Fiducia in Dio e amore all'altro: così sorgerà una "nuova alba"

Nel suo messaggio ai giovani di Taizè, il Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli esorta a seguire Cristo senza riserve, ognuno secondo il proprio carisma

Roma, (Zenit.org) | 1101 hits

Che significato si può dare oggi alla parola fiducia? Ma soprattutto si può parlare davvero di fiducia in un mondo abbattuto dalle violenze, dalla scomparsa dei valori cristiani, da una società impoverita dal punto di vista economico e culturale? La risposta è sì: si può ancora avere fiducia nell'altro, in Dio, grazie soprattutto alle nuove generazioni che sono "segno che la vita della Chiesa abita ancora il mondo d’oggi", come dimostrano i 40.000 giovani venuti da tutto il mondo a Roma per il "Pellegrinaggio di fiducia" organizzato dalla comunità di Taizé. Così il Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli nel messaggio ai pellegrini di cui riportiamo il testo integrale:

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Lasciate che vi porga i più calorosi saluti e che mi feliciti con voi in occasione del 35° incontro europeo dei giovani. Voi partecipate ad una iniziativa capace di superare le insidie del tempo e la stanchezza della storia. Davvero, non possiamo che congratularci di festeggiare quest’ anno la celebrazione del 35° incontro.

Questo solo fatto scredita le più pessimistiche considerazioni che tendono a relegare l’ecumenismo nel posto delle iniziative non riuscite della storia. Se possiamo dire, contrariamente all’opinione comune, che l’ecumenismo non è in panne, è soprattutto perché è sostenuto dalla forza vitale della vostra gioventù.

La gioventù è anche carità, semplicità di cuore e combattimento contro uno sguardo troppo cinico verso la vita che impedisce di cogliere la dimensione fondamentalmente buona dell’umanità. Di conseguenza, e contro ogni attesa, l’ecumenismo si va tracciando un percorso di eccellenza attraverso l’esperienza autenticamente cristiana che condividete insieme. Questa esperienza è innanzitutto quella della fiducia.

Ma cos’è la fiducia? Si può parlare di una comprensione cristiana della fede? E cosa dire della fiducia in Dio?

La fiducia in Dio è innanzitutto un sentimento, quello di fare affidamento su qualcuno o fare affidamento su se stessi. Si dice: avere fiducia in se stessi, o avere fiducia in quella o quell’altra persona. Ma, a differenza di una fiducia che è frutto di un sentimento, la fiducia all’interno del cristianesimo è un atto di fede, un atto di adesione del cuore, di adesione della mente. La fede, di conseguenza, costituisce il fermento della nostra fiducia in Dio.

La natura di questa fiducia non si basa unicamente sulla possibilità che ci offre di felicità, ma sulla sicurezza che la salvezza è stata accordata all’umanità intera attraverso la morte e la resurrezione di Cristo. Per paradossale che ciò possa apparire, la vita cristiana si radica nell’esperienza di kenosi dell’incarnazione di Dio fatto uomo che ricapitola le fragilità del vecchio Adamo per offrire attraverso il nuovo Adamo le condizioni di una vita nuova, di una vita in Cristo. 

Da allora, avere fiducia in Dio costituisce un segno di apertura per eccellenza di ciascun cristiano. La relazione personale che abbiamo stabilito con un Dio personale è nutrita dalla possibilità che abbiamo di parlargli “come uno parla con il proprio amico” (Es 33,11), attraverso la preghiera.

La preghiera diventa allora un gesto di fiducia: è un atto di fede che riconosce la possibilità di avere una relazione diretta con Dio e di discernere in ogni persona umana la scintilla divina che ne fa un autentico figlio di Dio. D’altronde, nella liturgia ortodossa, introducendo la preghiera del Padre Nostro, non si dice forse: “affinché osiamo con fiducia e con santo timore rivolgerci a te…”.

Oggi, le violenze nel mondo, la scomparsa dei valori cristiani e l’estrema rapidità del tempo ci obbligano ad adattare il nostro messaggio e ad essere attenti a vivere il meglio possibile i comandamenti utili per la nostra fede. Perché la fiducia è in crisi. Possiamo avere ancora fiducia nei nostri responsabili politici? Possiamo avere ancora fiducia nelle nostre istituzioni religiose? Possiamo avere ancora fiducia in una società in via d’impoverimento, sia sul piano economico che su quello culturale? Non si tratta allora
di fomentare discorsi di sfida verso l’autorità e il potere.

Ma il fatto di rendersi conto umilmente, al nostro livello, che facciamo l’esperienza della verità divina, modifica sensibilmente la fiducia che possiamo avere nella società e in noi stessi. Essa deve rinforzarla aumentando le nostre aspettative a suo riguardo iniziando da noi stessi. È così che bisogna intendere le parole del profeta Isaia: “Si appoggeranno con fiducia sull’Eterno…” (Is 10,20).

Infine, concludiamo questo messaggio assicurandovi la nostra personale fiducia. Abbiamo fiducia che la generazione che voi rappresentate è il segno stesso che la vita della Chiesa abita ancora, per non dire ispira, il mondo d’oggi. Ora, questa fiducia che noi poniamo in voi è motivata dalla chiamata stessa del Signore quando dice al giovane ricco: “Seguimi”.

Ciascuno di noi è chiamato a seguire Cristo a modo suo, secondo i suoi propri carismi, in un modo personale da piacere a Dio nelle forme con le quali la nostra vita è offerta. Una nuova alba sorgerà attraverso la nostra fiducia nell’amore di Dio e attraverso il riflesso di questo amore nella nostra solidarietà con i nostri fratelli e sorelle in tutto il mondo come anche nella salvaguardia dell’ambiente.

Ancora una volta ci felicitiamo per la realizzazione di un tale raduno. Preghiamo affinché esso porti a ciascuno di voi la grazia dell’unità che sostiene la vita della Chiesa.