Geova a Messa

Confronto tra cattolicesimo e geovismo sulle Letture della Liturgia di domenica 8 Giugno 2014 Pentecoste (ciclo A)

Roma, (Zenit.org) Sandro Leoni | 249 hits

Prima Lettura  At 2,1-11 (A-B-C)

 “3 Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, 4 e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.” La WT abbandona in questo caso il simbolismo, la metafora, e l’antropomorfismo biblico (che in altri casi accetta in pieno!); si aggrappa al letteralismo fondamentalista e obietta  che non si può sostenere di essere “pieni… colmi”, di una persona o che la persona dello Spirito sia “versata” sopra i discepoli come si legge al v. 33? Quindi lo “spirito santo”arebbe una cosa una energia che può penetrare i corpi o anche avvolgerli dall’esterno. Ma la nostra risposta torna a ricordare alla WT che noi deduciamo la personalità dello Spirito Santo da ciò che fa e che produce. Il parlare in varie lingue, il consigliare, il comandare, il decidere, l’offendersi, il fare da avvocato e da consolatore… sono tutte azioni che suppongono una fonte intelligente, volitiva e amorosa. Non è un caso che si tratti dello Spirito stesso di Dio! E anzi, quanto alla possibilità o meno di “entrare dentro” le persone, possiamo dire che è Gesù stesso che ha confermato tale realtà attraverso la metafora della Vite e dei tralci, unione di persone diverse ma nelle quali scorre la stessa vita della Persona divina, al punto che – come dirà conseguentemente Paolo - lo Spirito Santo rende l’uomo tempio di Dio (cf 1Corinti 3,16)   e – come diranno arditamente gli antichi Padri e scrittori spirituali – lo rende “divinizzato” o “indiato”. La fede, fratelli Testimoni, non dona chincaglierie. Dona meraviglie inaudite. Bisogna cambiare la mentalità istintiva del primo Nicodemo per capire il livello spirituale… (cf l’aureo libretto di RODOLFO PLUS, Dio in noi).

Seconda Lettura 1Cor 12,3-7. 12-13

“3nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.” Ma se questo titolo di “Signore” dato a Gesù fosse un titolo onorifico e di rispetto normale come viene dato a tanti - e infatti la Bibbia ammette che “ci sono molti dèi e molti signori” (1 Corinti 8,5) - per quale motivo ci vorrebbe un influsso speciale della “forza attiva di Geova” (è così che il geovismo definisce lo “spirito santo”) per dire che “Gesù è Signore”? Torniamo allora a leggere San Pietro che alla Pentecoste aveva detto ai giudei che Dio Padre aveva “costituito Signore e Cristo” quel Gesù che loro avevano crocifisso” (cf Atti 2,36) e si capirà finalmente che il titolo di Signore a cui qui si allude non è quello normale con cui veniva chiamato Signore Gesù come maestro, profeta, taumaturgo. Si tratta della signoria che vede il Figlio alla destra del Padre, compartecipe della di Lui divinità. §§§  “4 Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; 5 vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; 6 vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. 7 A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune. La Bibbia ci dona qui ancora una indicazione trinitaria ne: lo Spirito (Santo), il Signore (Gesù), Dio (Padre). Il quale Dio non è “ogni cosa a tutti” come sibillinamente dice la NM ma è l’Essere che “opera tutto in tutti” (1Corinti 12,5) giacché “in lui ci muoviamo, esistiamo e siamo” (Atti 17,28). E’ lui che, traendoci dal nulla, ci partecipa un essere creato e lo mantiene in essere nanosecondo per nanosecondo. E’ sicuro che se Dio per un solo istante non ci pensasse e volesse, noi tutti e l’universo con noi cadremmo immediatamente nel nulla. Questa è l’idea cattolica e dei migliori filosofi riguardo all’Onnipotente Creatore. La creazione attuale è una continua conservazione nell’essere. E’ un pensiero che da solo (come notava il Piolanti già rettore dell’Università Lateranense) può e dovrebbe fondare solidamente sia una teologia razionale sia una spiritualità ed etica laica precristiana. E, ai tempi che corrono, sarebbe un’etica provvidenziale a più titoli: a) perché, non dipendendo da fede in una rivelazione,  nell’attuale società “laica” dovrebbe essere condivisa dall’uomo anche non credente ma onestamente “teista”; b) in più ci permetterebbe di dialogare fruttuosamente con ogni pluralismo religioso e anche con agnostici in ricerca, convenendo su iniziative buone a favore dell’umanità; c) derivando da una teologia razionale, si colloca prima di ogni convinzione di fede e dovrebbe sopravvivere anche all’abbandono totale di una determinata fede; d) né infine potrebbe essere esclusa (come avviene di regola troppo frettolosamente) da parte del mondo laico che si ritiene autorizzato a relegare in sagrestia ogni pensiero, anche il più costruttivo, per il solo fatto che venendo da credenti, viene catalogato come verità di fede, cioè opinione che si è liberi di non condividere. Ben diverso sarebbe se, analizzandolo, capissero che deriva da ratio e che, se è proposto da credenti, lo è in forza di ratio, a cui la revelatio fornisce solo conferma.  

Vangelo Gv 20,19-23

“21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22 Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23 A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Abbiamo cioè una azione positiva nel perdonare (o rimettere come diceva la CEI ’74 latinizzando, e come è rimasto nella preghiera del Padre nostro “rimetti a noi…”) e una omissiva nel non perdonare. Ma non è un rifiuto deciso dal confessore bensì solo il rispetto della volontà del peccatore che, non essendo pentito, non chiede in realtà il perdono ma solo una dichiarazione formale. Davanti a Dio non basta che si richieda il perdono a parole per ottenerlo, non funzionerebbe!