Germania: condannati 35 genitori perché contrari all'educazione sessuale

Associazioni di 9 Paesi e 4 continenti difendono i diritti dei genitori

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MADRID/BERLINO, martedì, 8 marzo 2011 (ZENIT.org).- L'ultimo caso diffuso dai media è quello di una madre tedesca in carcere per non aver fatto frequentare ai propri figli le lezioni di educazione sessuale nella scuola primaria statale.

Dal 2006, in Germania si contano 35 casi di genitori condannati per la stessa ragione. Molte associazioni difendono il diritto dei genitori di scegliere l'educazione dei propri figli in una questione tanto delicata.

Negli ultimi giorni è stata diffuso il caso di Irene Wiens, di Salzkotten, condannata a 43 giorni di prigione per aver rifiutato di far assistere i propri figli alla lezione di educazione sessuale nella scuola primaria.

Secondo una nota stampa inviata a ZENIT da Ignacio Pascual, dell'associazione “Profesionales por la Ética”, “la difesa giuridica di tale incredibile questione, già giunta al Tribunale Europeo dei Diritti Umani di Strasburgo, è diretta da Alliance Defense Fund (ADF), un'entità di ambito sovranazionale esperta nella protezione della libertà religiosa e di coscienza”.

Come ha spiegato il consulente legale dell'ADF, Roger Kiska, “sono i genitori, non il Governo, i responsabili ultimi dell'educazione dei figli. Incarcerare dei genitori perché esercitano dei diritti universalmente accettati è impensabile”.

“La famiglia Wiens basa i suoi diritti sulla Convenzione Europea per i Diritti Umani, che difende il diritto dei genitori di trasmettere ai propri figli la visione della sessualità conforme alle proprie convinzioni”.

“E' dunque perfettamente legale che i genitori decidano di non far frequentare ai propri figli le lezioni e le attività previste dall'educazione statale”, ha aggiunto. “Irene Wiens è in carcere per aver difeso i suoi quattri figli (tra i 10 e i 16 anni) da un'educazione sessuale interattiva che non coincide con la sua visione della sessualità”.

“Il caso della famiglia Wiens non è purtroppo il primo”, spiega la nota di “Profesionales por la Ética”. “Risulta sorprendente che dal 2006 ADF abbia contato in Germania 35 casi di genitori condannati per non aver fatto partecipare i propri figli a questo tipo di attività statali che si introducono pienamente nella morale e nelle credenze dei genitori e coinvolgono i bambini”. Le condanne includono multe (tra i 200 e i 1.200 euro) e/o carcere (da alcuni giorni a un mese e mezzo).

Di fronte a questi casi, “Profesionales por la Ética” – associazione che collabora strettamente con ADF nella difesa dei diritti dei genitori europei – ha diffuso una dichiarazione per il riconoscimento dei diritti dei genitori di educare i figli in base alle proprie convinzioni.

Il documento definisce “inaccettabile” la repressione subita da questa madre tedesca e ricorda che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, il Patto per la Difesa dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali e la Lettera dei Diritti Fondamentali dell'UE, così come il Patto Internazionale di Diritti Civili e Politici, garantiscono il diritto dei genitori di educare i figli secondo le proprie convinzioni.

A questa dichiarazione si stanno unendo migliaia di cittadini anonimi. Il testo è stato sottoscritto anche da associazioni di nove Paesi e quattro continenti: Europa, Africa, Asia e America.

“Questa dichiarazione – ha spiegato Leonor Tamayo, responsabile dell'Area Internazionale di “Profesionales por la Ética” – sarà inviata al Governo federale tedesco e ai Governi dei vari Stati tedeschi, al resto dei Governi dei Paesi dell'UE e alle istituzioni europee competenti in diritti e libertà fondamentali”.

“La libertà di educazione – ha aggiunto – è drammaticamente ferita in Europa”. “Ancora una volta, è la società civile che deve levare la propria voce e denunciare gli abusi del potere, l'indifferenza e la complicità dei Governi e la mancanza di protezione dei cittadini, e chiedere il rispetto dei diritti fondamentali”.

Per ulteriori informazioni, http://www.profesionalesetica.org/