Fedeli al Vangelo e non alle mode del mondo

Il discorso del cardinale Bertone, Segretario di Stato, ai presuli di recente ordinazione, riuniti al Regina Apostolorum per il convegno promosso dalla Congregazione per i Vescovi

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di Salvatore Cernuzio

ROMA, giovedì, 13 settembre 2012 (ZENIT.org) –  È stato un invito alla verità, alla chiarezza e alla solidità nella fede il discorso che il cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ha rivolto ai vescovi ordinati negli ultimi dodici mesi, durante la Messa celebrata ieri, mercoledì 12 settembre, al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum.

“Un cristiano, tanto più un sacerdote e un vescovo, non deve conformarsi al mondo per la paura di essere criticato o per il desiderio che tutti dicano bene di lui” ha detto il porporato. Una frase decisiva che sintetizza la chiara indicazione che egli ha voluto donare ai presuli - riuniti per partecipare al Convegno promosso dalla Congregazione per i Vescovi – nel svolgere il proprio ministero. 

Commentando il passo del Vangelo di Luca sulle Beatitudini proposto dalla Liturgia di ieri (Lc 6, 26), il cardinale ha infatti esortato: “Se la gente ci critica perché non viviamo fedelmente la nostra vocazione e la nostra missione, certamente dobbiamo esaminarci e cambiare”.

“Ma - ha aggiunto - se siamo criticati perché non seguiamo i criteri del mondo e le mode del momento, dobbiamo rimanere serenamente fermi nella nostra fedeltà al Vangelo e all'insegnamento autentico della Chiesa. Così la felicità promessa dal Signore sarà in noi già fin d'ora”.

Il Segretario di Stato ha poi commentato la Lettera ai Corinzi in cui San Paolo interviene “nelle questioni dei cristiani di Corinto, per indicare loro principi e criteri ispiratori”. Fra le varie domande pervenute all’Apostolo, infatti, ve ne erano “alcune circa il matrimonio e la scelta dello stato di vita per le diverse categorie di persone”. 

“Dal contesto della Lettera – ha spiegato il cardinale - si desume che a Corinto un gruppo di cristiani fosse orientato per una linea di assoluta intransigenza in ambito coniugale”, secondo cui “il matrimonio era poco conveniente per i battezzati”.

Volontà di San Paolo è quindi di “aiutare i cristiani a fare una scelta dello stato di vita ispirata dalla vera libertà evangelica, che ha il suo fondamento nel rapporto con il Signore”.

Questo proposito egli l’ha realizzato eliminando innanzitutto “i pregiudizi derivanti dalle paure e distorsioni dell'ambiente, affermando che nessuno stato di vita, matrimonio o verginità, è di per sé salvifico. Chi salva è il Signore. Perciò quello che conta è la fedeltà nei confronti di Dio, da vivere in ogni condizione” ha precisato il porporato. 

Dalle “indicazioni” del Santo di Tarso si delineano, quindi, tre principi fondamentali, che, come precisato dal cardinale, diventano poi “criteri per una scelta consapevole e responsabile”.

Il primo “è quello del dono o carisma che ognuno riceve dal Signore”. “Una persona - ha spiegato Bertone - può sposarsi se ha ricevuto il dono spirituale corrispondente, e può fare una scelta verginale e celibataria se riceve quest'altro dono”.

“Il secondo principio - ha proseguito - è quello della chiamata di Dio. Da qui si comprende che la questione non è quella di inventarci, ma di rispondere a ciò che siamo per iniziativa e volontà divina”. Infine, il terzo “è quello della fede nel Signore risorto”.

Non si tratta, però, per il Segretario di Stato, di “una svalutazione del presente e dei valori terreni, ma di collocare il presente e ogni realtà umana nella prospettiva dell'eterno”.  “Le nostre tristezze e le nostre gioie – ha, infatti, soggiunto - ogni nostra esperienza e situazione è come ridimensionata nel senso che è attratta in una nuova dimensione da un polo di insuperabile forza, che tutto illumina e trasfigura”: il mistero pasquale di Gesù Cristo.

È questo “un forte invito a vivere nella speranza e a comunicarla, come vescovi, al popolo cristiano” ha detto infine il cardinale rivolgendosi ai presuli presenti. “In questo percorso di fedeltà a Cristo e al suo Vangelo - ha concluso - la Vergine Santa è il nostro modello” di cui possiamo assaporare "la forza e la dolcezza".

Ciò significa porre il ministero sacerdotale ed episcopale “dentro l’obbedienza mariana”, ovvero "l'obbedienza della fede, mediante la quale trasferiamo la proprietà di noi stessi da noi stessi a Cristo nel servizio generoso e fedele della sua Chiesa”.

Un messaggio di speranza, dunque, oltre che un invito a non perdersi d’animo nelle difficoltà che i nuovi pastori incontreranno lungo il loro ministero.

Dopo aver indirizzato parole di gratitudine al cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi e ai suoi collaboratori per l’iniziativa, il cardinale Bertone ha infine assicurato a tutti i partecipanti la vicinanza spirituale e la benedizione del Pontefice.