Erdö: "Al Sinodo c'è convergenza sul ruolo dei movimenti"

Il porporato ungherese è stato eletto tra i membri europei del Consiglio Permanente Sinodale

| 1378 hits

di Luca Marcolivio

CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 23 ottobre 2012 (ZENIT.org) – Il briefing odierno sul Sinodo dei Vescovi, tenutosi presso la Sala Stampa Vaticana, ha visto la presenza del cardinale Peter Erdö, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee.

Il cardinale Erdö è uno dei tre europei (assieme a mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto e al cardinale Cristoph Schönborn, arcivescovo di Vienna) eletti stamattina come membri del Consiglio Permanente Sinodale.

Al Consiglio sono stati inoltre eletti: per l’Africa, i cardinali Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban, Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa, Peter Turkson, presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace; per le Americhe: i cardinali Timothy Dolan, arcivescovo di New York, e Odilo Pedro Scherer, arcivescovo di San Paolo del Brasile, monsignor Santiago Silva Retamales, vescovo ausiliare di Valparaiso; per l’Asia e l’Oceania: i cardinali Oswal Gracias, arcivescovo di Bombay, e George Pell, arcivescovo di Sydney, monsignor Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila.

Conversando con i giornalisti, il cardinale Erdö ha toccato svariate tematiche legate alla Nuova Evangelizzazione, in special modo nel Vecchio Continente. L’Europa, notoriamente il più secolarizzato dei continenti, ha osservato il porporato ungherese, possiede però ancora una “bellezza specifica” genuinamente cristiana, che è il retaggio della cultura, dell’arte e dell’architettura.

Un nodo centrale è il rapporto tra fede cristiana e cultura, tuttavia gli spunti di riflessione sono molteplici.

Nonostante tutto, la fede in Europa “non è messa così male”, ha osservato Erdö. A dispetto del secolarismo, infatti, “il bisogno di credere è molto forte” ed emerge soprattutto nei contesti di “disperazione”. Persino nella superstizione, ha commentato il cardinale, si può individuare un esigenza di spiritualità, sia pure male indirizzata.

A livello istituzionale, il capo dei vescovi europei ha poi ricordato che il Trattato di Lisbona riconosce il ruolo delle religioni nella vita civile e comunitaria.

Un altro aspetto critico che indirettamente riconduce alla riscoperta della spiritualità è la crisi di moralità che investe la civiltà occidentale, per la quale l’etica laica trova difficoltà a dare risposte convincenti. “In molti paesi dalla tradizione cristiana si riscontra un enorme vuoto e il potere ha seria difficoltà quando deve definire la moralità”, ha sottolineato l’arcivescovo di Budapest.

Il porporato ha poi riflettuto sul tema degli aspetti ecumenici dell’evangelizzazione, più volte oggetto di discussione durante il Sinodo. Che le chiese cristiane di tutta Europa – cattolica, ortodosse, riformate – si impegnino per rievangelizzare insieme il continente non è una “possibilità teoretica” quanto una “esperienza pratica” già sperimentata, come dimostra il discreto successo del Forum Cattolico-Ortodosso.

Il cardinale ha tuttavia precisato: “Una visione completamente comune dell’evangelizzazione non è possibile finché manca la piena comunione”. In tal caso sussistono serie differenze teologiche che rendono impossibile un comune ed organico cammino, fermo restando che è praticabile un “sostegno reciproco” e una “collaborazione su vari aspetti” relativi all’evangelizzazione.

La convergenza tra le chiese va cercata, dunque, a partire dalla “realtà sociologica”, tanto è vero che è assai facile incontrarsi su temi come “la famiglia, i rapporti stato-chiesa o la crisi economica”, ha osservato Erdö.

ZENIT ha poi domandato al porporato ungherese quale linea stia prevalendo al Sinodo sul ruolo dei laici e dei movimenti carismatici nella Nuova Evangelizzazione. “Su questo tema tra i padri sinodali prevale la convergenza”, ha risposto il cardinale.

L’obiettivo virtuoso, ha spiegato Erdö, è che i movimenti cattolici “si inseriscano a pieno titolo nella vita delle diocesi e delle parrocchie”.

Si tratta, però, di una realtà particolarmente ricca di sfaccettature, che va declinata in modo diverso a seconda della cultura evangelizzatrice di ogni popolo. “Nelle aree di lingua tedesca ad esempio – ha osservato il cardinale – i movimenti sono presenti ma non hanno un ruolo preminente come in altri paesi, essendo ancora molto forti le associazioni”.

Secondo Erdö, un altro aspetto oggettivamente rilevante è il “radicamento dei movimenti cattolici nell’antropologia post-moderna”. Molto forte è, ad esempio, “l’elemento emozionale” che talora prevale su altri elementi più tradizionali della cristianità. Ciò che davvero conta è, tuttavia, che i movimenti conseguano “risultati di comunione” con la Chiesa universale.

Il ruolo dei laici è indiscutibilmente sempre più importante, ha aggiunto il porporato, in quanto, in misura maggiore rispetto al clero, essi possono evangelizzare partendo dall’esempio pratico di vita, prima ancora che dalla predicazione.