Eugenia Roccella e la necessità di una legge sul fine vita

“Una legge che non riconosca la legittimità né ad uccidere né a suicidarsi”

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di Antonio Gaspari

ROMA, giovedì, 25 settembre 2008 (ZENIT.org).- Ha suscitato scalpore la proposta del Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, di formulare una legge sul “fine vita” che impedisca a singoli giudici di decidere per forme camuffate di eutanasia e testamento biologico.

Il tema era già stato oggetto di una approfondita analisi da parte del Sottosegretario al welfare Eugenia Roccella, nel corso di una conferenza stampa svoltasi al Meeting di Rimini il 30 agosto scorso.

In quell’occasione la Roccella aveva spiegato che “la sentenza sul caso Englaro mette in pericolo la libertà delle persone”; che “lo stato vegetativo non è equiparabile alla morte cerebrale”; e che per questo è “necessario che la politica intervenga per garantire la libertà e la vita”.

Sul caso di Eluana Englaro, il Sottosegretario al Welfare aveva sostenuto che il ricorso della Procura era avvenuto “sulla base di qualcosa che il nostro Ministero della Sanità aveva sottolineato e cioè il fatto che gli stati vegetativi non si possono definire scientificamente permanenti”.

“Ormai – aveva spiegato la Roccella – non è più accettato dalla comunità scientifica  la definizione di ‘permanente’ perché non si sa in realtà quando e come lo stato vegetativo possa permanere. Non si sa se c’è la possibilità di ripresa o non c’è. Non si sa neanche a distanza di tantissimi anni”.

Per questo motivo, la Roccella aveva criticato la sentenza della Cassazione che si basava “sull’impossibilità di tornare indietro dallo stato vegetativo”.

Il Sottosegretario al Welfare aveva anche respinto l’argomentazione secondo cui lo “stato vegetativo permanente” è paragonabile alla “morte cerebrale”, precisando che “la morte cerebrale è assicurata da una serie di criteri scientifici riconosciuti a livello internazionale da circa 40 anni”.

Per la Roccella lo stato vegetativo di Eluana è totalmente differente dalla morte cerebrale, tanto è che nessuno potrebbe autorizzarne l’espianto degli organi.

Parlando a Rimini, il Sottosegretario al Welfare aveva poi ricordato che Eluana “non è attaccata a nessuna macchina, respira per conto suo, ha normali ritmi di sonno e veglia, ed è semplicemente alimentata e idratata”.

Rispondendo a una domanda circa l’eventualità di una legge che regoli la morte, la Roccella aveva sottolineato: “Pensavo che l’articolo della Costituzione sulla libertà di cura garantisse sufficientemente la libertà personale e che non ci fosse bisogno di una legge. Perché ogni morte è unica, è una situazione irriducibile ad  una norma che ha bisogno di uno standard.  Quindi è difficile far rientrare un avvenimento così singolare dentro una normativa”.

“Ero e sono ancora reticente nei confronti delle norme che regolano la vita e la morte” aveva sottolineato la Roccella, aggiugendo però che “questo non vuol dire che non si possa fare una buona legge. Una legge garantista che metta paletti e che assicuri sia la libertà del paziente che la professionalità del medico”.

Una legge, aveva puntualizzato, “che garantisca e salvaguardi la relazione medico-paziente e la difesa della vita. Ovviamente una legge che non riconosca la legittimità né ad uccidere né a suicidarsi”.

Il Sottosegretario al Welfare aveva confessato di  essere giunta a questa conclusione, perché, “magari non tutti se ne sono accorti”, ma la sentenza della Cassazione sul caso Englaro “indica alcuni criteri estremamente rischiosi per la libertà degli individui”.

A questo proposito, aveva severamente criticato la sentenza della Cassazione quando “sostiene che per interrompere l’alimentazione e l’idratazione si possa far riferimento ad una supposta volontà del paziente, a dichiarazioni precedentemente espresse e addirittura agli stili di vita”.

“Qual è lo stile di vita che può consentire il distacco di idratazione e alimentazione, e quale non lo è? Chi di noi non ha mai pronunciato frasi del tipo, ‘se vado in coma fatemi morire’, e quanti di noi accetterebbero la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione in base a frasi dette in qualche momento della propria vita?”, aveva chiesto ai presenti la Roccella.   

“Questa sentenza della Cassazione stabilisce un precedente molto pericoloso per la libertà individuale – aveva poi concluso – e a questo punto per mettere alcuni paletti e assicurare alcune garanzie credo che sia necessaria una legge”.