Emozione nel carcere minorile dove papa Francesco celebrerà il Giovedì Santo

Il cappellano di Casal del Marmo racconta la difficile opera di recupero di tanti ragazzi sbandati

Roma, (Zenit.org) H. Sergio Mora | 1285 hits

Il prossimo Giovedì Santo, papa Francesco celebrerà la Santa Messa in coena Domini nel carcere minorile di Casal del Marmo, alla periferia di Roma. Benedetto XVI aveva visitato la casa circondariale all’inizio del suo pontificato. Ora è la volta di papa Francesco. Tutti i detenuti hanno manifestato sorpresa, sebbene molti di loro siano di altre religioni.

Per l’occasione ZENIT ha intervistato nel centro di recupero Borgo Amigò, padre Gaetano Geco, che ha illustrato particolari interessanti del suo lavoro con i minori.

Padre Gaetano, cappellano del carcere minorile di Casal del Marmo, della famiglia francescana dei terziari cappuccini della Vergine Addolorata, o padri “amigoniani”, poiché il suo fondatore è stato monsignor Luis Amigò, di Valencia, Spagna.

Sebbene sia di San Giovanni Rotondo, la terra di Padre Pio, l’attuale cappellano ha scelto un altro ordine: gli amigoniani. Si è infatti innamorato di questa vocazione: la rieducazione dei giovani. Ha studiato in seminario, iniziando il noviziato in Spagna, ad Albacete, ed è stato ordinato sacerdote a Roma. Ha lavorato a Cerdeña per vari anni, in una casa di riabilitazione. Dal 1981 è cappellano del carcere minorile di Casal del Marmo alla periferia di Roma. Un carcere nel vero senso della parola.

Ci racconta della visita di Benedetto XVI?

Padre Gaetano: Benedetto XVI ha celebrato qui nel 2007 ed è stata un’esperienza straordinaria. I giovani lo hanno visto da vicino. Il Papa si è commosso quando li ha incontrati, li ha presi per mano, li ha guardati negli occhi. È stato un giorno di primavera e di luce e per il funzionamento del centro, abbiamo preparato quella visita nell’arco di un mese.

Ora è la volta di Francesco…

Padre Gaetano: Ora papa Francesco ci incontrerà e questo sta mettendo in effervescenza il nostro centro. I giovani aspettano il Papa che celebrerà, come era sua consuetudine a Buenos Aires, in un luogo di sofferenza e povertà. Se avremo successo con minori formalità, andare all’essenza del Vangelo sarà meraviglioso. In carcere ho passato molto tempi con i giovani leggendo solamente il Vangelo e da lì si apre un mondo intero.

I giovani detenuti stanno progettando qualcosa per accogliere il Papa?

Padre Gaetano: Con Papa Francesco non c’è necessità di preparare nulla perché è una persona autentica che vorrà inginocchiarsi sul pavimento. Ciò che rimane nell’immaginario del popolo sono le cose semplici. È possibile fare un discorso meraviglioso ma la gente vuole vedere e ricordare i gesti. Come quando è andato a pagare l’albergo, o quando sale sulla Jeep scoperta per salutare le persone, senza paura che qualcuno possa fargli del male.


Qual è l’impatto che ha avuto sui giovani?

Padre Gaetano: Quando i ragazzi arrivano in carcere, e sanno che noi religiosi viviamo a Borgo Amigó e disponiamo di un bellissimo appartamento, sono stupiti perché invece scegliamo di vivere come loro. E quello che facciamo, lo facciamo insieme a loro. Uno degli errori da evitare è quello di pensare ai ragazzi detenuti come dei malati. È vero che soffrono di una mancanza di attenzione, che hanno un senso di vuoto interiore e che quelle poche persone con cui hanno avuto una relazione, li hanno abbandonati o traditi. Si tratta di ragazzi che hanno sofferto di una mancanza affettiva. Per questo motivo trovare qualcuno che metta a disposizione gratuitamente la propria vita e tutto quello che ha per loro, è la cosa più bella che sia mai loro successo.

Come si fa a decidere sul carcere o su misure alternative, per persone così giovani?

Padre Gaetano: In base alla normativa italiana vigente, il magistrato entro 72 ore, aiutato da un team composto da un assistente sociale, un educatore e un psicologo, deve stabilire se mandare i ragazzi in prigione o se proporre misure alternative. I colpevoli di casi gravi e coloro che non rispettano le misure alternative, finiscono in carcere.


Fino a che età sono destinati al carcere minorile?

Padre Gaetano: In esecuzione della pena, l’età massima può essere fino a 21 anni. Per coloro che hanno commesso un reato all’età di 18 anni, il carcere per gli adulti.


Qual è la situazione di questi giovani?

Padre Gaetano: La maggior parte di loro ha commesso reati comuni, furti e uso di sostanze tossiche. In generale soprattutto per i giovani colpevoli di un reato grave, c’è un forte senso di ribellione e di violenza, con una altrettanto forte voglia di riscatto.


Chi è caduto nella droga, riesce a trovare una via d’uscita?

Padre Gaetano: In carcere c’è il centro medico che si attiva per il recupero psico-fisico dei giovani che arrivano spesso in cattive condizioni igienico-sanitarie. E questo è un grande servizio, con effetti positivi. C’è bisogno  di trovare anche un team di educatori, di assistenti che possono ascoltare e cercare di capire i loro problemi, così da indirizzarli verso un recupero personale e sociale.


