Filippine: quella fede semplice e intensa che Haiyan non è riuscito a scalfire

Domani a Santa Maria Maggiore, Messa in ricordo delle vittime del tifone. Intervista a padre Ricky Gente, scalabriniano filippino, e a mons. Pierpaolo Felicolo, direttore dell'Ufficio diocesano Migrantes

Roma, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 308 hits

Roma ama i filippini e, come Diocesi, si unisce spiritualmente al dolore della popolazione asiatica che ancora ha negli occhi la morte e la devastazione portate dal ciclone Haiyan. Dopo l’incontro di Papa Francesco in Vaticano, un’altra speciale espressione di vicinanza alla popolazione colpita sarà la Messa di domani pomeriggio nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Durante la funzione, i fedeli romani e filippini si uniranno per un intimo momento di preghiera per ricordare le vittime del tifone.

La Liturgia, presieduta da mons. Matteo Zuppi, vescovo ausiliare per il settore Centro, sarà inoltre un’occasione per raccogliere offerte devolute poi interamente a familiari, parenti e amici dei filippini di Roma, sopravvissuti alla calamità. Esse si aggiungeranno ai 30mila euro già stanziati dalla Chiesa della Capitale e anticiperanno le collette che tutte le diocesi d’Italia raccoglieranno il prossimo 1° dicembre per la Giornata della fraternità.

Tra i concelebranti: mons. Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio Migrantes del Vicariato di Roma, e padre Ricky Gente, sacerdote scalabriniano e cappellano della comunità filippina della chiesa di Santa Pudenziana al Viminale. ZENIT li ha incontrati entrambi, per farsi raccontare come la comunità filippina di Roma sta vivendo questo momento tragico per il proprio paese e il profondo legame che lega le due popolazioni.

“Secondo i recenti dati del Census, i filippini a Roma sono più di 34 mila” afferma padre Ricky. Nei trent’anni dall’arrivo delle prime comunità, oggi si estendono in ogni zona di Roma: dalla ‘periferica’ Acilia, fino alla centrale Corso Francia. Svolgono solitamente lavori umili, per cui vengono apprezzati per onestà e affidabilità. E loro dicono di trovarsi bene con gli italiani. “Tutti i filippini residenti a Roma - racconta poi il sacerdote - frequentano i diversi centri pastorali, mentre a Santa Pudenziana ogni domenica vengono celebrate quattro Messe, a cui partecipano circa 1.400 persone”.

Riguardo alla situazione post-ciclone nelle Filippine, padre Ricky conferma che “la situazione sta migliorando”: “Le comunicazioni sono state ripristinate, e questo è un grande sollievo per chi viveva nell’angoscia di non riuscire a contattare i propri cari”. Addirittura, prosegue, “qualcuno è tornato in patria dopo il tifone, per cercare gli amici e i parenti dispersi o a dare una mano”. Tra le storie che più hanno commosso il giovane scalabriniano, quella di un suo conterraneo che ha perso la mamma anziana che, dopo tanti anni di lavoro in Italia, era tornata qualche settimana fa nel paese per godersi il pensionamento. La donna è scomparsa travolta dalla furia del tifone e, con lei, anche i suoi quattro figli.

Secondo padre Gente, “ci vorrà almeno un mese per conoscere il numero effettivo delle vittime”. Intanto il National Disaster Risk Reduction and Management Council ha diffuso recentemente il suo tragico responso: 10 milioni di persone colpite da Haiyan, di cui 4.000 in modo letale. Altre 400mila sono senza casa e risiedono in centri per sfollati. Quattro milioni, invece, hanno trovato rifugio presso amici e parenti. E di una cifra innumerevole di dispersi ancora non c’è traccia. “Le ricerche proseguono, ma ci sono morti ovunque”, osserva padre Ricky commosso.

La gente è scomparsa, le città rase al suolo, le famiglie piangono la perdita di almeno uno o due componenti. Ma c’è una cosa che Haiyan non è riuscito a scalfire: la fede di questo popolo. Una “fede semplice e intensa” che, afferma mons. Felicolo, è profondamente radicata nel tessuto di queste persone. “Conosco i filippini e frequento alcuni di loro da anni – racconta a ZENIT il direttore dell’Ufficio Migrantes – ma mai come adesso sono rimasto colpito dal loro modo di affrontare una situazione di tale drammaticità. Si confortano e sostengono l’uno con l’altro”. Certamente, aggiunge, “la fede non toglie il dolore, ma in qualche modo lo orienta e mantiene alta la speranza”.

A questa fede, si aggiunge quella dei connazionali all’estero, specie dei filippini ‘italiani’ che - come accennato - si prodigano per far arrivare nell’arcipelago asiatico ogni segnale di supporto. Fisico o spirituale che sia. “I filippini in Italia – prosegue Felicolo – pregano continuamente per non farli sentire soli”. Ma “sono attivi anche nella solidarietà, raccogliendo cibo, vestiti, medicine, aiuti materiali e anche denaro da inviare ai vescovi locali, alla Caritas filippina e alle altre associazioni”. Un grande aiuto è giunto anche dagli italiani che frequentano la chiesa del Viminale: “In questi giorni ne arrivano tantissimi – conferma padre Gente - con abiti, coperte, soldi. Tutti dimostrano grande solidarietà e simpatia verso la nostra comunità”.

“Gli aiuti – spiega mons. Felicolo - vengono inviati direttamente al posto in cui sono capitate le tragedie. Da Roma passano nelle mani dell’arcivescovo Du, responsabile del flusso dei soccorsi internazionali. Il governo fa la sua parte, ma la Chiesa dà le cose alla Chiesa, senza mediazioni”. In questo modo, si cerca di aggirare il problema della corruzione e dello sciacallaggio che piagano il popolo già troppo sofferente.

“Attraverso le parole e il contributo del Papa, come pure il grande sostegno da parte del cardinale Vallini, gli aiuti delle varie parrocchie e degli Uffici Migrantes e Caritas”, concludono padre Ricky e mons. Felicolo, “i filippini stanno sentendo davvero la Chiesa universale vicino a loro”.