"Facciamo tesoro del Rosario. Vuotiamo il Purgatorio!"

La storica esortazione di san Pio da Pietrelcina

| 2245 hits

di don Marcello Stanzione

ROMA, martedì, 23 ottobre 2012 (ZENIT.org).- Un episodio straordinario, fra i molti che capitavano con san Pio da Pietralcina. Muore il papà di una signora, che era fervente figlia spirituale di Padre Pio. La signora abitava nel nord Italia. Dopo la morte del papà, la signora si mette in viaggio e arriva a San Giovanni Rotondo. Incontra Padre Pio e lo prega, in lagrime, di dirle che cosa fare per suffragare l’anima del papà morto piamente alcuni giorni prima. Padre Pio le risponde con serenità: “Recita duecento Rosari perché l’anima di tuo papà lasci il Purgatorio ed entri nel Regno dei cieli”. La pia signora, confortata, si rimette in viaggio verso il nord Italia e inizia subito la recita di duecento Rosari. In questo episodio leggiamo la potenza del Rosario nel sollevare e liberare le anime purganti dalle loro terribili pene, perché entrino nella Patria dei cieli.

Anche in altre occasioni san Pio da Pietralcina, donando la corona del Rosario a qualcuno, diceva: “Facciamo tesoro del Rosario. Vuotiamo il Purgatorio!” Sarebbe davvero salutare tener presente questa esortazione di san Pio da Pietralcina, soprattutto in occasione della morte dei nostri parenti, per i quali, di solito, siamo pronti a versare lagrime e a spendere soldi in corone di fiori, mentre potremmo donare a loro le corone ben più preziose e sante dei Rosari recitati senza stancarci. E’ antico nella Chiesa l’insegnamento sull’efficacia del Rosario nell’alleviare le anime purganti dalle loro sofferenze e liberarle, dal Purgatorio.

Anche la grande santa Teresa d’Avila ammaestrava e raccomandava alle sue monache di suffragare generosamente le anime purganti con la recita dei Rosari, perché ogni Ave Maria è un sollievo, è un ristoro per quelle penanti nel fuoco dell’espiazione e della separazione da Dio Amore. Per questo sant’Alfonso de’ Liguori, ammaestrato da santa Teresa d’Avila, raccomandava: “Se vogliamo aiutare le anime del Purgatorio, recitiamo per loro il Rosario che arreca grande sollievo”. E sant’Annibale di Francia affermava anch’egli che “quando noi recitiamo la corona di Maria Santissima per qualche anima, quell’anima sente quasi smorzare le ardenti fiamme che lo circondano e prova un refrigerio di Paradiso”. Un santo che fu straordinario nell’apostolato del Rosario per le anime purganti fu senza dubbio san Pompilio Pirrotti, sacerdote piissimo e grande apostolo, vissuto nel secolo XVIII.

Certamente la pratica di pietà mariana da lui preferita fu il Rosario, ed egli stesso si preoccupava di costruire molte corone del Rosario anche per distribuirle agli altri, incitando a recitare il Rosario per suffragare le anime purganti. La sua specialità in questa pratica mariana consisteva nel fatto che egli recitava il Rosario non soltanto dovunque e con chiunque, ma anche con le stesse anime purganti. Parrebbe incredibile, eppure le testimonianze a riguardo non ammettono dubbio o incertezza.

Nella Chiesa del Purgatorio, infatti, dove il Santo officiava, non raramente avveniva che recitando egli il Rosario si udivano con chiarezza le voci delle anime defunte che rispondevano la seconda parte dell’Ave Maria. Stupore e meraviglia colpivano tutti i presenti, ma anche una grande commozione spingeva ad un impegno generoso nella recita dei Rosari per suffragare quelle anime penanti in attesa del sollievo che arrecano a loro i nostri Rosari.

Un altro grande apostolo del Rosario per le anime purganti fu san Giovanni Massias, padre domenicano, il quale recitò tanti Rosari per le anime del Purgatorio e ricevette la rivelazione che con i Rosari aveva liberato dal Purgatorio un milione e quattrocentomila anime. Il papa Gregorio XVI volle che questo fatto così straordinario e così edificante venisse inserito nella stessa Bolla di Beatificazione, a insegnamento per tutti.

Un particolare interessante leggiamo nella vita di Maria Cicerchia: questa umile Serva del Signore si recava di frequente in visita al cimitero; lungo il tragitto recitava Rosari senza interruzione per le anime purganti, e al cimitero amava recitare in modo speciale i misteri gloriosi del Santo Rosario. Perché i misteri gloriosi? Perché sperava che per la mediazione materna di Maria Santissima, Regina del paradiso, quelle anime rinchiuse nel Purgatorio potessero lasciare al più presto quel luogo di sofferenza ed entrare nella gloria senza fine del santo Paradiso di Dio.

Animiamoci anche noi a questa carità verso le anime purganti recitando il Rosario per alleviare le loro sofferenze, per ottenere a loro la liberazione da quel luogo di pene, con l’entrata nel Regno dei cieli, dove gioire eternamente beate. Suffragare le anime purganti, del resto, è una carità che non resterà senza ricompensa sulla terra e nei cieli. Gli esempi e gli ammaestramenti dei Santi ci illumino e ci spronino alla generosità nella recita di molti Rosari per le anime purganti.