Per il recupero, c’è differenza tra giovani e adulti?

Padre Gaetano: Certo che sì. Per due ragioni: i più giovani hanno un grande desiderio di tornare ad essere liberi; inoltre, per i giovani c’è il grande vantaggio di non essere coinvolti e condizionati dalla grande massa dei detenuti.


Quanti sono a Casal del Marmo? E cosa hanno detto quando hanno saputo che il Papa li andrà a trovare?

Padre Gaetano: I detenuti sono 48, suddivisi in un gruppo di nove donne e due gruppi di uomini. La maggior parte dei giovani detenuti sono musulmani. L’altro gruppo è composto da italiani e ortodossi. All’annuncio della visita, tutti hanno capito che si trattava di una cosa molto importante. Un giovane napoletano ha detto: “finalmente posso stringere la mano a qualcuno di importante”.


E quelli che si trovano a Borgo Amigó, possono partecipare?

Padre Gaetano: Purtroppo no. E questo ha generato un po’ di gelosia. Non potranno andare a Casal di Marmo, e sperano che un giorno Papa Francesco verrà a visitarli. Il nostro è un secondo livello di comunità educativa: una situazione di contenimento in attesa di giudizio.

 
Che cosa li aiuta a cambiare vita?

Padre Gaetano: Molti detenuti provengono dal carcere, abbiamo lavorato con loro e fatto qualche viaggio. Gli viene data una possibilità. L’idea è renderli coscienti che la loro vita può cambiare. Devono capire la necessità e lavorare per un tale cambiamento.

Quali sono i passi che voi consigliate di fare?

Padre Gaetano: Il primo è migliorare se stessi. Un lavoro forte sul senso di responsabilità, perché non ci sono recinzioni. In questa prima fase restano all'interno della comunità, dove non ci sono vacanze, ma tutte le relazioni non sono restrittive. Si vive in un una buon clima, dove si può aprire il frigorifero, parlare con l'insegnante, in qualsiasi momento della giornata. Il giovane deve partecipare attivamente e aiutare nella vita ordinaria della casa. C’è un cuoco e un'altra signora che si prende cura della biancheria, il resto devono farlo i giovani. Come in una famiglia.


In che modo si svolge la vita quotidiana?

Padre Gaetano: Si tratta di una comunità religiosa aperta con 5 ragazzi e 11 religiose. La vita è condivisa. È necessario creare opportunità di lavoro per i giovani, accompagnati dagli educatori.


Ci sono state vocazioni?

Padre Gaetano: Vocazioni, no, a volte nasce e si alimenta un po’ di speranza. Ma tra loro le relazioni sono abbastanza complicate perché si ha un grande desiderio che è quello di avere tanti soldi e i monaci non hanno soldi. Per i giovani che sono affidati dai servizi sociali, viene fornita, attraverso il Centro di Giustizia Minorile, un’indennità giornaliera per coprire le spese minime. E poi c’è l’aiuto della Chiesa, che è parte dei contributi che gli italiani destinano con l’8 per mille per le  opere di beneficenza.

Si riesce a recuperare le persone che arrivano al carcere minorile

Padre Gaetano: Sì, è possibile. Anche se una cosa è dire e un’altra cosa è fare. Molti di questi ragazzi disponevano di soldi facili, è difficile per loro capire come vivere e lavorare con stipendi bassi.

Quale sono i principi spirituali a cui li indirizzate?

Padre Gaetano: L’esempio è quello di San Francesco e del Buon Pastore. Dal punto di vista religioso, bisogna instillare e rafforzare in loro virtù e principi. Bisogna farlo rispettando la loro libertà. Per esempio, quando si celebra la Messa, deve partire da loro il desiderio di partecipare. È una libera scelta. C’è anche la vicina parrocchia dove possono andare a pregare, frequentando e alimentando l’amicizia con i sacerdoti.


Come procede con l’integrazione dei ragazzi non italiani?

Padre Gaetano: Uno dei problemi più gravi del carcere e delle istituzioni carcerarie in generale, è quello di trattare i detenuti come degli alloggiati. È evidente che si indebolisce la volontà di redimersi, anzi spostano tutto sul piano dei diritti, senza tener conto dei doveri.

 
Dove si trovano i Padri Amigoniani ?

Padre Gaetano: In molti paesi, soprattutto in America Latina. Con una forte attenzione a realtà educative per ragazzi detenuti, anche con alcune esperienze in scuole private. Disponiamo anche di una università in Colombia, dove le religiose vengono formate agli studi in pedagogia e psicologia.

Come fare in modo che i giovani non cadano nella trappola della droga?

Padre Gaetano: Non si tratta solo di capricci. Ci sono elementi distruttivi che fanno parte della cultura dominante. Per una certa cultura l’uso di sostanze tossiche è ancora attrattivo. Pur di trasgredire si può diventare pazzi. Non è difficile scoprire in ogni festa tra adolescenti una gran voglia di trasgredire. Si parla dei gravi problemi che la droga provoca alla salute ed alla mente, ma non si riesce a frenare la voglia di trasgressione. Per questo tipo di cultura la trasgressione è strettamente connessa alla festa. E questo è il problema.