Ferrara in preghiera per i fratelli cristiani perseguitati in Medio Oriente

Esposto da ieri sulla facciata dell'Arcivescovado un manifesto con la parola "Nassarah". Mons. Luigi Negri: "Noi tutti dovremmo desiderare di essere là con loro"

Roma, (Zenit.org) Redazione | 371 hits

È da ieri, giovedì 14 agosto, che sulla facciata dell'Arcivescovado di Ferrara è stato esposto un manifesto raffigurante l’iniziale della parola “Nassarah” (“Nazzareno”), il termine con cui il Corano individua i seguaci di Gesù di Nazareth. È il marchio che da alcune settimane viene imposto dalle milizie dell'autoproclamatosi califfo al-Baghdadi agli "infedeli", ovvero i cristiani per i quali non c'è posto nello Stato islamico dell'Iraq e del Levante a meno che si convertano, soggiacciano a una speciale tassazione, subiscano la devastazione dei loro antichi luoghi di culto e la confisca dei beni.

In previsione della preghiera di oggi per i cristiani perseguitati indetta dalla CEI, l'esposizione di questo manifesto vuole quindi affermare pubblicamente "che l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio si sente una cosa sola con questi nostri fratelli e sorelle che portano nel loro corpo e nella loro anima le ferite della passione e della morte del Signore", come spiega il vescovo Luigi Negri in un messaggio alla comunità diocesana. 

Si legge nel testo: "Mentre ci prepariamo alla giornata di preghiera perché torni la pace - o meglio sarebbe dire perché il Signore Gesù Cristo faccia un miracolo, per il quale umanamente parlando non si intravedono possibilità, neanche minime - vorrei che per tutta la Diocesi fosse vero quello che il Papa Francesco ha più volte richiamato, ossia che non sia soltanto un ‘dire’ preghiere, ma sia un pregare con la totalità della vita e dell’intelligenza del cuore”. Soprattutto, auspica il presule, “sia una richiesta di perdono a Lui poiché la nostra vita di cristiani occidentali è gravemente colpevole nel senso della responsabilità nei confronti di quanto sta accadendo”. 

Una responsabilità, questa, che, secondo mons. Negri, “si esprime con un’ingenuità a dir poco patologica”. “Si deve parlare di dialogo, certamente sì, ma lo si deve e lo si può fare solo se esso porta con sé la consapevolezza della propria identità e della complessità dell’interlocutore in questione”. In ogni caso - afferma l’arcivescovo – “il dialogo non può essere perseguito ad ogni costo e non può rappresentare assolutamente una forma di dimissione della presenza cristiana nel Medio Oriente”. 

“Noi tutti – prosegue - dovremmo desiderare di essere là con loro, per rinforzare la presenza anche numerica dei cristiani in luoghi dove da duemila anni la Chiesa e i cristiani sono presenti e perseguitati”.

L’invito è dunque ad una comune preghiera affinché “il Signore ci renda capaci di instaurare e perseguire un dialogo intelligente e non una resa senza condizioni”. “Preghiamo anche – esorta Negri - affinché il Signore ci conceda di aiutare positivamente non solo a fermare la fuga di migliaia e migliaia di nostri fratelli e sorelle, colpevoli solo di essere cristiani come i primi martiri ma, per quanto sarà possibile, rafforzare la loro presenza che non possiamo non considerare un contributo essenziale al Bene Comune dell’intera Umanità”.

“Questo è il modo autentico di pregare per la pace che è dono di Cristo Risorto: ‘La Pace sia con voi’”, rimarca l’arcivescovo di Ferrara, “il resto finisce per essere solo un vaniloquio. La Chiesa non ha bisogno di vaniloqui e, per quanto mi risulta, neanche Dio”.

Oltre al manifesto con la parola “Nassarah”, l’arcidiocesi romagnola si fa presente in questo momento di grave difficoltà per la popolazione cristiana del Kurdistan e del Medio Oriente attraverso una serie di iniziative. Anzitutto oggi, Solennità dell’Assunta, i fedeli di Ferrara parteciperanno alla giornata dedicata alla preghiera per i cristiani perseguitati indetta dalla Conferenza Episcopale italiana.

Gli stessi sono poi invitati “caldamente” a prendere parte, oltre alla preziosa preghiera, anche ad una raccolta fondi organizzata da Asia News, agenzia del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) guidata da Padre Bernardo Cervellera. 

Una nota informa infine che sono state avviate le procedure con il Patriarca dei Caldei Louis Raphael I Sako e l’arcivescovo Bashar Warda per il gemellaggio tra l’arcidiocesi di Ferrara e l'arcidiocesi di Arbil (o Erbil) dei Caldei, sede della Chiesa cattolica caldea particolarmente colpita dai recenti accadimenti. Il procedimento è favorito dalla mediazione della Nunziatura in Iraq e Giordania. Il gemellaggio – spiega il comunicato - servirà a garantire un permanente e definitivo legame tra le due chiese locali nella preghiera e nelle opere. Entro la fine di questo mese, saranno resi pubblici i dettagli degli aiuti necessari. Sarà anche organizzato e grandemente favorito l’invio di un numero di volontari in loco.