Felice di essere sacerdote

Da Roma a Crato, in Brasile: a 74 anni ricomincia la missione

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di monsignor Vitaliano Mattioli

ROMA, mercoledì, 23 maggio 2012 (ZENIT.org) - Sono un sacerdote della Diocesi di Roma, da poco più di due anni vivo, nella qualifica Fidei Donum, nel Nord-Est del Brasile, Diocesi di Crato.

Nato a Roma (classe 1938) sono entrato nel Seminario Minore e poi nel Maggiore. Ringrazio il buon Dio per aver frequentato il Seminario in quel tempo, con quella formazione forte, spartana, ma costruttiva. Ordinato sacerdote nel 1963.

Dopo i primi cinque anni di parrocchia, la mia vita è stata dirottata su un binario istituzionale ed accademico. Ma ho desiderato stare sempre con i piedi per terra. Per questo ho chiesto di prestare una collaborazione in una parrocchia di Roma, nella zona Est della città, che è durata per quarant’anni.

Oltre all’attività liturgico-sacramentale, all’inizio mi è stato affidato il settore giovanile. In un secondo momento l’attività si è orientata più sui fidanzati e coppie sposate. Inoltre mi è stato affidato il settore Adulti.

Una cura particolare è stata dedicata al gruppo dei fidanzati, nel Corso pre-matrimoniale. Per 12 anni mi sono dovuto occupare di questa organizzazione. Sono stati anni meravigliosi, pieni di soddisfazioni.

Mia preoccupazione è stata quella di dare una struttura ‘seria e costruttiva’ a questi incontri. Per prima cosa ho cercato collaboratori, formare una equipe ben matura e con principi cristiani. Questa equipe era formata da un sacerdote, una catechista diplomata in teologia, un medico, un laico specializzato nella comunicazione, una coppia sposata. Questa equipe è stata fedele ed ha collaborato per 12, tranne il medico che è stato sostituito.

Il Corso si articolava in 10 incontri: 9 ogni giovedì sera, dalle 21 alle 22,15; l’ultimo incontro era fissato per la domenica come chiusura sotto forma di ritiro spirituale. Ero sempre presente per l’accoglienza, disponibile per incontri personali.

Si sollecitavano i fidanzati ad iscriversi a questi incontri molto prima della celebrazione ( tra sei mesi ed un anno). Il Corso non faceva parte della burocrazia, ma era presentato come una esigenza per mettere a fuoco la propria formazione, rivedere il cammino di coppia, ricuperare una dimensione religiosa, evidenziare i punti negativi da correggere.

Raramente, ma succedeva, che al termine del Corso una coppia comprendeva che i due non erano fatti l’uno per l’altro. Più di una volta, invece, ho dovuto consigliare di rinviare la data della celebrazione, perché era evidente che la maturazione non era sufficiente. Normalmente i fidanzati accettavano. Questo fu possibile proprio per aver sollecitato i fidanzati a frequentare il Corso non all’ultimo momento, quando ormai tutto è pronto.

Il difficile non è sposarsi, ma continuare nella vita matrimoniale. Per questo si è tentato di formare, con fatica, il Gruppo delle Giovani Coppie, per continuare quella formazione iniziata con il Corso e sostenere la coppia nel primo percorso, che è abbastanza impegnativo.

Questa attività capillare ha portato buoni frutti. Diverse coppie in momento di difficoltà chiamavano. L’importante è che in questi momenti di S.O.S., il sacerdote sia sempre disponibile. Deve trovare il tempo per esserlo. Molte coppie hanno salvato il loro matrimonio proprio per questa attenzione e disponibilità pastorale.

Quando la mia attività ufficiale è terminata, mi sono trasferito in Brasile, per offrire a questa Chiesa i miei ultimi anni di vita. Ringrazio Dom Fernando, Vescovo di questa Diocesi di Crato, per avermi accolto con tanto affetto e tutto il Clero per la simpatia e comprensione che mi ha dimostrato.