Eucaristia e martirio: la storia dei cristiani che si sacrificano per amore

| 1731 hits

BARI, giovedì, 26 maggio 2005 (ZENIT.org).-


E’ il sacramento dell’Eucaristia che aiuta i cristiani a sopportare le sofferenze e il martirio per la fede, ed è la stessa Eucaristia che spinge ogni cristiano ad essere pane spezzato per la vita del mondo.

E’ questa la conclusione alla quale sono giunti i quattro testimoni dell’Eucaristia, provenienti da San Salvador, Gibuti, Romania e Iraq, riuniti a Bari questo mercoledì in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale.

Nell’introdurre il dibattito sul tema “Testimonianze sull’Eucaristia domenicale”, il Vescovo di Terni-Narni-Amelia, monsignor Vincenzo Paglia, ha parlato di “Eucaristia che salverà il mondo”, sottolineando che “dare la vita per gli altri è segno di martirio e di amore cristiano”.

Secondo monsignor Paglia, “vale la pena di spendere la vita per il Signore e per gli altri”, e ciò costituisce “la più autentica espressione dell’Eucarestia”.

Nel primo intervento monsignor Jesús Delgado, Vicario generale dell’Arcidiocesi di San Salvador e già segretario di Monsignor Oscar Romero, ucciso il 24 marzo 1980 proprio mentre stava celebrando l’Eucaristia, ha spiegato che “vivere l’Eucaristia a San Salvador vuol dire mettere a rischio anche la vita”.

“Seguire Cristo vuol dire denunciare e combattere il peccato e l’ingiustizia sociale”, ha spiegato Delgado.

Padre Ioan Bota, sacerdote greco-cattolico rumeno, ha raccontato dal canto suo gli anni trascorsi in carcere durante il regime di Ceaucescu, quando con pezzetti di pane e qualche goccia di vino celebrava l’Eucaristia per lui e per i compagni di prigionia.

Arrestato nella settimana di Pasqua nel 1948 perché aveva predicato ai fedeli di non credere alla propaganda comunista, padre Bota fu bastonato e costretto a nutrirsi esclusivamente di pane ed acqua. “Sono Dio e l’Eucaristia che mi hanno dato la forza di sopravvivere e di resistere alle persecuzioni”, ha affermato il sacerdote, che ha rischiato due volte di morire.

Nel 1948 la Chiesa cattolica rumena contava su circa tre milioni di fedeli, ma i comunisti uccisero i sette Vescovi e distrussero duemila chiese, di modo che i fedeli si ridussero ad appena 300.000.

Ricordando quei Vescovi, padre Bota ha detto che “sarebbero stati liberati se avessero rinunciato alla loro fede. Loro hanno però detto che senza fede non potevano vivere”.

La terza testimonianza è stata quella di monsignor Giorgio Bertin, Vescovo di Gibuti e Amministratore Apostolico di Mogadiscio, che ha raccontato la storia di Annalena Tonelli, medico e missionaria laica che ha sperimentato un nuovo metodo per la cura della tubercolosi, adottato come progetto pilota in Africa, uccisa da sconosciuti con un colpo di pistola nell’ottobre del 2003.

“È stata uccisa nell’ospedale da lei fondato vicino Mogadiscio. Aveva avviato orfanotrofi, ospedali per la cura della tubercolosi, scuole”, ha ricordato Bertin.

“Non serve costruire cattedrali – scriveva la Tonelli –. La fede ha un solo comandamento: l’amore. Dobbiamo farci pane sulla mensa dei poveri perchè senza il Sacramento della Misericordia non c’è redenzione”.

“L' Eucarestia ci dice che la nostra religione è inutile senza il sacramento della misericordia, che è nella misericordia che il cielo incontra la terra”, proseguiva.

“L'Eucarestia, facendo comprendere pienamente il senso della missione, spinge ogni credente, e specialmente i missionari, ad essere pane spezzato per la vita del mondo; l'umanità ha bisogno di Cristo pane spezzato… i missionari si recano nelle diverse parti del mondo per annunciare e testimoniare il Vangelo… essi stessi si fanno pane spezzato per i fratelli, pronti anche al sacrificio della loro vita”, aggiungeva la Tonelli parlando della missione.

L’incontro si è concluso con la testimonianza di Monsignor Shlemon Warduni, Vescovo ausiliare di Baghdad, il quale ha affermato che “l’Eucaristia è la nostra salvezza” e ha raccontato che anche quando cadevano i missili in Iraq i cristiani non smettevano di andare in chiesa a celebrare l’Eucaristia, un atto che colpiva particolarmente i musulmani.