Geova a Messa

Confronto tra cattolicesimo e geovismo sulle Letture della Liturgia di domenica 1 giugno 2014 - Ascensione del Signore (ciclo A)

Roma, (Zenit.org) Sandro Leoni | 333 hits

Prima Lettura At 1,1-11 (A-B-C)

 “3Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni  apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio.” Questi quaranta giorni che precedono l’ascensione sono invocati dal CD per sostenere che Gesù non è asceso immediatamente al cielo, come la cristianità pretende di vedere nella promessa fatta al buon ladrone (“oggi tu sarai con me in paradiso”). Ebbene, senza pretendere di convincere nessuno su due piedi, comunicheremo al TG dialogante solo la nostra dottrina sul concetto di “cielo” o “paradiso”. Esso è un modo, uno stato di essere soprannaturale in una nuova dimensione spirituale (cioè avulsa dal tempo e dallo spazio) che non comporta il trasferimento in un luogo ma la compartecipazione alla gloria divina. Esso è lo stato esistenziale in cui si trovano Dio, gli angeli santi e i giusti-beati. Quindi Gesù, o meglio la sua anima prima della risurrezione, entrò immediatamente in paradiso non appena morì, e non lasciò né lascerà mai più questo nuovo stato (in cui è stato assunto poco dopo anche il suo corpo trasfigurato), sia se resti del tutto invisibile sia se realizzi delle apparizioni nello spazio-tempo. Quindi, in quei quaranta giorni in cui appariva egli era già “asceso al cielo-paradiso”, e con lui anche il buon ladrone. Per accettare questa interpretazione si richiede un corso di teologia che chiarisca questo e tantissimi altri aspetti in cui la teologia geovista se non si sforza di entrare un pochino non ha neanche la possibilità di capirci perché (ahimé!) equivocherebbe su tutto. §§§ “5 Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo”. Ecco un punto interessante ove si dimostra o la distrazione (ad essere buoni) o la volontà distorcente del CD in rapporto ad un insegnamento biblico assai preciso: la diversità del battesimo di Giovanni da quello di Gesù, da cui si ricava anche la personalità dello Spirito Santo che  il geovismo tenta di occultare. Si legga questo testo con il conseguente insegnamento che il CD ne trae: «In quanto allo “Spirito Santo”, la cosiddetta Terza Persona della Trinità, abbiamo già visto che non è una persona, ma è la forza attiva di Dio. Giovanni il Battezzatore disse che Gesù avrebbe battezzato con spirito santo come Giovanni battezzava con acqua. Perciò come l’acqua non è una persona, così lo spirito santo non è una persona. (Matteo 3:11)» (Potete vivere p. 40) Noi contestiamo la legittimità di questo sillogismo indicando vari luoghi, ove, con la presenza di un bel MA avversativo, la stessa NM geovista smentisce l’equivalenza del "come... così", stampato dalla WT nel testo di Potete, e inteso a ridurre a "cosa" lo Spirito Santo: Matteo 3,11; Marco 1,8; Luca 3,16; Giovanni 1,33 (ove non c'è il “ma”, però è sottinteso); Atti 1,5; Atti 11,16. Si controlli bereanamente! §§§ “8 …e di me sarete testimoni”. Su questo punto potremmo imitare lo schema “neorivelativo” usato da Gesù stesso dicendo ai TG: “Avete udito dal vostro CD che, sulla base dell’Antico Patto, vi chiamerete testimoni di Geova, ma io vi dico che d’ora in poi dovrete presentarvi come testimoni di Cristo. §§§  “9 …mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. ….11 … Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”. Sembra incredibile ma questo accenno dell’angelo circa la modalità del ritorno di Cristo, nel geovismo, viene sfruttato per sostenere che Gesù è tornato invisibilmente sulla terra nel 1914. Perché? Perché è stato annunciato che sarebbe tornato “allo stesso modo” in cui l’hanno visto salire in cielo, cioè invisibilmente, con una nube che lo nascose alla vista!

