"Femminile Plurale": il Festival francescano 2012

La IV edizione della manifestazione, in programma a Rimini dal 28 al 30 settembre, dedicata a Santa Chiara e al ruolo delle donne nella Chiesa

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RIMINI, giovedì, 27 settembre 2012 (ZENIT.org) - Sarà la città di Rimini ad accogliere la quarta edizione del Festival francescano 2012, in programma dal 28 al 30 settembre, dedicato quest’anno a santa Chiara e, più in generale, al ruolo delle donne nella Chiesa.

Cuore della manifestazione, dall’evocativo titolo «Femminile, plurale», è la ricerca di un incontro autentico con la figura di Chiara d’Assisi, in occasione dell’VIII centenario della sua scelta di vita francescana. «L’evento – scrive Daniela Meneghello in un interessante articolo pubblicato dal «Messaggero di sant’Antonio», – diventa così opportunità per ripercorrere una storia che, nella sua unicità, è diventata un modello ripreso da una pluralità di altre donne e che, ancora oggi, rimane un limpido esempio di vita buona per tutti».

La scoperta, o riscoperta, dell’esperienza di santa Chiara dà il via alla riflessione sul ruolo della donna nella società e nella Chiesa, ma rappresenta soprattutto il punto di partenza per confrontarsi sulle proposte, sugli interrogativi, sulle modalità concrete con cui coniugare buona novella e scelte quotidiane.

«L’aggettivo “plurale” presente nel titolo – spiega fra Giordano Ferri, frate cappuccino della provincia emiliana e coordinatore della manifestazione – sottolinea la volontà, già condivisa nelle precedenti edizioni, di ospitare non solo chi la pensa come noi e parla del messaggio francescano, ma anche persone di varia cultura, estrazione o pensiero che accettano di confrontarsi con le figure di san Francesco e santa Chiara. A volte – aggiunge – sono interlocutori non credenti, ma che amano il messaggio francescano e si rendono disponibili a descriverci che cosa significa per loro il francescanesimo, pur mantenendo appartenenze culturali e posizioni differenti».

Il comitato scientifico del Festival francescano 2012 (composto da Marco Bartoli, fra Priamo Etzi, Alberto Melloni, fra Ugo Sartorio e Lucetta Scaraffia) ha fissato alcune linee e indirizzi di orientamento, riassunti nel manifesto scientifico scaricabile sul sito www.festivalfrancescano.it.

Un centinaio gli appuntamenti di spiritualità, le conferenze, gli spettacoli e gli incontri in calendario. Presenti, tra gli altri, Francesco Lambiasi e Luigi Negri, rispettivamente vescovo di Rimini e di San Marino-Montefeltro; giornalisti, come Tiziana Ferrario, Luigi Accattoli e Marina Corradi; altri volti noti del panorama scientifico (Chiara Frugoni, Timothy Verdon, Philipe Daverio), artistico (Simona Atzori), letterario (Alessandro D’Avenia) e sindacale (Susanna Camusso).

Oltre a loro, com’è lecito attendersi, ci saranno molti francescani: «L’intento – ribadisce anche Alessandro Caspoli, frate minore presidente del Festival e direttore dell’Antoniano di Bologna – è di far tornare nelle piazze la figura di Francesco e dei suoi seguaci. Si parla di lui non in consessi di studio o nei conventi, ma nei luoghi frequentati da tutte quelle persone che abitualmente non entrano in Chiesa».

Questa IV edizione del Festival (le precedenti si erano svolte a Reggio Emilia), sottolineano i promotori, pone al centro il celebre episodio del taglio dei capelli di Chiara, attraverso il quale la santa volle condividere lo stile di vita abbracciato da Francesco: una scelta che lo aveva portato a svestirsi delle ricchezze, per abbracciare «Madonna Povertà». Una scelta, quella della povertà, che nel contesto attuale diventa un pungolo per interrogarsi anche sul rapporto con i beni.

«Non si tratta – sottolinea a riguardo fra Caspoli – di esaltare la povertà come soluzione ai problemi del nostro mondo, ma piuttosto di trovare un’etica che dia la possibilità di usare i beni per quello che sono. Francesco, Chiara e i loro seguaci hanno scelto di non avere nulla di proprio per raggiungere il massimo della libertà. La loro decisione deve insegnarci a utilizzare quanto ci è dato per portare un beneficio a tutta l’umanità, in uno spirito di condivisione».