Facebook: una guida per genitori ed educatori

Nel suo ultimo saggio don Paolo Padrini analizza le opportunità e le criticità del mondo dei social network

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di Luca Marcolivio

ROMA, sabato, 17 novembre 2012 (ZENIT.org) – I social network non sono né la panacea di tutti i mali, né uno strumento perverso che inevitabilmente deforma la percezione della realtà di chiunque. Essi sono un mezzo e, come tale, portano con sé opportunità e rischi.

È in primo luogo necessario che i genitori di oggi (“emigrati digitali”, per eccellenza) abbiano la piena consapevolezza del loro funzionamento e dei loro linguaggi e significati profondi, affinché il mondo virtuale conosciuto dai loro figli (“nativi digitali” per definizione) non sfugga loro di mano.

L’evoluzione delle tecnologie mediatico-digitali si evolve con una rapidità impressionante, pertanto è fondamentale stare al passo con i tempi. A tale scopo è stato pubblicato Facebook, internet e i digital media. Una guida per genitori ed educatori (San Paolo, 2012), saggio a cura di don Paolo Padrini: si tratta, come si legge nella retrocopertina, di un “sussidio pratico per superare  le eventuali paure, imparando a conoscere i meccanismi e il linguaggio dei nuovi spazi digitali”.

Don Paolo Padrini, parroco a Stazzano (Alessandria) e studioso di nuovi media, è diventato famoso per aver lanciato iBreviary, l’applicazione che porta la preghiera cattolica del Breviario, per la prima volta nel mondo e in cinque lingue. Ha inoltre coordinato il progetto vaticano Pope2You.net, promosso dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e ha lanciato la piattaforma digitale Mediacath e il blog genitorieinternet.blogspot.com.

A colloquio con Zenit, don Padrini ha illustrato la sua ultima opera.

Don Paolo, il suo ultimo volume è più frutto dei suoi studi o della sua esperienza concreta di educatore?

Don Paolo Padrini: Questo lavoro nasce dall’esperienza pratica ma, in realtà, è anche frutto del distillato di uno studio del mondo dei media che porto avanti da anni, dal punto di vista del linguaggio, delle tecniche ma, soprattutto, dal punto di vista educativo. L’intento di questo volume è cercare di stimolare genitori ed educatori ad essere affamati di conoscenza e di approfondimento, affinché l’approccio ai nuovi media non sia mai passivo, né disinformato. Questi strumenti vanno conosciuti non solo dal punto di vista tecnico ma anche sul piano dei loro linguaggi che, a mio avviso, sono forieri di opportunità e spazi da vivere in ambito educativo.

Molti sociologi mettono in guardia dai pericoli di una “società liquida”, ovvero eccessivamente virtuale e dispersiva. È possibile arginare questo “tsunami di liquidità”?

Don Paolo Padrini: La società liquida – come qualunque liquido – tende ad andare in tutte le direzioni. Il consiglio che io do è quello di creare delle barriere per degli “spazi ordinati”: se il liquido va in luogo demarcato da confini, il liquido lo posso analizzare, un po’ come il sangue che posso analizzare quando lo metto in una provetta. Solo definendo, dando ordine e regole, possiamo affrontare la sfida dei nostri ragazzi “liquidi”; non si tratta di cercare di “ingabbiarli” ma di dare loro delle possibilità di “sosta” e riflessione e anche di ordine, ovvero di vivere in modo regolato e responsabile; non quindi di vivere la libertà come “fare ciò che si vuole” ma vivere la libertà come una piena assunzione delle proprie responsabilità.

Uno dei rischi più grossi di Facebook è la deformazione delle parole “amico” e “amicizia”…

Don Paolo Padrini: Anche qui c’è una soluzione ed è quella di approfondire e cercare di capire il linguaggio, uscendo dai luoghi comuni, comprendendo veramente quello che diciamo con le nostre parole. Quindi, quando parliamo di “amici”, dobbiamo capire che cosa c’è sotto. Sono davvero tutti amici su Facebook? La risposta è ovviamente negativa. Al tempo stesso, però, il concetto di amicizia su Facebook è inesistente? Forse no. Allora dobbiamo entrare in questo spazio un po’ complicato ed intensivo, comprendendone scientificamente gli elementi per trovare in essi degli spazi educativi. Se mio figlio utilizza il termine “amicizia”, è inutile che gli dica: “Non usare Facebook”. Molto più costruttivo è parlare con lui di che tipo di amici sono per lui o di cosa per lui è l’amicizia. Magari potrei scoprire che per lui l’amicizia è qualcosa che gli manca e che non trova a casa, né a scuola. Lì, allora, come genitore, dovrò fare un’integrazione che non passerà come Facebook ma attraverso un vivere meglio la dimensione familiare.

Lei è un sacerdote. In base alla sua esperienza, quanto sono utili le tecnologie digitali ai fini di un cammino pastorale?

Don Paolo Padrini: Il discorso è molto complesso, comunque l’invito che faccio io è quello di non avere paura di utilizzare certi strumenti, anche in ambiti pastorali, anche perché essere pastori significa stare in mezzo alla gente e dove si trova la gente noi dobbiamo esserci. Detto ciò, noi dobbiamo farne un uso intelligente: in certi casi, ad esempio, certi strumenti non sono adatti a veicolare certi contenuti, né sono adatti a creare contesti come quelli pastorali. È possibile che alla fine della nostra analisi, la nostra risposta sia quella di spegnere certi strumenti, per valorizzarne magari altri.