Geova a Messa

Confronto tra cattolicesimo e geovismo sulle Letture di domenica 9 febbraio 2014 - V Domenica del T.O.

Roma, (Zenit.org) Sandro Leoni | 301 hits

Prima Lettura: Is 58,7-10 

Così dice il Signore:
«Non consiste forse [il digiuno che voglio]
nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo
,
senza trascurare i tuoi parenti? (…)
se aprirai il tuo cuore all’affamato,
se sazierai l’afflitto di cuore
,
allora brillerà fra le tenebre la tua luce,
la tua tenebra sarà come il meriggio». 

Una domanda al nostro paziente TG, anzi due o tre. Se questo è ciò che dice la Bibbia, come mai la vostra dirigenza non ha realizzato mai delle strutture caritatevoli neanche a esclusivo beneficio del popolo di Geova? Come mai lo Schiavo Fedele e discreto (cioè i vostri capi) si fanno soffiare la gloria del voler bene al prossimo lasciando che sia stata la cristianità ad inventare gli ospedali, le scuole, i progetti di sviluppo nelle missioni, le mense, i dormitori, le mille strutture insomma della CARITAS a beneficio di ogni essere umano, TG compresi? E’ davvero in preda a Satana questa cristianità che realizza queste cose con tanta dedizione e sacrificio anche della vita? Possibile che vi sentiate a posto racchiudendo tutta la vostra carità verso il prossimo nell’annunciargli la prossima fine di questo sistema di cose? Annuncio che oltretutto, lo sapete bene, non corrisponde al vero se parlate di “imminenza”. 

Seconda Lettura: 1Cor 2,1-5 

Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso.
Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio. 

“crocifisso… Spirito”. Solo due noticine di variazione nella Traduzione del Nuovo Mondo (NM) geovista che cambia “crocifisso” con “palo” e “Spirito” con “spirito”. Cose di cui abbiamo già parlato. Ma per i nuovi lettori potremmo notare che tra le due la più grave in assoluto è certo il declassamento dello “Spirito” che è lo Spirito Santo, alla impersonale “forza attiva di Geova”. Ma almeno è coerente, essendo una interpretazione della Bibbia che il geovismo ha mantenuto da sempre. Invece, in relazione alla dignità di Dio, è assai più grave aver cambiato la “croce”, che i TG hanno venerato e  di cui si sono gloriati per mezzo secolo - portandone con fierezza l’effigie in una spilla sul bavero della giacca - con l’attuale “palo di tortura”. Questo fatto, se deve restare vero che la dottrina viene trasmessa direttamente da Geova che guida teocraticamente la Congregazione tramite il suo Canale di comunicazione, non coinvolge la dignità di Geova facendolo passare per uno che ora dice una cosa ora un’altra? E peggio, insegnando che Geova è “giusto” anche se assegna punizioni a chi non ha creduto a una dottrina, dichiarata un tempo, che ora lo stesso Geova dichiara che era errata e che magari aveva visto giusto chi non l’aveva creduta? 

Vangelo: Mt 5,13-16 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli». 

Onore al merito! Non possiamo non cogliere in questa esortazione di Gesù un elogio per l’impegno apostolico manifestato dai TG nel loro andare casa per casa, e non accusare, per contro, la scarsità di sensibilità nella massa dei nostri fratelli cattolici affetti da “spaventoso analfabetismo religioso”, come hanno ammesso anche i Vescovi. Quindi, pregando che queste parole del Salvatore penetrino a fondo nei nostri animi e li spingano a maggior fervore apostolico (magari a partire dagli animi dei genitori e nonni perché facciano loro il primo catechismo a figli e nipoti così da renderli già… “laureati” nei fondamenti della dottrina cristiana quando saranno invitati dalla parrocchia a frequentare la scuola di catechismo) pregheremo anche perché i TG non inquinino il loro attivismo facendolo derivare dal timore di incorrere nella “colpa del sangue” o di essere rimbrottati severamente dagli anziani corrucciati dal controllo del loro scarso “rapportino mensile”… 

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GEOVISMO IN PILLOLE 

E siamo ancora ad utilizzare lo spazio rimasto per integrare la nostra conoscenza del geovismo parlando di…

GEOVA (il nome) – spesso negli stampati della WT si trova il binomio “Geova-Dio” a sottolineare che Geova sarebbe il nome e Dio la sua qualifica di Onnipotente. La “D” maiuscola poi servirebbe a distinguerlo da altri “dèi”, cioè da altri “potenti”. In tal senso il geovismo assegna la qualifica di “dio”, ritenendola appropriata, a qualsiasi “potente” della Bibbia, ivi compresi Gesù e (ohibò!) Satana “principe e dio di questo mondo”.

