Francescani e Domenicani promuovono l’abrogazione della legge sulla blasfemia in Pakistan

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GINEVRA, mercoledì, 9 giugno 2004 (ZENIT.org).- Due organizzazioni non governative di Francescani e Domenicani hanno promosso presso la Commissione e la Sottocommissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite l’abrogazione della legge sulla blasfemia in Pakistan.



Franciscan International (FI) e Dominicans for Justice and Peace (OP) hanno affermato in un comunicato di essere stati incoraggiati dal recente annuncio del Presidente pakistano Pervez Musharraf di una possibile revisione delle leggi del Paese.

In un recente congresso a Islamabad, Musharraf ha dichiarato che alcune regole nel codice penale islamico potrebbero essere modificate.

“Dal 1986, la legge sulla blasfemia ha pregiudicato le minoranze in Pakistan. L’articolo 295 del codice penale pakistano punisce ‘tutti coloro che con parole o scritte, gesti o rappresentazioni visibili, insinuazioni dirette o indirette, insultano il santo nome del Profeta’. Attraverso false accuse, quindi, molte minoranze sperimentano ripetutamente umiliazioni, intolleranza e violenza”, afferma il comunicato distribuito da Franciscans International.

La legge sulla blasfemia comporta una sentenza di morte obbligatoria e serve anche come strumento per vendette personali. I militanti musulmani manipolano spesso la legge per perseguitare i Cristiani o altri gruppi il cui credo non coincide con i loro valori religiosi.

Alle continue minacce, intimidazioni e pressioni da parte del sistema giudiziario si somma il fatto che la legge sulla blasfemia evita anche che abbiano luogo udienze giuste, imparziali e indipendenti. In questo modo le vittime vengono spesso accusate e giudicate ingiustamente, senza un corretto esame delle prove relative ai loro casi.

Dal 1997, l’FI e l’OP sono intervenuti presso la Commissione e la Sottocommissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e hanno sollecitato il Governo pakistano ad abrogare tutte le leggi discriminatorie, soprattutto la legge sulla blasfemia.

L’FI e l’OP ritengono che l’applicazione della pena di morte sia una violazione del diritto alla vita proclamato nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Attraverso dichiarazioni congiunte, le due organizzazioni per i diritti umani hanno anche esortato le autorità pakistane ad adottare misure più serie per proteggere la vita, le proprietà, la dignità e l’onore delle minoranze.

In un intervento alla sessione di quest’anno del CHR, padre Philippe LeBlanc, O.P., ha affermato che alcune discriminazioni religiose si iscrivono nelle leggi e sono radicate nelle strutture sociali.

“L’intolleranza religiosa rimane una delle cause principali di molti conflitti, di varie guerre e della violenza che affligge il mondo”, ha dichiarato il direttore dei Dominicans for Justice and Peace.

“L’assenza della volontà politica da parte di alcuni Governi di porre fine a questa discriminazione e la mancanza di punizioni incoraggiano a continuare a perseguitare individui e organizzazioni”, ha avvertito.

L’FI e l’OP continuano a monitorare da vicino la situazione dei diritti umani in Pakistan, includendo questioni legate alla libertà religiosa.