loro di andare, nella potenza dello Spirito, a proclamare il Vangelo fino ai confini della terra. Proprio come un piccolo fuoco può incendiare una grande foresta (cfr. Gc 3, 5), così la fedele testimonianza di pochi può rilasciare la potenza purificatrice e trasformatrice dell’amore di Dio, affinché si diffonda in un lampo in una comunità o in una nazione. Come i martiri dell’Inghilterra e del Galles, dunque, permettete ai vostri cuori di ardere d’amore per Cristo, per la Chiesa e per la Messa.

Durante la mia visita nel Regno Unito ho constatato direttamente che tra le persone c’è una grande fame spirituale. Portate loro il nutrimento autentico che viene dal conoscere, amare e servire Cristo. Dite loro la verità del Vangelo con amore. Offrite loro l’acqua viva della fede cristiana e indirizzatele verso il pane di vita, affinché la loro fame e la loro sete vengano placate. Soprattutto, però, permettete alla luce di Cristo di risplendere attraverso di voi, vivendo una vita di santità, seguendo le orme dei molti grandi santi dell’Inghilterra e del Galles, gli uomini e le donne santi che hanno dato testimonianza dell’amore di Dio anche a costo della propria vita. Il Collegio, del quale fate parte, l’ambiente in cui vivete e studiate, la tradizione di fede e la testimonianza cristiana che vi ha formati: tutte queste cose sono santificate dalla presenza di molti santi. La vostra aspirazione sia quella di essere annoverati tra loro!

Vi assicuro del mio affettuoso ricordo nelle preghiere per voi e per tutti gli ex studenti del Venerabile Collegio Inglese. Faccio mio il saluto tanto spesso sentito dalle labbra di un grande amico e vicino del Collegio, san Filippo Neri, Salvete, flores martyrum! Affidando voi, e tutti coloro ai quali il Signore vi manda, all’amorevole intercessione di Nostra Signora di Walsingham, imparto volentieri la mia Benedizione Apostolica, come pegno di pace e di gioia nel Signore Gesù Cristo. Grazie.

[© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana]