Faustina

Il film di Jerzy Lukaszewicz, che risale al 1994, è la descrizione della intensa vita mistica di suor Faustina Kowalska, canonizzata da Giovanni Paolo II nel 2000, in forme molto aderenti a quanto narrato nel suo Diario della Divina Misericordia

Roma, (Zenit.org) Franco Olearo | 293 hits

Faustina Kowalska nacque nel 1905, terza di dieci figli da una famiglia contadina. Frequentò la scuola per soli 3 anni. Già a sette percepì la vocazione religiosa ma non ebbe il consenso dei genitori. Nel 1925 entrò nel convento delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia. Lavorò come cuoca, giardiniera e portinaia in diverse case della congregazione. Dotata di una vita mistica straordinariamente ricca, laboriosa ed obbediente in tutto, iniziò a rivelare al suo confessore quella che sentiva essere la sua missione ricevuta da Gesù: essere apostola della Divina Misericordia. Morì di tubercolosi nel 1938 a 33 anni. Nel 1993 è stata dichiarata beata e nel 2000 santa da Giovanni Paolo II.

Su santa Maria Faustina Kowalska sono disponibili due lavori: il film Faustina, disponibile in DVD distribuito dalla Goya Producciones, con audio in spagnolo (ma su Youtube è disponibile il film completo in polacco con sottotitoli in italiano) e l’opera teatrale Prorok Miłosierdzia (la profetessa della misericordia) della quale è disponibile un DVD con audio in polacco ma sottotitoli anche in italiano.

Entrambi si rifanno ampiamente al Diario della Divina Misericordia, un dialogo continuo con Gesù, una fonte inesauribile di meditazioni personali,  preghiere alla Madonna e ai santi, colloqui con il confessore, la madre superiora, le sue consorelle.

E’ indubbio che sussistono difficoltà obiettive nel raccontare in immagini la ricchezza, tutta interiore, della vita spirituale della santa; senza affatto snaturare il messaggio che ci ha lasciato Faustina, il film utilizza l’espediente di raccontare la vita di Elena Kowalska con gli occhi e la voce di suor Felixa, una sua consorella che, ormai anziana, conobbe Faustina fin dal primo giorno in cui entrò nel convento delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia a Varsavia. Suor Felixa guardava con sufficienza questa nuova sorella: lei ben educata e di famiglia benestante, si occupava di ciò che era istituzionale al suo ordine: l’insegnamento. Faustina invece, che aveva frequentato la scuola per soli tre anni, era addetta ai lavori ausiliari: la cucina, il giardinaggio; incarichi  spesso pesanti e faticosi.

“Vedevo solo ciò che volevo vedere: una sorella destinata ai lavori fisici che credeva di vivere qualcosa di eccezionale”: confessa Felixa, priva della forza spirituale della santa, indispettita nel trovarsi di fronte a una eccezionalità fuori dalle regole che si era prospettata.

Addetta inizialmente alla panetteria assieme a una simpatica consorella che attendeva l’ora di preghiera solo per riposarsi un po’, Faustina ha modo di darle conforto esprimendo i suoi primi pensieri sulla Misericordia Divina: “se l’uomo sa che Dio è buono e misericordioso, che Dio accoglie sempre l’uomo e gli perdona, allora l’uomo verrà al Signore. Se l’uomo pensa che Dio è solamente giusto, allora avrà paura e non verrà a Lui e si perderà”.

Ricca del suo rapporto continuo con Dio, viveva una vita semplice fatta di ripetitivi lavori manuali ma lei aveva sempre modo di affrontarli con allegria offrendoli al Signore. Le parole espresse nel film solo le stesse presenti nel diario: “O vita grigia e monotona, quanti tesori in te! Nessun'ora è uguale all'altra, per cui il grigiore e la monotonia scompaiono, quando considero ogni cosa con l'occhio della fede. La grazia elargita a me in quest'ora, non si ripeterà nell'ora successiva”.

