Fondazioni di origine bancaria: una risorsa per l'economia italiana

Se ne è discusso in un incontro promosso dall'ambasciata presso la Santa Sede

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di Carmine Tabarro

ROMA, giovedì, 4 ottobre 2012 (ZENIT.org) – L’incontro sul tema Fondazioni di origine bancaria, a sostegno dello sviluppo, della solidarietà e della coesione sociale, organizzato dall’ambasciata d'Italia pressola Santa Sede si è tenuto ieri sera presso Palazzo Borromeo, a Roma.

Hanno partecipato tra gli altri, il cardinale Domenico Calcagno, presidente dell'Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica; Vittorio Grilli, ministro dell'Economia e delle Finanze; Giuseppe Guzzetti, presidente dell'Acri; Simone Basili, Banca infrastrutture innovazione e sviluppo.

Per il Presidente dell’Associazione di fondazione e di casse di risparmio (Acri) Giuseppe Guzzetti, nella società “manca la cultura, difficile da far penetrare, del ruolo dei corpi intermedi”.

Le fondazioni di origine bancaria, sono nate nel 1990, con  la cosiddetta legge Amato (n. 218 del 30 luglio 1990). che portò alla privatizzazione delle Casse di Risparmio e delle Banche del Monte. Queste erano enti creditizi con una forte connotazione solidaristica, sorti per lo più agli inizi dell’Ottocento sulla spinta di meccanismi di auto organizzazione e di auto tutela delle comunità, in una fase critica di passaggio dalla civiltà agricola a quella industriale. La legge Amato portò alla separazione dell’attività creditizia da quella filantropica.

In altre parole le  "Fondazioni di origine bancaria” si distinguono per la loro posizione “tra Stato e mercato” e la loro natura intermedia “tra pubblico e privato” . Sebbene la loro attività, ha spiegato il presidente Acri, “sia senza scopo di lucro”, e “l’articolo 118 della Costituzione vi faccia riferimento”, in Italia “il loro ruolo è marginalizzato”.

Le fondazioni, ha aggiunto Guzzetti, non solo “fanno parte delle libertà sociali”, ma mediante i finanziamenti al terzo settore “tentano il più possibile di attutire i rischi dell’esclusione sociale”. Del “ruolo diretto delle fondazioni sul territorio” come “generatrici di risorse impiegabili in modo sinergico e sostitutivo rispetto allo Stato” ha parlato Vittorio Grilli, ministro dell’Economia e delle finanze, che ha sottolineato “l’obbligo alla trasparenza nel modo di operare”. Inoltre il ministro l’importante ruolo svolto  dalle Fondazioni: “per le banche è fondamentale perché mai come in questi anni servono azionisti di lungo periodo che credano negli asset in cui hanno investito”

Secondo Grilli anche le banche italiane hanno avuto bisogno di nuove risorse finanziarie a causa della seconda fase della crisi, quella del debito sovrano. E se il contribuente italiano è stato chiamato a finanziare le banche solo in misura minima rispetto ai contribuenti degli altri Paesi europei, è perché le banche italiane hanno avuto bisogno di minori risorse e perché una parte importante di queste risorse è venuta dalle fondazioni.

Nell’intervento del card. Domenico Calcagno, presidente dell’amministrazione del patrimonio della Sede apostolica,  “i beni materiali devono avere per guida la giustizia e per compagna la carità, affinché i diritti fondamentali non restino vuote parole”.

Il cardinale ha denunciato la “brama spasmodica del profitto e la sete di potere segnano pesantemente la storia dell’umanità”, il persistere di “condizioni di disparità impoverisce tutti”.

Dal momento che “una società giusta può essere realizzata solo nel rispetto della dignità trascendente della persona umana”, si rende necessario che “i programmi sociali, scientifici e culturali siano presieduti dalla consapevole del primato di ogni essere umano”. L’invito è quello di “mettere con più liberalità i propri beni al servizio dell’altro”, tenendo presenti quattro elementi: “dignità persona umana, ricerca del bene comune, sussidiarietà, solidarietà”.

Per realizzare “un mondo equo e solidale, in cui la a ricchezza abbia una funzione positiva” servono “il coinvolgimento di tutti” e “un’attenzione particolare a chi vive in condizioni di marginalità”. Il valore sociale, ha concluso il porporato, “riceve consistenza dai pilastri sui quali nascono le fondazioni bancarie: verità, libertà, giustizia e amore”.