Filippine: un Vescovo denuncia la mafia del gioco

Forte reazione di alti funzionari segnalati

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LINGAYÉN, giovedì, 30 settembre 2010 (ZENIT.org).- Alcuni membri dell'Amministrazione superiore della provincia di Pangasinán, nel nord delle Filippine, hanno attaccato duramente l'Arcivescovo emerito di Lingayén-Dagupan, monsignor Óscar Cruz.



Si tratta di una reazione alle recenti rivelazioni del presule in un'udienza al Senato, che coinvolgevano nel gioco illegale il governatore della provincia, ha reso noto il 24 settembre Eglises d'Asie (EDA), l'agenzia informativa delle Missioni Estere di Parigi.

Esprimendo la propria “indignazione” in un manifesto pubblicato sul Philippine Star giovedì 23 settembre, hanno definito le accuse del presule “totalmente infondate e notevolmente tendenziose”.

“Abbiamo deciso che qualsiasi persona che voglia attentare in modo malintenzionato contro la credibilità del governatore e cerchi di sviare l'attenzione dal suo eccellente lavoro di gestione della provincia in materia di progresso e sviluppo dovrebbe essere dichiarata persona non grata nella provincia del Pangasinán”.

La dichiarazione, firmata da sedici membri del Governo provinciale, precisa: “Consideriamo abietta l'introduzione del nome del governatore Amado Espino nella lista degli organizzatori di jueteng realizzata dall'ex Arcivescovo Cruz”.

Il jueteng è una lotteria illegale particolarmente diffusa a Luzón, l'isola più grande della parte nord dell'arcipelago.

Il 21 settembre, il presule ha presentato al Comitato Blue Ribbon del Senato – incaricato di indagare e punire le frodi dei funzionari – una lista di oltre trenta politici, funzionari statali e membri della Polizia che hanno ricevuto tangenti dalla mafia che controlla il gioco illegale.

La lista è stata elaborata dalla People's Crusade Against Jueteng (KBLJ), un gruppo del quale l'Arcivescovo è cofondatore.

Il presule aveva già parlato in precedenza davanti alla Camera dei rappresentanti, precisando che si trattava dell'“ultima opportunità” che dava al Governo, ma il suo intervento non ha sortito effetti.

“E' una prova per il nuovo Governo di Aquino”, ha dichiarato. “Se non si fa nulla (…), l'elezione di qualcuno sotto la bandiera dell'integrità non sarà stata altro che una grande farsa”.

Monsignor Cruz è noto per il suo impegno nella lotta contro la corruzione, soprattutto nell'ambito del gioco.

In varie occasioni ha cercato di attaccare la potente mafia del jueteng, che accusa di rovinare i poveri e promuovere la corruzione.

Dall'arrivo alla Presidenza di Noynoy Aquino III, figlio della nota Corazón Aquino, il presule, sostenuto da altri Vescovi filippini, non ha smesso di chiedere al vincitore delle elezioni il rispetto delle sue promesse di sradicare la corruzione all'interno della macchina statale.

Il 23 settembre, attraverso le onde della DZBB di Manila, monsignor Cruz ha ribadito la sua determinazione di far sì che il Governo rispetti i suoi impegni, minacciando anche di denunciare altre persone di spicco se la sua indagine esposta al Senato non darà risultati.

Il presule “anticorruzione” ha inoltre affermato che anche alcuni ecclesiastici, tra cui almeno otto Vescovi, sono coinvolti nei profitti del jueteng.

La lista consegnata da monsignor Cruz includeva alti funzionari statali, alcuni dei quali molto vicini al Presidente Aquino, come Rico Escalona Puno, sottosegretario del Ministero degli Interni, o Jesus Verzosa, ex capo della Polizia nazionale.

L'Arcivescovo è consapevole dei rischi che corre. Nel febbraio scorso è stato assassinato uno dei testimoni che il presule aveva convinto a testimoniare davanti alla commissione d'inchiesta del Senato.

L'ex presidente della Conferenza Episcopale delle Filippine, che ha 75 anni, ha confermato di aver ricevuto minacce di morte nei giorni scorsi.

Pur ammettendo di temere per la propria vita, l'Arcivescovo rifiuta per il momento la protezione offertagli dal Senato e dalla Conferenza dei Superiori Maggiori delle Filippine.