Fede e crisi di senso (Seconda parte)

Intervento di mons. Bruno Forte al Congresso Mondiale delle Università Cattoliche

Roma, (Zenit.org) Bruno Forte | 498 hits

Offriamo oggi la seconda parte dell'intervento tenuto venerdì 19 luglio da monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, al Congresso Mondiale delle Università Cattoliche, che si è concluso ieri presso la Pontificia Università Cattolica di Minas Gerais (PUC-Minas), a Belo Horizonte, in Brasile.

La prima parte è stata pubblicata ieri, domenica 21 luglio.

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2. La rinuncia alla ricerca del senso: la crisi del “postmoderno” all’alba del Terzo Millennio, fra naufragio e nuova navigazione

Fra utopia e disincanto il nuovo millennio si apre nel segno della contraddizione: se la rinuncia a credere in un comune orizzonte di senso appare in molti destino ineludibile, la stessa condizione della “società liquida” post-moderna, abitata non da poche, ma da troppe certezze incomunicabili fra di loro, mostra l’insufficienza di ogni rinuncia ad un sogno comune, a un senso più grande. Proverò a descrivere questa condizione propria degli scenari attuali del “villaggio globale” ricorrendo anche qui alla via della metafora. Con la sua eccedenza di senso, nella necessaria continuità di significato, essa è in grado di evocare quanto sta avvenendo, senza pretendere di banalizzare la complessità del reale. Tre metafore “fluide” - il naufragio, la liquidità e la navigazione - potranno aiutare a delineare il compito possibile di chi voglia raccogliere la sfida del post-moderno alla luce di una speranza ultima capace di illuminare tutto ciò che è penultimo.

a) Naufragio con spettatore: protagonisti del post-moderno.

La metafora del naufragio è scelta da Hans Blumenberg1 come strumento interpretativo dell’epoca moderna e della sua crisi. Essa rinvia a un testo di Lucrezio, voce della “condition humaine” nell’età “classica”: “Bello, quando sul mare si scontrano i venti e la cupa vastità delle acque si turba, guardare da terra il naufragio lontano: non ti rallegra lo spettacolo dell’altrui rovina, ma la distanza da una simile sorte”2. La forza dell’immagine si gioca sulla contrapposizione tra la terraferma, stabile e sicura, e il mare, fluido e incostante: lo spettatore dell’età di Lucrezio osserva la scena del naufragio stando al sicuro sul solido terreno delle sue certezze. Lo spettatore dell’età moderna, invece, non ha più queste certezze, sperimenta anzi l’evidenza della frase di Pascal: “Vous êtes embarqué”3, siamo tutti sulla barca! Blumenberg commenta: “Non c’è più lo stabile punto di vista a partire dal quale lo storico potrebbe essere lo spettatore distaccato”4. La novità - dal “secolo dei lumi” in poi - è che lo spettatore si va distinguendo sempre meno dal naufrago: “Ci piacerebbe conoscere l’onda sulla quale andiamo alla deriva nell’oceano; solo, quell’onda siamo noi stessi”5. Perdute le certezze che il positivismo e le ideologie dell’epoca moderna ci avevano offerto, siamo diventati tutti naufraghi. Si coglie qui una differenza non marginale fra la crisi del 1929 e l’attuale: allora il mondo delle certezze ideologiche si presentava come la possibilità alternativa alla crisi, come un sole nascente. Oggi, dopo la fine delle ideologie e il crollo del sistema dei blocchi contrapposti, non è più così: “Siamo come dei marinai che devono ricostruire la loro nave in mare aperto”6. La sola possibilità di salvezza sta nel farsi una nave con i resti del naufragio, constatando “che il mare contiene altro materiale rispetto a quello già impiegato nella costruzione”7. Sulla grande superficie liquida della storia continuano ad affluire tavole a cui aggrapparsi: da dove? Da precedenti naufragi? O da un eventuale, totalmente altro, “altrove”? Lo scenario del naufragio, in cui spettatore e naufrago s’identificano, si apre sull’orizzonte di un’attesa: è questa apertura una cifra dell’attuale bisogno collettivo di etica e di religiosità?

b) Liquid modernity: le sfide del relativismo.

L’immagine del mare mobile, incostante, richiama la metafora della liquidità: a servirsene con singolare flessibilità è il sociologo e filosofo britannico di origini ebraico-polacche Zygmunt Bauman8. Nel nostro tempo “modelli e configurazioni non sono più ‘dati’, e tanto meno ‘assiomatici’; ce ne sono semplicemente troppi, in contrasto tra loro e in contraddizione dei rispettivi comandamenti, cosicché ciascuno di essi è stato spogliato di buona parte dei propri poteri di coercizione… Sarebbe incauto negare, o finanche minimizzare, il profondo mutamento che l’avvento della modernità fluida ha introdotto nella condizione umana” (XIII). Mancando punti di riferimento certi, tutto appare fluido, giustificato o giustificabile in rapporto all’onda del momento. Gli stessi parametri etici che il “grande Codice” della Bibbia aveva affidato all’Occidente, sembrano diluiti, poco reperibili ed evidenti. Si parla di “relativismo”, di “nichilismo”, di “pensiero debole”, di “ontologia del declino”. Dietrich Bonhoeffer aveva già colto questa situazione come la sfida all’etica del mondo che sarebbe nato dalle ceneri dei totalitarismi: “Il padrone della macchina ne diventa lo schiavo e la macchina diventa nemica dell’uomo. La creatura si rivolta contro chi l’ha creata: singolare replica del peccato di Adamo! L’emancipazione delle masse sfocia nel terrore della ghigliottina… Alla fine della via per la quale ci si è incamminati con la rivoluzione francese si trova il nichilismo”9. La persona annega nella folla di solitudini, incapaci di comunicare saldamente fra di loro, e il sogno dell’emancipazione cede il posto alla rinuncia a ogni senso. Questo volto fluido si manifesta oggi in particolare nella volatilità delle sicurezze promesse dall’“economia virtuale” della finanza internazionale, sempre più separata dall’economia reale. Crollata la maschera del massimo vantaggio al minimo rischio, restano le macerie di una situazione fluida su tutti i livelli. Trovare punti di riferimento, indicare linee guida affidabili è la sfida titanica per governanti e amministratori. L’economia rivela un bisogno urgente di etica…

c) Un nuovo ruolo per le religioni?

