Eutanasia: le riserve dei medici francesi

Secondo un sondaggio dell'Ordine nazionale transalpino, "il 94% vorrebbe poter invocare la clausola di coscienza nel caso in cui fosse coinvolto in un suicidio assistito"

Roma, (Zenit.org) Anne Kurian | 876 hits

Dopo aver reso pubblico un parere favorevole alla «sedazione terminale», l'Ordine dei medici francese pubblica ora un'indagine, realizzata presso 650 medici rappresentanti dell'intera professione. Per quanto riguarda la legge Leonetti, il sondaggio mostra che il «43% stimano la norma sufficiente», mentre “il 53% la conoscono molto male o abbastanza male”. 

In generale, il tema dell'eutanasia “pone un caso di coscienza ai medici”. Innanzitutto, il sondaggio rivela che “il 94% vorrebbe poter invocare la clausola di coscienza nel caso in cui fosse coinvolto in un suicidio assistito”. Inoltre, interrogati sul “passaggio all'atto per un'eutanasia”, emerge dall'indagine mostra che “nel caso in cui il paziente fosse cosciente, il 42% [dei medici] preferirebbe essere consultati e non partecipare alla decizione. Per il 35%, invece, non ci sarebbe nessun problema”.

L'articolo continua affermando che “se il paziente non fosse cosciente e nel caso dell'assenza di direttive anticipate, il rapporto viene invertito". Il 51% "accetta di esser coinvolto nella decisione", il 21% "vorrebbe soltanto essere consultato” e “uno su cinque rivendica la possibilità di fermare la decisione”. Infine, per quanto riguarda l'amministrazione di prodotti: “un medico su tre (37%) potrebbe partecipare a questa fase". Allo stesso tempo, un eguale numero (37%) vorrebbe "limitarsi ad un ruolo di controllo medico della procedura”, mentre “il restante 26% dei medici chiederebbe di essere escluso dalla procedura di amministrazione di prodotti".

In reazione al parere dell'Ordine dei medici francese, monsignor Pierre d'Ornellas, arcivescovo di Rennes, responsabile per le questioni di bioetica nella Conferenza Episcopale francese, ha dichiarato in un'intervista di “temere una deriva di eutanasia”.

In particolare, il presule ha sottolineato che “la dignità della persona umana si manifesta in parte nella sua capacità di discernimento e dunque di intenzione. L'intenzione di fare venire la morte è sempre colpevole. Nel fondo della coscienza umana – questo è la dignità –, c'è sempre una parola fondatrice di libertà e di solidarietà: Non ucciderai”.

Ha poi aggiunto: “Se la sofferenza fosse incontrollabile, per usare il termine utilizzato [dall'Ordine dei medici], la scienza deve continuare le sue ricerche per trovare l'analgesico e il modo di amministrarlo per alleviare le sofferenze. Certo, questo può provocare l'arrivo veloce della morte, almeno però la sua causa non sarà l'atto medico, ma la malattia".