Fraternità "tra i popoli, tra gli ebrei, i cristiani e i musulmani"

Il patriarca latino di Gerusalemme celebra in Terra Santa la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio ed esorta tutti i religiosi, i cristiani e non, a lavorare per una pace "giusta e duratura"

Roma, (Zenit.org) Redazione | 317 hits

Fraternità “tra i popoli, tra gli ebrei, i cristiani e i musulmani". E' questo ciò che necessita prima di ogni cosa la Terra Santa in questo nuovo anno, secondo il patriarca latino di Gerusalemme, mons. Fouad Twal. Celebrando ieri la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, il presule ha affermato: "Sappiamo già che molti uomini e donne di buona volontà lavorano duramente al servizio di una terra più fraterna, per una pace giusta, duratura, equa e sicura”. 

“La nostra vocazione di cristiani - ha proseguito - esige che ci mettiamo al servizio dei nostri fratelli, dei nostri Paesi, per contribuire alla loro crescita. Sul piano sociale e umanitario, molte associazioni cattoliche lavorano generosamente per venire in aiuto agli abitanti di Gaza, ai numerosi rifugiati siriani che giungono nella nostra diocesi".

In questa "terra devastata dai conflitti ormai da molti anni”, Cristo ci chiama dunque a trasmettere la pace, ha sottolineato il patriarca, esortando cristiani e non cristiani “a costruire una pace sociale duratura, senza abbandonare la nostra fede, ma avendo un atteggiamento di apertura nella verità e nell’amore, saldi nella nostra fede e nella gioia di condividerla, sapendo tuttavia adattare il nostro discorso, perché possa essere ascoltato e capito".

"La nostra fratellanza deve impregnare la nostra cooperazione nella missione per il bene comune al di là delle rivalità e delle gelosie”, ha affermato mons. Twal. Soffermandosi poi sul tema della famiglia, come “prima cellula in cui si forgia la fraternità" e tema principale del 2014, in vista del Sinodo di ottobre, il patriarca latino di Gerusalemme ha rimarcato: "La famiglia può partecipare alla costruzione di un nuovo umanesimo di fratellanza in contrapposizione alla globalizzazione dell’indifferenza e la nostra Chiesa deve rilevare le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione come ci invita il documento di preparazione al Sinodo".