Essere fratelli va molto oltre l'essere "più buoni"

Il cardinale Turkson e altri dirigenti del Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace commentano il Messaggio di papa Francesco per la 47° Giornata Mondiale per la Pace

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 380 hits

L’ideale riconciliazione tra Caino e Abele è la chiave per comprendere il senso del Messaggio di papa Francesco per la 47° Giornata Mondiale per la Pace (1 gennaio 2014), sul tema Fraternità, fondamento e via per la pace.

Assente alla conferenza stampa di presentazione del Messaggio, in quanto ancora impegnato in Sud Africa, dove martedì ha partecipato alla cerimonia di suffragio in memoria di Nelson Mandela, il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson ha inviato una dichiarazione scritta, in cui ha ricordato che la fraternità originaria – come illustra il racconto biblico – si spezza allorché “Caino si rese conto che Dio aveva mostrato favore ad Abele, la sua delusione si concentrò sul fratello più giovane, che egli immaginò essere il suo antagonista”.

Il cardinale Turkson mette poi in luce le citazioni dei propri predecessori, da parte di papa Francesco, in particolare Paolo VI, che nella Populorum progressio approfondì il concetto di “sviluppo integrale”, di Giovanni Paolo II, che nella Familiaris consortio sottolineò quanto la pace sia determinabile soltanto da un convinto impegno di tutti per il bene comune, e di Benedetto XVI che nella Cartiats in veritate individua la fraternità come un “prerequisito per contrastare la povertà”.

La fraternità, spiega ancora Turkson, soffermandosi sulle sezioni 5-6 del Messaggio, corre anche in soccorso dei rapporti economici e delle politiche sociali, suggerendo, a livello privato, uno “stile di vita più sobrio” e, a livello pubblico e ‘macro’, un “ripensamento tempestivo” dei modelli di sviluppo economico”.

La fraternità (cfr. sezioni 7-8 del Messaggio) è anche un antidoto alla “guerra”, alla “corruzione”, al “crimine organizzato”, alla “droga”, alla “prostituzione”, alla “schiavitù”, al “traffico di esseri umani”: essa è uno strumento virtuoso per “la tendenza a disumanizzare e demonizzare il nemico”.

L’ultimo punto affrontato dal Messaggio, ha sottolineato il cardinale Turkson, è “l'urgente necessità di preservare e coltivare la natura come la nostra casa terrena e la fonte di tutti i beni materiali, ora e per le future generazioni”.

Nel suo primo Messaggio per Giornata della Pace, dunque, papa Francesco non fa altro che riattualizzare la sempre viva dinamica della fraternità spezzata di Caino e Abele.

Se il “cuore egoista e colpevole” risponde a Dio: “Sono forse il custode di mio fratello?”, il “cuore fraterno” risponde con gratitudine: “Grazie, Padre, per rendermi il custode dei miei fratelli e sorelle! E grazie anche per rendere loro i miei custodi!".

In Sala Stampa Vaticana è intervenuto il segretario del Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace, monsignor Mario Toso, che ha messo in luce in particolare la natura della fraternità, non solo come “criterio ermeneutico dell’esistenza umana” ma anche come “criterio progettuale e prassico per la costruzione di una società più giusta, più inclusiva, più pacifica”.

La fraternità, secondo il pensiero di papa Francesco, “connota e struttura la relazionalità delle persone, nonché la loro tensione morale al compimento umano”.

Lungi dall’essere soltanto un “dato di fatto” dell’esistenza umana, la fraternità si pone come una vera e propria “forza immaginatrice e creatrice per innovare le istituzioni, per le stesse legislazioni e per le politiche nazionali ed internazionali”.

Tuttavia, la fraternità non è raggiungibile con le sole forze umane: quando essa è chiusa alla trascendenza - come avviene, ad esempio, nel pensiero illuminista – essa “non riesce a sussistere”.

In un quadro globale segnato da una ricchezza in aumento in termini assoluti ma, al tempo stesso, dall’aumento delle disparità, sui riscontra una povertà materiale che è frutto di una “profonda carenza di fraternità” e di una “profonda povertà relazionale”.

Il bene della fraternità, secondo papa Francesco, è fondamentale per la “pace sociale” e per la “democrazia”, in quanto “Consente di superare il «divorzio» che spesso si verifica tra classi dirigenti e cittadini rappresentati, a causa delle coltivazione da parte delle prime di interessi sezionali o privati”, ha quindi concluso monsignor Toso.

È infine intervenuto Vittorio Alberti, officiale del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, sottolineando quanto anche questo nuovo documento di papa Francesco sia animato dallo spirito delle “periferie”, muovendo dalle quali, il Santo Padre ha, in un certo senso “messo il coltello nella piaga” delle coscienze.

Il “dolore della periferia” chiama in causa l’intera società: fratellanza, ha osservato Alberti, non significa semplicemente essere “più buoni” ma mettere in moto una “azione empatica” che supera le “precomprensioni ideologiche” di ogni genere.

Denunciando lo “scandalo” della fame, della “corruzione”, del “crimine”, il Santo Padre lo fa guardando “in faccia la singola persona, non la massa”.

La Chiesa di Francesco non è “giudicante arcigna, chiusa, quasi fosse una tetra spelonca, come talvolta è stata ed è, ma muove dall’empatia verso i limiti di ciascuno (anche i suoi stessi limiti di uomo al servizio di un ministero) nel senso che tutti siamo insufficienti, tutti siamo peccatori, ed esalta dunque il diritto dell’uomo e la necessità del senso di comunità contro l’indifferenza”.