"Giovani, abbiate il coraggio di osare!"

Le parole del Pontefice alla cittadinanza di Sansepolcro, terza tappa della Visita Apostolica in Toscana di ieri

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di Salvatore Cernuzio

ROMA, lunedì, 14 aprile 2012 (ZENIT.org) – Mai la città di Sansepolcro avrebbe immaginato di festeggiare il millenario della sua fondazione in modo migliore: alla presenza del Successore di Pietro. Benedetto XVI ha scelto, infatti, proprio la cittadina come terza tappa della sua Visita Apostolica in Toscana, svoltasi ieri domenica 13 maggio.

Dopo l’annullamento, a causa delle avverse condizioni meteorologiche, dell’incontro con la comunità francescana nel santuario de La Verna, l’elicottero del Santo Padre proveniente da Arezzo, è atterrato intorno alle 18 dall’eliporto dell’Aviosuperficie di Sansepolcro.

Al Suo arrivo, il Papa, accolto dal Sindaco Daniela Frullani, si è recato alla Cattedrale di San Giovanni Evangelista, dove ha visitato la Cappella del "Volto Santo" per adorare il Santissimo Sacramento e venerare l’immagine lignea del Cristo tunicato.
 Ha poi raggiunto a piedi l’adiacente Piazza Torre di Berta per l’incontro con la cittadinanza.

Proseguendo l’omelia della Messa mattutina nel Parco del Prato di Arezzo - dove aveva esortato l’Italia a reagire alla tentazione dello scoraggiamento e a riprendere la via del rinnovamento spirituale ed etico – Benedetto XVI ha incoraggiato i cristiani “a contrapporre l’impegno e l’amore per la responsabilità”, come antidoto “alla sfiducia verso l’impegno politico e nel sociale”.

In questa direzione, ha osservato: “il Millenario è l’occasione per compiere una riflessione interiore sulle vie della fede e riscoprire le radici cristiane, affinché i valori evangelici continuino a fecondare le coscienze e la storia quotidiana di voi tutti”.

Mille anni fa, infatti, ha raccontato il Papa, “i santi pellegrini Arcano ed Egidio, alla ricerca della verità e del senso della vita, si diressero verso la Terra Santa”. Tornando, nacque in loro “la speciale idea” di costruire nell’Alta Valle del Tevere la civitas hominis a immagine di Gerusalemme: “un modello di città carico di speranza per il futuro”, nel quale “i discepoli di Cristo erano chiamati ad essere motore della società”.

“La loro sfida coraggiosa diventò realtà” ha proseguito il Santo Padre: “grazie al supporto del carisma benedettino e dei monaci Camaldolesi” nacque, quindi, Sansepolcro, un borgo costituito sugli ideali della giustizia e della pace.

Tale progetto dei fondatori, giunto fino ai nostri giorni, “non costituisce soltanto il cardine dell’identità di Sansepolcro e della Chiesa diocesana, ma anche una sfida a conservare e promuovere il pensiero cristiano, che è all’origine di questa Città” ha poi aggiunto il Papa.

Parole queste che vogliono sottolineare l’impegno civico a cui tutti i cristiani sono chiamati: “Oggi – ha infatti rimarcato il Pontefice - vi è particolare bisogno che il servizio della Chiesa al mondo si esprima con fedeli laici illuminati, capaci di operare dentro la città dell’uomo, con la volontà di servire al di là dell’interesse privato e delle visioni di parte”.

Tocca ai cristiani, quindi, “contribuire alla nascita di una nuova etica pubblica” mirante a quel bene comune che “conta di più del bene del singolo”, come ci ricorda “la splendida figura” del neo-beato Giuseppe Toniolo.

L'invito è rivolto specialmente ai giovani, i quali, “animati dalla carità evangelica che chiede di non rinchiudersi in se stessi, ma di farsi carico degli altri”, sono chiamati a contrapporre “l’impegno e l’amore per la responsabilità alla sfiducia verso l’impegno nel politico e nel sociale”.

“Abbiate il coraggio di osare!” ha esclamato il Papa alle nuove generazioni; “siate pronti a dare nuovo sapore all’intera società civile, con il sale dell’onestà e dell’altruismo disinteressato”. D’altronde è questa, secondo il Pontefice, la “sfida” che sta davanti a questo antico Borgo: “armonizzare la riscoperta della propria millenaria identità con l’accoglienza e l’incorporazione di culture e sensibilità diverse”.

“Ringraziamo Iddio – ha soggiunto - perché la vostra Comunità diocesana ha maturato nei secoli un’ardente apertura missionaria”, grazie anche al gemellaggio con il Patriarcato Latino di Gerusalemme che ha “determinato frutti di collaborazione e opere di carità in favore dei fratelli più bisognosi in Terra Santa”.

“Memori del passato e attenti al presente, ma anche proiettati verso il futuro”: sono questi, dunque, i veri cristiani secondo Benedetto XVI. Tutti i fedeli della diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, perciò, “guardando al ricco patrimonio spirituale”, sono invitati ad essere “una Chiesa viva al servizio del Vangelo, una Chiesa ospitale e generosa, che con la sua testimonianza, rende presente l’amore di Dio per ogni essere umano, specialmente per i sofferenti e i bisognosi”.

Al termine dell’incontro, il Papa ha salutato alcuni rappresentanti delle autorità e della cittadinanza e, alle ore 19, si è trasferito all’eliporto, dove, dopo aver preso congedo dalle autorità religiose e civili, è partito alla volta del Vaticano.