Gesù è il "come se" di questa vita

Vangelo della III Domenica del Tempo Ordinario

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di padre Angelo del Favero*

ROMA, giovedì, 19 gennaio 2012 (ZENIT.org).- 1Cor 7,29-31
Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!”.

Mc 1,14-20
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il Vangelo di Dio, e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”.

Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: “Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”. E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.”.

La risposta immediata dei primi discepoli alla chiamata del Signore, mostra chiaramente il significato dell’esortazione di Paolo a vivere “come se” ciò che accade attorno a noi fosse, di per sé, del tutto insignificante: “Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve.. passa infatti la figura di questo mondo” (1Cor 7,29-31).

Ora, è evidente che Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni, non avrebbero mai lasciato lavoro e famiglia se a chiamarli non fosse stato Gesù.

Ciò vuol dire che il distacco affettivo dal proprio mondo, non è comprensibile né possibile senza l’incontro con Colui per mezzo del quale “tutto è stato fatto”, e senza del quale“nulla è stato fatto di ciò che esiste” (Gv 1,3).

Quando un uomo parte da casa per recarsi in un luogo lontano per una vacanza, o per partecipare ad un Convegno, alloggia per qualche tempo nell’albergo. Qui abita, mangia, dorme, usa le cose necessarie al vivere quotidiano, conosce persone nuove e, nel caso del Convegno, partecipa attivamente ai lavori. Tutto ciò è reale ed importante per lui, sebbene sia provvisorio e di breve durata. Giorno dopo giorno, tuttavia, egli è ben consapevole che dovrà tornare nella sua città, a casa sua e al proprio lavoro, a quelle cose che sono il suo vero mondo.

Quest’ “altro” mondo dell’albergo, gli è estraneo, ed egli usa necessariamente tutte le cose “come se non le usasse pienamente” (1Cor 7,31), poiché non sono sue e dovrà lasciarle. Quella vacanza, o quel Convegno, sono solo una parentesi della sua vita e presto sarà tutto finito.

La santa carmelitana Teresa d’Avila paragonava l’esistenza terrena al breve spazio di una notte passata in un cattivo albergo. Teresa non disprezzava certo questo mondo, ma la conoscenza che le era stata concessa della sublimità dell’Altro le faceva desiderare la morte, quale parto necessario per cominciare a vivere in pienezza l’ineffabile beatitudine del Regno dei Cieli.

Perciò non considerava la morte un annientamento della vita, bensì la sua mèta agognata, come implicitamente annuncia oggi il Vangelo: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino” (Mc 1,14).

Come per Teresa, anche per i primi discepoli tutto ciò ha un solo nome, Gesù Cristo:“Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini. E subito lasciarono le reti e lo seguirono” (Mc 4,17). Il regno di Dio è seguire Lui.

Ed è unicamente per il nome di Gesù che anzitutto san Paolo ci esorta a vivere la scena passeggera di questo mondo con lieto e responsabile distacco, animati e sostenuti dal pensiero della definitività beata dell’Altro: “d’ora innanzi quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero..” (1Cor 7,29-31).

L’apostolo ne da’ una significativa testimonianza nella lettera ai Filippesi: “Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo di averla ancora conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù” (Fil 3,12-14).

Queste parole vengono da un uomo che è pieno di gioia di vivere. Come i primi discepoli e tutti i santi, Paolo è stato afferrato da Cristo non certo per abbandonare la scena di questo mondo, ma per esserne lievito impastato con esso.

Così, anche per noi, nella misura in cui riusciamo a vivere “santi e immacolati di fronte a lui nella carità” (Ef 1,4), la comunione in Cristo può diventare un’energia incontenibile per diffondere la gioia del Vangelo nel mondo intero.

Il “non ancora” del Paradiso, diventa un “già” dentro la figura di questo mondo, perché, comunque e sempre, “il vivere è Cristo” (Fil 1,21-23).

Ciò fa comprendere quel “come se” ripetuto cinque volte, che a noi suona del tutto impossibile, dal punto di visto psicologico.

Cosa vuol dire, per il marito, vivere come se non avesse la moglie, e viceversa? Cosa vuol dire: per chi lavora, vivere come se non lavorasse; per chi studia, come se non studiasse, per chi possiede, come se non possedesse; per chi vive nella scena di questo mondo, come se non ci vivesse?

Vuol dire fare e vivere tutte queste cose senza assolutizzarle in se stesse come fini, ma usarle come mezzi per fare la volontà di Dio, realizzando il Bene ed annunciando con la vita il Vangelo del Suo amore.

La gioia del vivere sta nella Verità e nell’Amore; e la Verità e l’Amore è Cristo. Convertirsi e credere nel Vangelo è esattamente questo.

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* Padre Angelo del Favero, cardiologo, nel 1978 ha co-fondato uno dei primi Centri di Aiuto alla Vita nei pressi del Duomo di Trento. E' diventato carmelitano nel 1987. E' stato ordinato sacerdote nel 1991 ed è stato Consigliere spirituale nel santuario di Tombetta, vicino a Verona. Attualmente si dedica alla spiritualità della vita nel convento Carmelitano di Bolzano, presso la parrocchia Madonna del Carmine.