Un atteggiamento contemplativo del piccolo che coltivava anche nei confronti della natura, che manifestò quando ebbe l’incarico di prendersi cura del giardino: “tu piccola radice, conosci la potenza de creatore”; “ogni chicco cresce per la gloria di Dio”.

Molto presto nella sua vita, ebbe la visione di Gesù in una veste bianca con due raggi che uscivano dal cuore, uno rosso e l’altro grigio. “Dipingi l’immagine che hai visto e scrivi sotto: Gesù confido in te” le disse Gesù in visione.  Nacquero le prime incomprensioni, i primi rifiuti sia dal suo confessore (“dipingi questa immagine solo nella tua anima”) che dalla Madre Superiora. “Signore, concedi queste grazie a qualcun’altro, perché io non so come usarle”: pregava Faustina ma il suo destino sarà diverso. Venne anche sottoposta ad una visita psichiatrica, nel timore che si trattasse di allucinazioni, ma nulla di anormale le venne diagnosticato.

Il trasferimento a Vilno migliorò la sua posizione perché nel nuovo confessore Sopocko, trovò una persona sensibile pronta a darle ascolto. Le venne anche suggerito di scrivere un diario:  “forse la penna può descrivere cose per le quali talvolta non esistono nemmeno le parole? Ma, o Dio, mi ordini di scrivere; questo mi basta”.

Il film avanza come muovendosi su due piani: da una parte l’intensa vita spirituale di Faustina, che esprime con chiarezza le richieste che ha avuto da Gesù: dipingere un quadro secondo ciò che ha visto, istituire la festa della Misericordia alla prima domenica dopo Pasqua, istituire un nuovo ordine della Misericordia; dall’altra la cautela del confessore e della Madre Superiora, incerti su come comportarsi e l’incredulità di Felixa, che non riesce ad inquadrare quel privilegio concesso a una sorella così insignificante. E’ Felixa a confessare, ormai vecchia, di aver una volta  sparlato di lei che aveva vista passare tutta contenta e aveva commentato: ”ecco la principessa!”. Lei le aveva risposto che era raggiante perché aveva appena ricevuto Gesù: stava scorrendo in lei sangue  regale.

Quando iniziarono a manifestarsi  i primi sintomi della sua malattia, Faustina offrì le sue sofferenze per la conversione dei peccatori. Affranta sul letto, pronunciò la sua famosa frase: “La sposa deve essere simile al suo Sposo” e proseguì con le parole riportate anche sul Diario: “La mia somiglianza con Gesù deve avvenire attraverso la sofferenza e l'umiltà”.

Faustina, prima di morire, farà in tempo a vedere il suo quadro benedetto ed esposto in chiesa, sia pur in una cappella laterale. Le venne invece risparmiata la visione del massacro che sarebbe iniziato appena un anno dopo la sua morte, nel ‘39.

Felixa, ormai vecchia, guarda il tramonto, pentita di esser stata così lenta a comprendere il messaggio e la santità di Faustina. E’ la giusta conclusione del film, un monito per tanti di noi che sono spesso incapaci di cogliere il valore soprannaturale di tanti eventi che ci scorrono accanto.

Il film rifugge dalla classica tentazione, ogni volta che c’è da narrare la vita di una mistica, di infarcire lo script di situazioni e personaggi inventati per movimentare il racconto, riuscendo a presentare con grande rigore la ricchezza della vita spirituale senza trascurare di rievocare con realismo  le circostanze in cui la santa visse.

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Titolo Originale: Faustina
Paese: Polonia
Anno: 1994
Regia: Jerzy Lukaszewicz
Sceneggiatura: Maria Nowakowska-Majcher
Produzione: Halina Cichomska, MAF, Relewizja Polska, SAMT ART PROD
Durata: 88
Interpreti: Dorota Segda, Krzysztof Wakulinski, Agnieszka Czekanska

Per ogni approfondimento: http://www.familycinematv.it