"Gerusalemme sia la capitale del mondo!"

Il patriarca Fouad Twal racconta l'attesa della visita di papa Francesco alla Città Santa

Gerusalemme, (Zenit.org) Giorgia Innocenti | 394 hits

“Viviamo la Settimana Santa, ma manteniamo anche il peso del Venerdì Santo e delle divisioni dei cristiani”. Lo ha dichiarato a ZENIT, Sua Beatitudine il patriarca Fouad Twal, in vista del viaggio del Santo Padre in Terra Santa, aggiungendo che “la conversione dei cuori aiuterà ad abbattere i muri che  dividono Gerusalemme”. Di seguito l'intervista.

***

Come si vive a Gerusalemme la Settimana Santa in attesa del Santo Padre?

Fouad Twal: “Quest’anno siamo lieti di poter celebrare la Santa Pasqua insieme ai culti orientali. Io stesso ho provato, l’anno scorso, a fare un primo tentativo e, dopo alcune resistenze, ora c’è un protocollo preciso e stabilito. Domenica, abbiamo perciò iniziato la Settimana Santa con la grande Processione delle Palme, fino al cuore di Gerusalemme. È bello vedere la partecipazione di tutti i parroci e i parrocchiani, i giovani, gli scout… È stata una presenza cristiana in questo mondo, il nostro, un po’agitato. Noi cristiani, tra altre confessioni, dobbiamo essere “il sale della terra”, che dà gusto e un altro tono, rispetto alla violenza e all’ansia. Questa settimana a Gerusalemme, per i pellegrini che vengono qui una volta nella loro vita, è una grazia. Noi, che viviamo nei luoghi santi, dobbiamo essere all’altezza della grazia che ci è data dal Signore. Non posso dimenticare che, accanto alla Resurrezione vi è una situazione non bella: la violenza in tutto il Medio Oriente, i profughi. Attraverso ZENIT, vorremmo lanciare anche un appello, perché  vengano rispettate le norme internazionali. Stiamo vivendo, infatti, la Settimana Santa, ma sentiamo anche il peso del Venerdì Santo, della Via Crucis e delle divisioni dei cristiani.

Lei ha scritto un libro intitolato Gerusalemme, capitale dell’umanità.  Questa città è un mosaico di culture e di popoli, ma tale ricchezza può anche trasformarsi in conflitti o essere fonte di incomprensione. Come può il cristianesimo dare allora una speranza, tenuto conto di una situazione internazionale così complessa?

Fouad Twal: Secondo il Vangelo non ci sono limiti per l’accoglienza, per il perdono, l’amore e la semplicità. Vorrei che Gerusalemme avesse queste caratteristiche, che sia una capitale per l’umanità, per tutte le religioni. Gerusalemme deve essere una chiesa madre, che accoglie tutti i credenti del mondo. C’è però un mistero in questa città: Gerusalemme unisce tutti i credenti ma allo stesso tempo li divide. Questo è il mistero che non riusciamo a capire! Tuttavia dobbiamo accettare di non capire ed affidare il nostro destino al Signore. Scendendo domenica scorsa dal Monte degli Ulivi non potevo non ricordare che Gesù stesso ha pianto su questa città. Lui per primo ha voluto radunare i figli di Gerusalemme. Ora tocca a noi tocca pregare e sperare per il destino di questa città.

È innegabile che muri reali e ideologici dividono Israele…

Fouad Twal: Il muro della vergogna: così lo chiamano gli italiani, che hanno il senso dell’umorismo. E questi muri si vedono! E noi siamo anche un po’ dimenticati dalla stampa internazionale, che si concentra preferibilmente su altri temi di attualità. Però a mio avviso, i muri fisici sono facili da abbattere. Più difficile è abbattere i muri che stanno nel cuore dell’Uomo, che si chiamano odio, paura, ingiustizia. Iniziamo allora ad utilizzare una parola cristiana, che si chiama “conversione dei cuori”. Questa è la chiave per abbattere i muri del cuore dell’Uomo, la paura e l’odio.

Come considera i passi di avvicinamento alle Chiese Orientali dal Santo Padre?

Fouad Twal: Una delle nostre croci qui in Terra Santa è anche la divisione dei cristiani: abbiamo tre grandi famiglie, la cattolica, l’ortodossa e i riformisti. In totale siamo tredici chiese, ciascuna con la sua amministrazione. Attraverso le nostre istituzioni, la Chiesa cattolica ha rotto questo divisioni, perché accettiamo  tutti i cristiani. Davanti a Dio e alla storia, mi sento responsabile di tutta la comunità cristiana in Terra Santa, a prescindere dal rito. Il rito può essere una ricchezza, ma non può mai essere fonte di divisione. Con l’arrivo del Santo Padre che vuole commemorare l’incontro del 1964 (tra papa Paolo VI e il patriarca Atenagora, ndr), spero che di nuovo questo movimento ecumenico prenderà  una nuova vita e speranza.

Avete avuto modo di confrontarvi direttamente con Papa Francesco?

Fouad Twal: Abbiamo già preparato il viaggio e l’ho già incontrato circa cinque volte a Roma. Questa è una visita pastorale per l’unità, ma è difficile non considerare anche l’impatto politico. A qualsiasi discorso corrisponde necessariamente una situazione reale della vita sociale e politica, di ogni giorno. La gente dimentica facilmente i discorsi. Spesso ci si sofferma sull’aspetto esteriore dell’incontro con il Santo Padre ed è un peccato. Molti cristiani, però, prenderanno dalla persona stessa del Papa il messaggio, questa vicinanza, questa umiltà del suo atteggiamento, la vicinanza al popolo, che lo caratterizza.