Seconda Lettura Ef 1,17-23

“17 …il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria”. Bellissimo, salvo un piccolo particolare. In 1Corinti 2,8 troviamo che viene definito “Signore della gloria” (CEI) Gesù. Non sarà per questa assonanza con Dio “Padre della gloria” che la NM si premura di storpiare in quel punto “Signore della gloria” con “glorioso Signore”? Certo è che la dizione “Signore della gloria” fa pensare a Qualcuno che ha la gloria come suo possesso personale… già, come certamente ce l’ha il “Padre della gloria”. §§§ “20 …e lo fece sedere alla sua destra nei cieli, 21 al di sopra di ogni Principato e Potenza, al di sopra di ogni Forza e Dominazione e di ogni nome che viene nominato
non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro. 22 Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:  23 essa è il corpo di lui, la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.” Si tratta di una signoria incredibile, su tutto e tutti. Ma la cosa interessante è che San Paolo afferma che questa posizione è già stata realizzata (lo fece sedere…ha messo sotto i suoi piedi… non solo nel tempo presente… lo ha dato alla Chiesa come capo). Come quadra con queste dichiarazioni bibliche la dottrina geovista che vorrebbe l’intronizzazione di Cristo avvenuta solo nel futurissimo 1914?

Vangelo Mt 28,16-20

16 In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17 Quando lo videro, …si prostrarono”. (gr. prosekýnesan) Sappiamo che proskynèo può significare sia prostrarsi (la NM qui dice “resero omaggio”) ma anche adorare. Abbiamo vari contesti biblici che esigono questa seconda accezione. In questo punto, a nostro avviso era più logico tradurre lo adorarono  trattandosi del risorto e nel momento solenne dell’addio, e dopo aver già sentito tutti il “mio Signore e mio Dio” rivolto a Gesù da Tommaso e da lui non corretto. E’ la versione infatti che troviamo ne La Bibbia in lingua corrente, del 1985: “… quando lo videro lo adorarono. Alcuni, però, avevano dei dubbi.” §§§ “17 …Essi però dubitarono.” (oi dé edìstasan) La CEI del ’74 dice “Alcuni però dubitavano” e così pure la NM “ma alcuni dubitarono” riducendo il dubbio solo ad alcuni. Di cosa dubitarono?, ci si chiede. Difficile dirlo. Lo Zerwick dice “oi dé illi autem; hic: quidam… e-dìstasan dubitaverunt…;  oi dé ed. frt (= fortasse = forse) de initiali quadam dubitatione de identitate Iesu: quidam autem dubitaverant” (Analysis Philologica Novi Testamenti Graeci, Roma 1966, p. 76-77). Già il Nolli, notammo, rilevò che accogliere l’idea di una risurrezione con corpo concreto e palpabile fece molta fatica ad essere accettata dai discepoli. Insomma, pur avendolo visto e toccato Gesù risorto per quaranta giorni, alcuni (provvidenziale per noi questa loro diffidenza come già quella di Tommaso!) erano ancora perplessi. Certo che è comunque paradossale, come sostiene la WT, che alcuni discepoli potessero dubitare di… dovere o potere legittimamente rendere un semplice atto di “omaggio” a Gesù! La persuasione plenaria come sappiamo fu provveduta poi dallo Spirito Santo a Pentecoste, secondo le parole di Gesù che aveva predetto “egli mi renderà testimonianza” (Giovanni 15,26 ove però proditoriamente la NM sostituisce il maschile, ekèinos in greco, con il neutro “quello”) . §§§  “19fate discepoli tutti i popoli”. Il comando è di raggiungere tutti i popoli, non singole persone ma etnie (pànta ta ètne) e non di contentarsi di una rappresentanza, cioè solo alcune persone di essi, come rende la NM dicendo “fate discepoli di persone di tutte le nazioni”; lo dice anche la KIT geovista che si tratta di “nations” e non di persone! E’ ovviamente comprensibile che, per lo sparuto gruppo che compone la Congregazione geovista, rispetto agli attuali sette miliardi e quasi 240 milioni di persone da evangelizzare e con pochissimo tempo a disposizione per l’Armaghedon incombente, è molto consolante ridurre l’arduo compito di arrivare a tutti, ma non era e non è il pensiero di Gesù. §§§ “battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Lo hanno notato molti commentatori: la formula sottintende un solo Essere, indicato da “nel nome” e non “nei nomi”, ma anche triplice, fatto di “Padre, Figlio e Spirito Santo” dei quali, essendo accomunati alla pari, si indica e la personalità e la comune dignità divina. Ricorderemo infine ai TG che in questo comando di Gesù i nostri esegeti hanno visto da sempre una formula trinitaria da usare nell’amministrazione del battesimo. Cosa che non avviene nella “immersione” (sic!) dei Testimoni.