"Gerusalemme sia veramente città della pace!"

Nell'incontro con il presidente israeliano Shimon Peres, papa Francesco ha ribadito l'importanza di un impegno comune per la pace in Terra Santa. E ha invitato a guardare ai cristiani, "garanzia di sano pluralismo"

Roma, (Zenit.org) Federico Cenci | 603 hits

Sono due i filo conduttori attraverso i quali si snoda la visita di papa Francesco in Terra Santa: la pace e i bambini. Elementi inscindibili, che possiedono una forte carica profetica e dai quali scaturiscono emozioni. Significativa in tal senso l’immagine che raffigura il Santo Padre contornato da centinaia di bambini di diverse etnie e religioni, tutti vestiti con un candido abito bianco, nel giardino d’ingresso del Palazzo presidenziale israeliano, a Gerusalemme.

Elementi che si ripropongono, congiunti strettamente, nel dono che Shimon Peres, presidente dello Stato di Israele, ha regalato al Pontefice: un mosaico raffigurante un ulivo, simbolo di pace, che hanno realizzato alcuni bambini di Nazareth. “La pace è questione di fantasia e di ispirazione”, ha spiegato Peres nel corso dello scambio di doni, come a voler ribadire il concetto. Fantasia e ispirazione, tipiche dei bambini, che l’Autorità israeliana attribuisce al Santo Padre.

E il Santo Padre, testimoniando la sintonia che ha con il suo interlocutore, raccoglie la suggestione e la mette a frutto per rivolgere un messaggio: “Vorrei inventare una nuova Beatitudine, che applico a me in questo momento: beato quello che entra nella casa di un uomo saggio e buono. E io mi sento beato”.

Appare proprio beato, in effetti, papa Francesco, quando compie un altro dei suoi ormai risonanti gesti simbolici. Nel giardino presidenziale, davanti allo sguardo attento di questa moltitudine di bambini composti, il Vescovo di Roma ha piantato insieme a Shimon Peres un ulivo.

Una pianta che affonda le radici in una terra, Gerusalemme, “che custodisce i Luoghi Santi cari alle tre grandi religioni che adorano il Dio che chiamò Abramo”, come afferma lo stesso Papa all’inizio del suo discorso ufficiale. Luoghi da non confondere con meri “musei o monumenti per turisti”, bensì “luoghi dove le comunità dei credenti vivono la loro fede, la loro cultura, le loro iniziative caritative”. E per questo, ha aggiunto, che “vanno perpetuamente salvaguardati nella loro sacralità, tutelando così non solo l’eredità del passato ma anche le persone che li frequentano oggi e li frequenteranno in futuro”.

L’augurio del Papa, oltremodo eloquente giacché pronunciato dinanzi alle Autorità israeliane, è che Gerusalemme torni a risplendere con “la sua identità e il suo carattere sacro, il suo universale valore religioso e culturale”, che sia “città della pace”. “Com’è bello quando i pellegrini e i residenti possono accedere liberamente ai Luoghi Santi e partecipare alle celebrazioni”, ha sospirato il Pontefice.

Rivolgendosi a Shimon Peres, definito - come aveva fatto anche con il re Abdallah II di Giordania e il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen - “uomo di pace e artefice di pace”, il Papa ha parlato di “un punto fermo che abbiamo in comune”. Si tratta del “rispetto per la libertà e la dignità di ogni persona umana, che ebrei, cristiani e musulmani credono ugualmente essere creata da Dio e destinata alla vita eterna”.

Punto fermo attraverso il quale “è possibile perseguire l’impegno per una soluzione pacifica delle controversie e dei conflitti”. A questo riguardo, papa Bergoglio ha rinnovato il suo auspicio affinché “si evitino da parte di tutti iniziative e atti che contraddicono alla dichiarata volontà di giungere ad un vero accordo e che non ci si stanchi di perseguire la pace con determinazione e coerenza”.

Il Santo Padre ha dunque invitato a respingere con fermezza “il ricorso alla violenza e al terrorismo, qualsiasi genere di discriminazione per motivi razziali o religiosi, la pretesa di imporre il proprio punto di vista a scapito dei diritti altrui”, nonché “l’antisemitismo in tutte le sue possibili forme, così come la violenza o le manifestazioni di intolleranza contro persone o luoghi di culto ebrei, cristiani e musulmani”.

Un’altra costante dei discorsi del Papa alle tre Autorità politiche incontrate in questo pellegrinaggio, è il riferimento alle comunità cristiane. Lo ha ribadito anche a Peres: “Esse sono parte integrante della società e partecipano a pieno titolo delle sue vicende civili, politiche e culturali”. I cristiani, ha proseguito, “desiderano portare, a partire dalla propria identità, il loro contributo per il bene comune e per la costruzione della pace, come cittadini a pieno diritto che, rigettando ogni estremismo, si impegnano ad essere artefici di riconciliazione e di concordia”.

Presenza dei cristiani, che nel corso degli anni in Terra Santa si è ridotta sistematicamente, la quale è garanzia di “un sano pluralismo e prova della vitalità dei valori democratici, del loro reale radicamento nella prassi e nella concretezza della vita dello Stato”.

Infine, il Papa ha rivolto un pensiero “a tutti coloro che soffrono per le conseguenze delle crisi ancora aperte nella regione medio-orientale, perché al più presto vengano alleviate le loro pene mediante l’onorevole composizione dei conflitti”. Composizione che può arrivare da quelle stesse mani autrice del mosaico che Shimon Peres ha regalato a papa Francesco. Perché i bambini, simbolo di speranza nel futuro, non possono essere scissi dalla pace.