Stampano anche che “Geova è il nome di Dio” dando ad intendere che sarebbe la traduzione del tetragramma ebraico (le quattro lettere consonanti YHWH); ma è sbagliato perché non è una traduzione ma solo una pronuncia del tetragramma, originata da un equivoco. L’equivoco nacque nel 1278 (in epoca preuniversitaria!) quando il domenicano Raimondo Martini scoprì che i vari puntini e lineette, apposte nelle Bibbie e quindi anche attorno a YHWH dai rabbini Masoreti vari secoli dopo Cristo, erano vocali. Nota la WT che, dopo la comparsa di varie pronuncie, “Il nome apparve per la prima volta in una Bibbia inglese nel 1530… solitamente scritto Iehouah, in vari versetti,…” (cf Il nome divino che durerà per sempre” p. 17-18). Insomma le vocali apposte al tetragramma furono lette insieme a quelle quattro consonanti immaginando che fossero le vocali giuste. Invece poi si scoprì che non erano quelle giuste ma servivano solo ad avvertire i lettori della Bibbia di non pronunciare quel sacro nome, tanto speciale, ma di sostituirlo con Signore. A tal fine i Masoreti avevano inserito tra le consonanti del tetragramma le vocali di ADONAY (Signore) come espediente mnemonico. Il risultato, traslitterando il tutto con i caratteri latini, e trasformandosi la prima vocale da A e una E-muta, ha dato origine al nome latino YEHOWAH (o JEOVA) poi italianizzato in GEOVA. Con tutta ovvietà dunque, come detto, questa parola rappresenta non la traduzione del nome di Dio ma solo la pronuncia del tetragramma vocalizzato e traslitterato. La moderna filologia ha scoperto poi che quelle vocali non erano quelle giuste e che usando quelle giuste si perviene alla pronuncia YAHWEH come la più probabile. Dall’opuscolo geovista succitato, si evince che ne sono convinti anche i capi della WT, tanto che in tempi relativamente recenti hanno accolto tali risultati scientifici scrivendo “Geova o Javè”; il che però, asserendo una equivalenza, induce ancora in errore, perché la conclusione logica è che Javè è la pronuncia quasi certamente corretta mentre Geova è quella sicuramente sbagliata. Una buona riprova di dove stia la ragione è data dal fatto che il termine “Geova” in ebraico non ha senso alcuno, mentre Javé indica l’idea di Dio, tanto è vero che gli attuali ebrei evitano di pronunciarlo per rispetto e lo sostituiscono ancora con “Adonay” o dicendo “il Nome”. Alcuni anzi evitano anche di scrivere “Dio” in italiano e scrivono “D-o”.

Questa del nome comunque è una questione che la WT ha dei suoi motivi per ritenerla capitale. Certo è che usandola si distingue immediatamente la denominazione geovista da qualunque altra… Ma a noi, contentissimi di poter chiamare il Creatore con la libertà dei figli, utilizziamo tranquillamente le parole “Dio”, “Signore” e “Padre”. Oltretutto “Signore” (in greco KYRIOS), è stato usato dagli ebrei di Alessandria d’Egitto traduttori in greco della Bibbia denominata “La Settanta” (indicata anche dal numero romano LXX) per rendere il tetragramma, quindi di fatto sostituendolo. Tale traduzione, risalente al III secolo A.C., è stata utilizzata dagli scrittori del Nuovo Testamento. Essi non solo hanno utilizzato Kyrios per indicare Dio Padre, ma lo hanno utilizzato anche per il Signore Gesù; cosa che, alla luce della risurrezione, fa ricavare all’esegesi della cristianità un riconoscimento della piena divinità di Cristo. Ma questa è un’altra storia… Noi però, risolto il problema del “nome”, siamo assai più interessati a conoscere le caratteristiche personali del Geova dei Testimoni. Cosa che faremo (e ci sarà da sorprendersi!) alla prossima occasione.