Fraternità, giustizia e bene comune non sono un'utopia

Incontrando le élite politiche, economiche e culturali del Brasile, papa Francesco ha raccomandato il "dialogo costruttivo" come mezzo virtuoso di crescita della società

Rio de Janeiro, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 335 hits

Politici, diplomatici, esponenti della società civile, dell’imprenditoria, della cultura e della chiesa brasiliana hanno accolto oggi papa Francesco presso il Teatro Municipale di Rio de Janeiro.

L’incontro del Santo Padre con le élite brasiliane è stato introdotto da una breve perfomance musicale e dal saluto dell’arcivescovo di Rio, monsignor Orani João Tempesta.

“Esistono, anche fra noi che siamo qui, differenti opinioni su come ricercare una democrazia in cui tutti abbiano voce e siano partecipi – ha detto monsignor Tempesta -. Anche se abbiamo sguardi diversi sulla realtà della nostra società, un punto deve accomunare tutti: l’ostinata ricerca della valorizzazione dell’essere umano, in particolare delle fasce più deboli. Abbiamo bisogno e dobbiamo affermare il sogno della giustizia, della pace e della riconciliazione di tutti”.

Nell’aprire il suo discorso, papa Francesco si è scusato per non parlare in questa sede in portoghese, preferendo usare la madrelingua spagnola “per esprimere meglio quello che ho nel cuore”.

Il Papa ha lodato la cultura brasiliana, dicendo alle personalità presenti in sala: “Vedo in voi la memoria e la speranza: la memoria del cammino e della coscienza della vostra Patria e la speranza che essa, sempre aperta alla luce che promana dal Vangelo di Gesù Cristo, possa continuare a svilupparsi nel pieno rispetto dei principi etici fondati sulla dignità trascendente della persona”.

Di seguito il Pontefice, citando il pensatore brasiliano Alceu Amoroso Lima, ha ricordato che coloro che hanno un ruolo di responsabilità ,sono chiamati ad affrontare il futuro “con lo sguardo calmo di chi sa vedere la verità”.

Si è poi soffermato sulle caratteristiche peculiari della cultura brasiliana, capace di “integrare elementi diversi” e di mantenere “una visione integrale della cultura umana”.

Il popolo brasiliano, in tal senso, “ha ricevuto molto dalla linfa del Vangelo”, tuttavia tale ricchezza “deve essere pienamente valorizzata”, ha sottolineato Francesco, richiamandosi al senso del discorso del suo predecessore Benedetto XVI in occasione dell’introduzione della Conferenza di Aparecida (2007).

“Il cristianesimo unisce trascendenza e incarnazione; rivitalizza sempre il pensiero e la vita, di fronte alla delusione e al disincanto che invadono i cuori e si diffondono nelle strade”, ha aggiunto Francesco rivolto alle autorità presenti.

Il secondo elemento preso in esame dal Pontefice ha riguardato la “responsabilità sociale”, che riguarda la “formazione di nuove generazioni, capaci nell’economia e nella politica, e ferme sui valori etici”.

È necessaria, quindi, “una visione umanista dell'economia e una politica che realizzi sempre più e meglio la partecipazione della gente, eviti gli elitarismi e sradichi la povertà”. Nessuno deve essere “privo del necessario” e a tutti vanno assicurate “dignità, fratellanza e solidarietà”.

La tensione verso la giustizia da parte delle classi dirigenti, deve essere sempre accompagnata dalla “virtù dinamica della speranza”, ha sottolineato il Santo Padre.

Una leadership che abbia come primo obiettivo il “bene comune” deve anche saper vincere i mali della società, “con l’audacia di azioni coraggiose e libere”.

Chi agisce responsabilmente “colloca la propria azione davanti ai diritti degli altri e davanti al giudizio di Dio – ha spiegato il Papa -. Questo senso etico appare oggi come una sfida storica senza precedenti”. Non basta, quindi, esercitare una “razionalità tecnica e scientifica”: si impone “il vincolo morale con una responsabilità sociale e profondamente solidale”.

Un terzo nodo affrontato da papa Francesco ha riguardato il “dialogo costruttivo”, visto come una virtuosa terza opzione tra gli estremi violenti della “indifferenza egoista” e della “protesta violenta”. Tale dialogo può avere luogo tra le generazioni, essere rivolto al popolo, implicare la “capacità di dare e ricevere”, purché sia sempre aperto alla “verità”.

Un futuro per la società è inimmaginabile se si rimane chiusi “nella pura logica di rappresentanza degli interessi costituiti”. Fondamentale, in tal senso, è il contributo svolto dalle “grandi tradizioni religiose” a beneficio della “vita sociale” e della “democrazia”.

La pacifica convivenza tra religioni diverse è garantita dalla “laicità dello Stato” come strumento che rispetta le “espressioni concrete” di ogni posizione confessionale, senza privilegiarne né sminuirne nessuna in particolare.

“Quando i leader dei diversi settori mi chiedono un consiglio, la mia risposta è sempre la stessa: dialogo, dialogo, dialogo”, ha sottolineato il Papa. La “cultura dell’incontro”, ha spiegato, è “l'unico modo di crescere per una persona, una famiglia, una società”; in caso contrario “tutti perdono”.

In conclusione, il Pontefice ha ricordato che la “fraternità” e l’impegno per “costruire una società più giusta” non sono una “utopia” ma “il risultato di uno sforzo concertato di tutti in favore del bene comune”. È proprio per il bene comune che il Santo Padre ha infine incoraggiato l’impegno delle classi dirigenti, affinché vi si prestino con “saggezza, prudenza e generosità”.