Famiglia sotto attacco, ma non mancano gli strumenti per difenderla

Se ne è discusso a un Convegno dell’associazione Amistad

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ROMA, giovedì, 10 maggio 2007 (ZENIT.org).- In vista del Family Day di sabato prossimo, si moltiplicano in tutta Italia gli incontri e le conferenze sulla famiglia e sulle politiche familiari. Sul tema l’associazione culturale Amistad ha organizzato il Convegno “Famiglia, quale futuro?”, tenutosi mercoledì sera presso l’Hotel Ergife di Roma.



I relatori, provenienti dal mondo sanitario, accademico e politico, si sono schierati in difesa della famiglia tradizionale, oggetto della manifestazione di sabato prossimo a piazza san Giovanni, in ossequio all’articolo 29 della Costituzione italiana, che “riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.

Psicologa e docente presso la Pontificia Università Salesiana di Roma, la dottoressa Miriam Di Giovanni, ha raccontato la propria esperienza come responsabile di una casa-famiglia.

“Le case-famiglia – ha spiegato la dottoressa Di Giovanni – rappresentano ormai un vero e proprio modello educativo e un’alternativa al deserto dei valori che circonda tantissimi minori”. Dallo scorso dicembre le case-famiglia hanno rimpiazzato definitivamente gli orfanotrofi e gli istituti nell’ordinamento italiano.

“Purtroppo non è sempre vero che le esperienze negative fortificano, tuttavia, ci è stato spesso detto che i bambini delle nostre case hanno una ‘marcia in più’, trovandosi a crescere in un ambiente così sano, educati all’altruismo e all’amore al punto che arrivano a litigare… per eccessi di generosità. Perché, quindi, non esportare questo modello ad altre realtà sociali?”.

“Di fronte alla cultura del ‘tutto è lecito’ – ha proseguito la psicologa – coloro che pagano sono sempre i bambini. Molti dei nostri piccoli ospiti, sono stati abbandonati dalle madri all’età di tre mesi, come se la rinuncia alla maternità fosse l’atto più spontaneo e naturale. Nascono così, nei bimbi, tantissimi ‘perché’ per i quali non basterebbe una vita di risposte”.

Il dottor Patrizio Veronelli , pediatra da ventisette anni e attualmente Presidente della Società Italiana Medicina di Emergenza ed Urgenza Pediatrica della Regione Lazio, ha detto che “vivere gomito a gomito con i bambini e con le loro famiglie, aiutare i più piccoli a crescere, dare consigli ai loro genitori è un’attività che dà una soddisfazione impagabile”.

“Purtroppo oggigiorno dobbiamo fare i conti con politiche che mettono in dubbio la reale natura della famiglia, quale unione di un uomo e di una donna, desiderosi di donare qualcosa di importante alla società”, ha aggiunto.

“Le unioni omosessuali – ha continuato – non possono dar vita ad alcuna forma di famiglia, eppure dietro la battaglia in atto sui ‘Dico’, c’è proprio la volontà di legittimare a medio-lungo termine le adozioni da parte delle coppie gay”.

“Le istituzioni devono dunque impegnarsi a tutelare la famiglia fondata sul matrimonio – ha proseguito il dottor Veronelli – e deve farlo concretamente”.

“A ogni campagna elettorale ascoltiamo le promesse di chi vuole aiutare le famiglie con figli disabili, ma puntualmente questi ultimi sono in assoluto i più trascurati dalle istituzioni e delle Asl. L’impegno per la famiglia deve quindi andare sempre di pari passo con l’impegno per i più deboli”, ha sottolineato.

Il tema della famiglia e della sua crisi è stato ripreso anche da Martin Nkafu, professore di Filosofia e Comunicazione interculturale presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.

“La famiglia è prima di ogni altra cosa un valore universale che trascende le culture, le epoche storiche, le religioni e le aree geografiche – ha esordito il docente –. Senza la famiglia non abbiamo la società”.

“Finché c’è la famiglia, c’è speranza per le generazioni future. Quando una cultura è in crisi, come avviene in Europa, anche la famiglia entra in crisi, tuttavia non è così in altri continenti come, ad esempio, l’Africa, dove la famiglia e la vita sono celebrate, volute e cercate”.

“Quella di non mettere al mondo figli – ha proseguito il professor Nfaku – è una scelta di egoismo e in Occidente viene attribuita a motivi economici, eppure in Africa la povertà non è mai vista come un ostacolo in tal senso”.

“Io credo che confrontare le esperienze tra i popoli, anche in un ambito come questo possa aiutare a risvegliare molti valori. Penso a molti paesi asiatici dove la retorica dell’emancipazione femminile è rifiutata o all’India e l’Africa dove il fidanzamento è ancora considerato un rito sociale di grande importanza e un passaggio importante ai fini dell’ingresso in società”, ha aggiunto.

“Sul piano politico – ha concluso Nfaku – vanno incoraggiati quegli uomini che promuovono la tutela della dignità umana e della famiglia. Fare politica per le famiglie non significa regalare loro soldi ma perseguire la giustizia sociale e garantire il futuro delle generazioni”.

A chiudere gli interventi è stato il Vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, Bruno Prestagiovanni.

“L’attacco alla famiglia come istituzione e la destabilizzazione dei valori tradizionali non nascono certo in questi anni – ha affermato l’onorevole Prestagiovanni – ma è in atto dai tempi della battaglia per il divorzio e, successivamente, per l’aborto”.

“Oggi ci troviamo di fronte ad altre sfide, provenienti dalla fecondazione assistita, dalla liberalizzazione delle droghe, fino alla pornografia. Una deriva etica che è andata a minare quei valori che le nostre famiglie e la scuola di un tempo ci avevano trasmesso”.

“Di fronte a tali rotture epocali – ha proseguito Prestagiovanni – la politica ha il dovere di domandarsi quello che ha fatto (e soprattutto che non ha fatto), quello che avrebbe potuto fare e quello che farà”.

“Negli ultimi trent’anni essa ha essenzialmente fomentato la dissoluzione della famiglia e, anche oggi assistiamo a politiche che dietro alla facciata dei riconoscimento delle coppie di fatto, mirano all’adozione di bambini da parte delle coppie gay”.

“Più che di crisi dei valori è più corretto parlare di loro svuotamento per la trasformazione della società – ha detto Prestagiovanni -–. Non sono tanto i valori a mancare, quanto gli uomini in grado di interpretarli”.

“Se vogliamo una società migliore, dobbiamo impegnarci tutti: un modo per farlo sarà andare sabato alla manifestazione per la famiglia a piazza san Giovanni”, ha poi concluso.