Fermare la strage dei cristiani in Africa

L'Osservatorio della Libertà Religiosa fa il punto sull'iniziativa italiana

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ROMA, martedì, 17 luglio 2012 (ZENIT.org) - Ormai ogni domenica le chiese africane – in Nigeria e in Kenya, ma non solo - sono teatro di stragi di cristiani. Le istituzioni europee e internazionali non sono sempre rapide a reagire. La settimana scorsa l'Italia ha annunciato una sua iniziativa. Di che si tratta? A che punto siamo?

Ne dà conto a Roma una conferenza stampa dell'Osservatorio della Libertà Religiosa, la nuova istituzione lanciata il mese scorso dal Ministero degli Esteri in collaborazione con Roma Capitale. La conferenza stampa - originariamente fissata al 13 luglio, e spostata per consentire una partecipazione ai massimi livelli istituzionali - si terrà giovedì 19 luglio alle ore 12 a Roma all'Associazione della Stampa Estera (Via dell'Umiltà 83/c).

L'iniziativa italiana e il suo contesto saranno illustrate dal sociologo Massimo Introvigne, coordinatore dell'Osservatorio della Libertà Religiosa, dal ministro degli Esteri Giulio Terzi, dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, e dall'onorevole Margherita Boniver, Inviata speciale del Ministero degli Esteri per le emergenze umanitarie, appena tornata da una missione in Nigeria.

«L'iniziativa - spiega Introvigne - è già partita su due versanti. Anzitutto, una cooperazione bilaterale con la Nigeria per la formazione delle forze dell'ordine, delle guardie di frontiera e dei diplomatici, sfruttando le eccellenze che in Italia esistono in materia di sicurezza e aiutando il governo nigeriano a proteggere i luoghi di culto cristiani. In secondo luogo, l'iniziativa diplomatica italiana propone un accostamento continentale al problema, che coinvolga Unione Europea, Nazioni Unite e Unione Africana, per inserire in qualunque documento sulla pace e lo sviluppo il tema della libertà religiosa minacciata e per isolare e combattere le centrali del terrorismo anticristiano situate nelle terre di nessuno che sfuggono a ogni controllo dei legittimi governi, nel Nord del Mali e in Somalia».

«Finché non si affronta seriamente il nodo costituito da queste centrali - conclude Introvigne - i cristiani continueranno a morire».