Freedom Writers

Il film di Richard LaGravenese racconta come una professoressa di una High School californiana riesca ad educare i suoi alunni, invischiati in lotte tra clan e pregiudizi razziali, al rispetto reciproco e alla voglia di crescere

Roma, (Zenit.org) Raffaele Chiarulli | 319 hits

In una high school californiana, alla metà degli anni ’90, la professoressa Erin Gruwell deve cercare di insegnare in una classe sconvolta dalle tensioni razziali e dalle lotte fra gang.

Ostacolata da una disillusa direttrice didattica, Erin capisce che i tradizionali metodi di insegnamento non servono a niente. Presentando ai ragazzi gli effetti deleteri della dittatura nazista, Erin li fa riflettere sulla pericolosità dell’odio che covano gli uni verso gli altri, insegnando che il rispetto, innanzitutto per loro stessi, passa attraverso la rinuncia alla violenza.

“La mente non è un vaso da riempire ma, come la legna da ardere, ha solo bisogno di una scintilla che la accenda e che le dia impulso per la ricerca e amore ardente per la verità”. Così scriveva lo storico greco Plutarco nell’Arte di ascoltare ripreso molti secoli dopo da Montaigne che, in uno dei suoi celebri saggi, sentenziò: “Insegnare non significa riempire un vaso ma accendere un fuoco”. Dio benedica i bravi maestri, quelli che riescono ad accendere il fuoco e che, soprattutto, mostrano ai loro discepoli come tenerlo vivo da soli. Di questo parla Freedom Writers che, se non diventerà mai un cult come L’attimo fuggente, ha però qualcosa in più da dire sulla scuola e sull’educazione.

Siamo a Long Beach, California, a metà degli anni Novanta. La Woodrow Wilson High School, un tempo scuola prestigiosa, non gode più di ottima fama da quando – per cercare di lenire i disagi di un quartiere sconvolto dalle tensioni razziali e dalla lotta tra le gang – ha attuato un programma sperimentale di integrazione, formando classi in cui latinoamericani, neri e cinesi dividono controvoglia il banco. Ogni giorno una rissa e per poco non ci scappa il morto, giacché alcuni dei ragazzi – almeno quelli non controllati dal braccialetto elettronico del carcere minorile – vengono in classe armati. Non si direbbe il posto per una professoressa giovane e carina, con nessuna esperienza alle spalle. Eppure è lì, proprio a causa del programma d’integrazione razziale, che Erin Gruwell (Hilary Swank), spinta dal suo idealismo, chiede e ottiene di essere assunta. Figlia di un ex attivista per i diritti civili (Scott Glenn) e sposata con un architetto (Patrick Dempsey), Erin è convinta che potrà dare ai ragazzi che avrà davanti, problematici e disastrati che siano, quello che meritano e di cui hanno bisogno. Più facile a dirsi che a farsi: ostacolata, tra l’altro, da una disillusa direttrice didattica (Imelda Staunton) che le sconsiglia di cercare di migliorare le cose, Erin capisce che i tradizionali metodi di insegnamento, su ragazzi per cui la vera scuola è la strada e la migliore amica la pistola, non servono a niente.

Proprio per questo, allora, inizia un lento ma tenace lavoro per ottenere prima di tutto la loro fiducia. Per prima cosa, Erin li costringe a riflettere su ciò che essi hanno in comune tra loro, titillando continuamente il loro cuore e facendoli specchiare nella loro umanità. In secondo luogo, propone loro, come unico compito del tutto facoltativo, di tenere un diario, così che possano accedere del tutto liberamente al loro mondo interiore, spesso piagato da ferite orribili. Pagando di tasca sua una visita al Simon Wiesenthal Center (il museo dell’Olocausto di Los Angeles) e leggendo Anna Frank in classe, li fa riflettere infine sulla pericolosità dell’odio che covano gli uni verso gli altri, insegnando che il rispetto, innanzitutto per loro stessi, passa attraverso la rinuncia alla violenza. Una volta conquistata la loro stima, può trasmettere l’insegnamento più importante. Che cioè non è dalle circostanze favorevoli che dipende la loro possibilità di crescere, ma dal desiderio che avranno di farlo. Quando, alla notizia che potrebbero perderla come insegnante, gli studenti si demoralizzano e si sentono traditi dalla scuola, Erin li inchioda alla loro raggiunta maturità: “Non usate me come un’altra scusa per dire che non ce la farete”. In questo, il film si smarca dall’Attimo fuggente e lo supera. Anche fuori dalle mura della scuola, questi studenti non si sentiranno abbandonati ma, avendo imparato come la vera libertà sia un rischio da correre, saranno in grado di prendere decisioni scomode per la loro vita ma salutari per il loro spirito. 

Siamo di fronte, ci si potrebbe chiedere, alla solita favoletta americana sulla forza di volontà in grado di cambiare il mondo? Neanche per sogno: la storia è vera ed Erin Gruwell ha raccolto la propria esperienza, e i diari dei ragazzi, nel libro The Freedom Writers Diary: How a Teacher and 150 Teens Used Writing to Change Themselves and the World Aronund Them.Molti di questi studenti sono stati i primi in famiglia a diplomarsi al liceo e ad andare al college. Per seguirne alcuni, Erin ha lasciato la Wilson School per insegnare alla California State University a Long Beach e, dopo la pubblicazione del diario nel 1999, insieme ad alcuni di loro ha costituito la Fondazione “Freedom Writers”, tesa a ricreare il successo di quella prima classe nelle aule di tutto il Paese (il nome vuole echeggiare i “Freedom Riders”, gli attivisti per i diritti civili che percorsero il Sud degli Usa nel 1961 per protestare contro la segregazione razziale).

A dirigere e a scrivere il film è Richard LaGravenese che, da consumato sceneggiatore (suoi sono La leggenda del Re Pescatore I ponti di Madison County), ha costruito la protagonista senza forzature ideologiche. La realtà, in questo caso, ha dato una mano: vincente in campo professionale, la Grewall fu un disastro nella vita privata. In un confronto di coppia decisivo, in una scena amara ma di grande profondità, il marito Scott le rivela che non di lui è innamorata ma dell’idea di lui. Ma non basta un principio nobile per fare una famiglia; bisogna appassionarsi al destino dell’altro ed Erin, questo, lo fa con i suoi ragazzi.

E' difficile comprendere perché il film sia uscito in Italia in versione DVD invece di essere distribuito in sala.

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Titolo Originale: Freedom Writers
Paese: USA, GERMANIA
Anno: 2007
Regia: Richard LaGravenese
Sceneggiatura: Richard LaGravenese
Produzione: DANNY DE VITO, STACEY SHER E MICHAEL SHAMBERG PER PARAMOUNT PICTURES, DOUBLE FEATURE FILMS, MTV FILMS, JERSEY FILMS, KERNOS FILMPRODUKTIONSGESELLSCHAFT & COMPANY
Durata: 123
Interpreti: Hilary Swank, Patrick Dempsey, Scott Glenn, Imelda Staunton

Per ogni approfondimento: http://www.familycinematv.it