Evangelizzazione in Asia: la responsabilità dei laici e la curiosità per "l'effetto Francesco"

Speranze e prospettive del cardinale Fernando Filoni, prefetto di Propaganda Fide, per il dialogo tra Occidente, Asia e Santa Sede

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 563 hits

Da Giovanni Paolo II, a Benedetto XVI, a Francesco, tra le priorità del Pontificato degli ultimi tre Papi c’è sempre stata la realizzazione di una nuova e vera evangelizzazione in Asia. Il varco nel grande continente è già stato aperto, più di 400 anni fa, dall’opera del gesuita missionario italiano, padre Matteo Ricci. Con lui “l’amico” Xu Guangqi, laico cinese convertito al cristianesimo, uomo di fede, politica e cultura, che visse da onesto e morì da povero. La figura semisconosciuta del “doctor Paulus” – come veniva chiamato dai gesuiti suoi contemporanei – rivive adesso in Un cristiano alla corte dei Ming, volume a cura di Elisa Giunpiero, presentato ieri presso la Radio Vaticana, dal card. Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli; padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa Vaticana; Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, e il prof. Ren Yanli, membro dell'Accademia cinese delle Scienze sociali. Grazie all’amicizia tra il missionario italiano e il laico cinese - hanno concordato tutti i relatori - i confini tra Oriente e Occidente si sono spalancati, dando il via ad uno scambio cruciale di fede, scienze, culture, comunicazione del Vangelo e  sapienza linguistica, in quella dimensione della “cultura dell’incontro” auspicata da Papa Francesco. Nell’attesa della beatificazione, magari comune, di padre Ricci e Xu Guangqi, il loro esempio diventa modello per le relazioni “triangolari” tra Oriente, Occidente e Chiesa cattolica. Relazioni che, nell’ultimo tempo, hanno trovato nuova linfa vitale. Lo ha dichiarato il cardinale Filoni, che, a margine dell’incontro, ha rilasciato a ZENIT e ad altri colleghi della stampa alcune dichiarazioni.

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Eminenza, a che punto è oggi il dialogo tra la Chiesa e l’Asia?

Card. Filoni: Il beato Giovanni Paolo II, quando indisse il Sinodo, aveva già intravisto che l’Asia sarebbe diventata - non solo per una questione industriale, commerciale - il luogo dove la Chiesa doveva puntare i suoi fari. Naturalmente, è bene che recuperiamo le grandi radici dell’enorme presenza cristiana nel continente, perché la storia delle missioni è ricchissima in Asia. Partendo da queste radici, si prospetta la domanda: “Che cosa la Chiesa oggi può fare?”. Intanto, non è soltanto l’Occidente che va verso l’Asia, ma è l’Asia stessa che prende coscienza di questa sua ricchezza. Sono stato recentemente in Corea e ho apprezzato il fatto che i laici affermino che la presenza del Vangelo non sia venuta perché l’hanno portata i missionari, ma perché loro stessi, studiando e vedendo, hanno chiesto che il Vangelo arrivasse fin lì. Solo dopo 58 anni si sono resi conto che dovevano avere anche l’aiuto di Propaganda Fide e hanno scritto per avere qualche missionario. Questa coscienza di essere protagonisti dell’evangelizzazione in Asia non la troviamo solo in Corea. Anche le Filippine, ad esempio, dicono: “Noi come paese cristiano abbiamo un ruolo da compiere in Asia”. Quindi non siamo soltanto noi che ci svegliamo verso il grande continente, ma è prima di tutto l’Asia che prende coscienza di sé. E noi siamo accanto a loro per camminare insieme.

La situazione dei fedeli in Cina è tutt’altro che facile: sospesi ancora tra la chiesa patriottica e quella sotterranea...

Card. Filoni: La cosa molto interessante è che da un anno a questa parte non c'è stato un vero e proprio dialogo ma uno studio. Il mio intervento del 25 ottobre 2012, a cinque anni dalla lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi, ha posto anche la nuova leadership di fronte al modo in cui può eventualmente relazionarsi con la Santa Sede. Noi abbiamo chiarito il nostro punto di vista, loro hanno studiato, stanno studiando. Speriamo che arrivi adesso il momento in cui il dialogo possa riprendere.

La Cina era una priorità del pontificato di Benedetto XVI. Può esserlo anche per la Chiesa di Francesco?

Card. Filoni: Non può esserlo, lo è già.

Lei accennava anche al ruolo dei laici nella missione in Cina. Sono tanti i movimenti che stanno operando per favorire l’evangelizzazione nel grande continente. Cosa si prospetta da questo punto di vista?

Card. Filoni: Indubbiamente, dal Concilio Vaticano II, il laicato ha assunto un ruolo straordinario nell’evangelizzazione. Non a caso, nell’Angelus di domenica scorsa, il Santo Padre, nel parlare della Giornata Missionaria mondiale, ha voluto citare una donna esemplare che non era una religiosa o una suora, ma una laica [Afra Martinelli, missionaria da anni in Africa, uccisa la settimana scorsa in Nigeria per rapina n.d.r.]. Allora, tutti i movimenti – soprattutto quelli nati dal Concilio in poi – hanno e devono avere una prospettiva missionaria. Noi crediamo che questo sia un aspetto nuovo che può portare un maggiore contributo anche in una realtà di valutazione dove i missionari in senso tradizionale (sacerdoti, frati, religiosi e via dicendo) diminuiscono da un punto di vista vocazionale, mentre aumentano esponenzialmente tutti quelli che si impegnano per la missione. Tra questi mi viene in mente il Cammino Neocatecumenale, il Movimento dei Focolari, Comunione e Liberazione. Tutti movimenti che stanno avendo un ruolo che noi di Propaganda Fide riteniamo estremamente utile e necessario per l’evangelizzazione in Asia.

Più volte lei si è recato nei  paesi asiatici, non ultimo – come ricordava – all’inizio di ottobre, in Corea del Sud. Che effetto, ha notato, sta avendo il pontificato di Papa Francesco in Asia?

Card. Filoni: Inizialmente, il nuovo Pontefice ha suscitato un enorme senso di curiosità. Tutti si chiedevano chi fosse. Già dalle prime battute, dai primi eventi, ha dimostrato come si andasse al di là della romanità. Attraverso Francesco, tutti hanno notato che la Chiesa sta respirando un’aria e una dimensione nuova. E questo suscita interesse, anche entusiasmo. Il fatto stesso che i vescovi, i rappresentanti della Repubblica chiedano che “il Papa venga tra noi”, vuol dire che si sta creando attorno a lui, anche in queste Chiese, lontane rispetto a Roma, una grande attesa positiva.