Secondo la metafora di Blumenberg, sul mare della storia si affacciano altre tavole cui aggrapparsi, frammenti con cui assemblare uno scafo per navigare ancora: che cosa sono queste tavole? Non mi sembra infondato vedervi la cifra delle proposte di senso che vengono agli uomini dalle diverse credenze religiose. Le religioni vengono convocate al capezzale dell’“homo oeconomicus”. A loro volta, sfidati dal contesto della globalizzazione, i mondi religiosi avvertono un bisogno nuovo di incontrarsi, di lavorare insieme. Samuel P. Huntington10 individua la sfida dell’immediato futuro nel volto conflittuale di questo incontro: dopo le guerre fra le nazioni tipiche del XIX secolo e quelle fra le ideologie proprie del XX secolo, il XXI secolo sarà caratterizzato a suo avviso dal conflitto delle civiltà, identificate con i mondi religiosi che le ispirano. Ciò che occorre verificare, allora, è se e in che misura le religioni potranno giocare un ruolo in vista del superamento del conflitto e per la costruzione di un nuovo ordine internazionale. Al centro di questa verifica si pongono in particolare il Cristianesimo e l’Islam, non solo per il loro rapporto rispettivamente alla cultura dell’Occidente e a quella dei Paesi arabi, ma anche per la minaccia costituita dall’alleanza fra alcuni ambiti antioccidentali e alcune espressioni religiose che pretendono di fondarsi sulla fede islamica. Non meno importante per la causa della pace è il ruolo che al suo servizio potranno svolgere l’Ebraismo e le grandi religioni dell’Asia. La sfida è fra due modelli: lo “scontro” o l’“alleanza” delle civiltà e delle religioni. Certo, l’incontro non potrà avvenire per semplice giustapposizione. Alternativa alla barbarie dello scontro totale appare la possibilità del “meticciato”11: la confluenza di identità molteplici, dovuta ai flussi migratori in atto, è non meno legata al ravvicinarsi delle lontananze grazie alla comunicazione della rete. È l’esperienza, inedita per i più, dell’incontro fra identità diversissime, fino al configurarsi di identità plurali, nomadi, al tempo stesso assertive e flessibili, meticcie12. Il succedersi degli eventi - dal fatidico 1989 all’11 Settembre 2001 e a quel che ne è seguito - mostra il volto drammatico di questa sfida: “Siamo passati da un mondo in cui gli attriti erano fondamentalmente ideologici a un mondo in cui gli attriti sono fondamentalmente identitari… Per molti anni ancora il problema dell’identità avvelenerà la storia, indebolirà il dibattito intellettuale, diffondendo ovunque l’odio, la violenza e la distruzione”13. Si impone una scelta di fondo: il meticciato è stato sempre presente nella storia dei popoli e delle culture. L’illusione di una purezza dell’identità o della razza è pura follia. Se una cultura è viva e vitale, essa è anche in grado di avviare un processo di mutuo scambio e di reciproca comprensione con l’identità altrui che venga ad abitarla. Certo, questo “assemblaggio” non è facile né esente da rischi: ciò che risulta però decisivo è che fra persone e culture si riconosca un codice di valori comuni, capace di fondare relazioni di reciproco rispetto, di riconoscimento dell’altro e di dialogo. A quali fonti potrà attingere un simile codice? Su quale rotta potrà procedere la barca assemblata sui mari del grande villaggio? Si profila anche qui l’urgenza di un orizzonte etico, che sia riconoscibile da tutti.

(La terza e ultima parte segue domani, martedì 23 luglio)

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NOTE

1 Naufragio con spettatore. Paradigma di una metafora dell’esistenza, Il Mulino, Bologna 1985 (orig.: Schiffbruch mit Zuschauer. Paradigma einer Daseinsmetapher, Frankfurt am Main 1979).

2 De rerum natura, II, 1-4: traduzione di E. Cetrangolo, Lucrezio, Della natura, Sansoni, Firenze 1969, 73.

3 Pensées, in Oeuvres complètes, éd. J. Chevalier, Paris 1954, n. 451 = 233 Brunschvigc.

4 H. Blumenberg, Naufragio con spettatore, o.c., 99.

5 Ivi.

6 Ib., 109.

7 Ib., 110s.

8 Cf. ad esempio Modernità liquida, Laterza, Roma –Bari 2002 (Liquid Modernity, Cambridge - Oxford 2000).

9 D. Bonhoeffer, Etica, o.c., 86s (ted. 108).

10 Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, Garzanti, Milano 1997.

11 Cf. R.Duboux, Métissage ou Barbarie, L’Harmattan, Paris 1994.

12 Cf. A. Maalouf, Identità, Bompiani, Milano 20072 (orig. fr. Les identités meurtrières, Paris 1998).

13 Ivi, 7s.