Gennaro Nunziante: l'umiltà al servizio della risata

Il regista dei film con Checco Zalone racconta la sua comicità "artigianale" e lontana da ogni moralismo ed intellettualismo

Fiuggi, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 286 hits

I suoi film sono stati il caso cinematografico degli ultimi cinque anni. Per girare Cado dalle nubi, Che bella giornata e Sole a catinelle, Checco Zalone si è avvalso della regia di Gennaro Nunziante, suo conterraneo, conosciuto a Bari una decina di anni fa in occasione di un provino per Telenorba, in cui Luca Medici – questo il vero nome del celebre comico – si presentò esibendosi nella parodia di un cantante neomelodico.

Presente all’edizione di quest’anno del Fiuggi Family Festival in qualità di presidente di giuria, Nunziante ha reso testimonianza al Masterclass del Festival, davanti ad un pubblico di giovani - alcuni dei quali aspiranti cineasti - con cui ha interloquito in maniera assai ironica ed informale.

Il regista ha lodato le qualità artistiche ed umane dell’amico Zalone, del quale, fin dal loro primo incontro, ha apprezzato la dote dell’umiltà. Mai prendersi sul serio: per chiunque - tanto più per chi fa cabaret o realizza film comici – è un imperativo categorico.

I film da loro realizzati, del resto, sono la dimostrazione di come si possano trattare temi delicatissimi e anche drammatici come l’omosessualità (Cado dalle nubi) o il terrorismo islamico (Che bella giornata) senza mai perdere il sorriso, né banalizzare.

Tra i “maestri” del cinema comico internazionale, Nunziante ha indicato Billy Wilder (1906-2002), che “prendeva in giro i suoi personaggi ma li amava profondamente”, e Blake Edwards (1922-2010), autentico “genio del nonsense”.

Nunziante, oltre ad essere nemico dichiarato del moralismo formato celluloide e del cinema che necessariamente deve “trasmettere messaggi”, è convinto che la distinzione tra cinema “d’autore” e “popolare” sia alquanto artificiosa.

In fondo anche Shakespeare, ha affermato il regista, faceva un teatro rivolto alle masse, sebbene la critica letteraria lo abbia trasformato in un autore ‘alto’ e accademico e, di conseguenza, poco amato dagli studenti…

Intervistato da ZENIT, Gennaro Nunziante ha raccontato la sua visione dell’arte cinematografica, commentando anche la sua seconda esperienza in tre anni da presidente di giuria del Fiuggi Family Festival.

Far ridere è un’arte e, come tutte le arti, si apprende e si migliora. Come nascono una battuta e un copione comico?

Si lavora su un’idea e vi si lavora sodo: la prima battuta sarà forse scontata, la seconda un po’ meno, la terza meno ancora fino ad arrivare a quella buona. La comicità è un manufatto, è un lavoro d’artigianato: ti impegna a lavorare sulle parole, sulle idee, sui concetti. La spontaneità, quindi, non basta né è mai la soluzione migliore, anzi, a volte, porta agli esiti più scontati e stereotipati. È necessario andare più a fondo.

È un luogo comune dire che è più facile far ridere che far piangere?

Secondo me è un luogo comune. È difficile sia far ridere che far piangere. In particolare far piangere non è così semplice: oggi toccare i sentimenti non è cosa da tutti. C’è il sentimento della comicità, così come c’è il sentimento dei drammi che ognuno si porta dentro. Quindi una scena può farti uscire la lacrima o comunque un sentimento che tenevi un po’ rinchiuso dentro di te.

A cosa è dovuto lo straordinario successo dei film che lei ha girato con Checco Zalone? I detrattori ritengono che la comicità di Checco sia un po’ triviale…

Il merito è principalmente di Checco, che ha saputo creare un personaggio che la gente ha amato da subito, in un certo senso lo ha “adottato”. Il successo dei nostri film è tutto da attribuire a lui. Quanto alle critiche, credo possano anche starci. Guai se avessimo il 100% di pareri positivi o favorevoli. Personalmente ritengo difficile dire che nei nostri film ci sia trivialità: se qualcuno l’ha trovata… buon per lui!

I vostri estimatori, al contrario, ritengono che i vostri film siano ricchi di valori o, comunque, “a misura di famiglia”: tanto è vero che Sole a catinelle è stato proiettato fuori concorso il primo giorno di questo Fiuggi Family Festival…

Non ritengo esista un film a misura di famiglia, in quanto esistono e famiglie, molto diverse l’una dall’altra, ed esiste la comunità, che va ripristinata come valore. Non ritengo, quindi, che esista un film “per famiglie” o “contro le famiglie”. Esiste però un modo di guardare la vita non retorico, e privo di pregiudizi che ti spinge soprattutto a guardare con ottimismo le persone che ti passano davanti, sapendo che possono anche essere migliori di te. Non è una questione di valori, l’importante è aver regalato alla gente uno sguardo diverso sulla vita: per noi basta e avanza.

Per la seconda volta lei è presidente di Giuria al Fiuggi Family Festival: qual è la sua opinione su questa manifestazione?

Vedo un grande impegno e un grande sacrificio da parte di chi realizza questi film, nonostante gli scarsi mezzi. Mi piace più guardare questo spirito di sacrificio che non i film stessi o esprimere un giudizio sul Festival. Mi fa piacere che ci sia gente che ce la mette tutta. Non so dove porterà questa iniziativa ma mi auguro che in essa ci sia sempre amore per quello che si fa.