Fatima ricorda l'11 settembre

“Il mondo deve cambiare paradigma di vita”

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FATIMA, mercoledì, 14 settembre 2011 (ZENIT.org).- Il Vescovo di Viseu (Portogallo), monsignor Ilídio Pinto Leandro, ha ricordato questa domenica a Fatima gli attentati dell'11 settembre 2001 nel contesto del loro decimo anniversario.

“Non sono i gesti che hanno origine nell'11 settembre di dieci anni fa e che hanno caratterizzato le relazioni tra i popoli e tra le Nazioni a far progredire il mondo”, ha spiegato. “Questi seminano paura, vendetta, terrorismo, dividono il mondo in sottomondi e in blocchi antagonistici e fanno del mondo una giungla, in cui ciascuno ha paura dell'altro, sia nelle relazioni private che in quelle professionali”.

Il Vescovo ha parlato dell'anniversario degli attacchi terroristici nell'omelia della Messa domenicale, rivolgendosi in particolare alle varie centinaia di giovani che partecipavano al 38mo pellegrinaggio del Movimento dei Convivi Fraterni, ha reso noto il Santuario di Fatima.

“L'accusa, la vendetta, l'ira, la legge del più forte... tutto ciò è Antico Testamento ed è stato già da molto tempo superato da Gesù Cristo”, ha indicato. “Sono gesti come quelli di Gesù, segnati dal perdono e dall'amore, e come quelli di Giovanni Paolo II, che ha perdonato chi lo voleva uccidere, sono questi gesti che fanno progredire e avanzare il mondo, costruendo il futuro e seminando la speranza”.

Per il Vescovo, “il mondo ha bisogno di cambiare il paradigma di vita, i riferimenti dello sviluppo e i sistemi di organizzazione economica e sociale. Il mondo degli esclusi, dei rifugiati, dei bambini soldato, delle disuguaglianze ingiuste... questo mondo fa vergognare i cristiani”.

Nella sua riflessione, il Vescovo di Viseu ha anche parlato dell'azione dei politici dell'attualità: “Dai leader e responsabili attuali si è visto poco di nuovo e di grande, nel nostro Paese e al di fuori di esso”.

In un momento difficile, caratterizzato dall'incostanza e dall'incertezza, il presule ha ricordato che il cuore dei giovani è “carico di ideali nobili”, e li ha esortati alla fermezza della fede per superare i tanti ostacoli - “come porte chiuse in una società in crisi, minata e caotica” - che si trovano a dover affrontare.

Monsignor Leandro ha quindi descritto quello che deve essere il profilo di un giovane cristiano di fronte alle avversità: “un giovane senza paura della vita, senza paura del mondo, senza paura del futuro”.

“Il mondo e la Chiesa hanno bisogno di giovani inseriti nelle varie aree della vita sociale, economica, lavorativa, accademica, giuridica e politica, con linguaggio, comportamento e testimonianza seria e autentica, che siano riferimenti di un mondo e di una Chiesa che anelano a cambiamenti a partire dall'interno e dal più profondo dei valori, dei criteri e dei cammini di rinnovamento”, ha segnalato.