Giovani e anziani sono "il futuro di un popolo"

Nel videomessaggio inviato ai partecipanti al terzo Festival di Dottrina Sociale, papa Francesco invita a rivalutare il cooperativismo cattolico

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 441 hits

La sfera e il poliedro: su questa metafora “geometrica” papa Francesco ha introdotto il proprio videomessaggio inviato ieri sera ai partecipanti al terzo Festival di Dottrina Sociale a Verona (21-24 novembre).

Facendo riferimento al tema della manifestazione Meno disuguaglianze, più differenze, il Santo Padre ha così riflettuto. “La sfera può rappresentare l’omologazione, come una specie di globalizzazione: è liscia, senza sfaccettature, uguale a se stessa in tutte le parti. Il poliedro ha una forma simile alla sfera, ma è composta da molte facce”.

L’umanità è dunque immaginabile “come un poliedro, nel quale le forme molteplici, esprimendosi, costituiscono gli elementi che compongono, nella pluralità, l’unica famiglia umana”: attorno a questa realtà è possibile la “vera globalizzazione” in alternativa ad una globalizzazione che è soltanto “omologazione”.

Sempre in merito al riconoscimento delle differenze, papa Francesco ha rivolto un secondo pensiero “ai giovani e agli anziani”, oggi considerati “scarti perché non rispondono alle logiche produttive in una visione funzionalista della società”, né “ad alcun criterio utile di investimento”.

Nell’economia di mercato, giovani e anziani, ha osservato il Papa, sono considerati “passivi” in quanto “non sono soggetti di produzione”, quando in realtà entrambe queste categorie sono “il futuro di un popolo”.

Se da un lato i giovani sono “la forza per andare avanti”, i vecchi sono “la memoria di un popolo” e “la saggezza”: senza di loro “non ci può essere sviluppo autentico”.

Con percentuali di giovani disoccupati che in alcuni paesi arrivano al 40%, ci troviamo di fronte a una “ipoteca per un futuro” che se non si risolve presto, rischia di diventare “un futuro troppo debole o un non-futuro”.

Parlando della Dottrina Sociale della Chiesa, papa Francesco l’ha definita un “orientamento frutto di riflessione e di operativa virtuosa”, utile a “non perdersi”, a “orientare le persone” e a “conservarle libere”.

“Occorre coraggio – ha proseguito il Pontefice - un pensiero e la forza della fede per stare dentro il mercato, per stare dentro il mercato, guidati da una coscienza che mette al centro la dignità della persona, non l’idolo denaro”.

La Dottrina Sociale, seppure di non semplice ed immediata applicazione, “quando viene vissuta genera speranza”; essa contiene in sé “una mistica” che, apparentemente, sembra portare “fuori dal mercato” ma, al contrario, “porta invece grande guadagno, perché è in grado di creare sviluppo proprio in quanto – nella sua visione complessiva – richiede di farsi carico dei disoccupati, delle fragilità, delle ingiustizie sociali e non sottostà alle distorsioni di una visione economicistica”.

Per l’economia e il mercato la parola ‘solidarietà’, è “quasi una parolaccia”, ha sottolineato il Papa, quando invece per la Dottrina Sociale è una “parola chiave”. È proprio la Dottrina Sociale, infatti, a rigettare l’idea che “gli utili siano di chi produce e la questione sociale sia lasciata allo Stato o alle azioni di assistenza e di volontariato”.

Altro elemento importante è la “cooperazione”, utile ad “assicurare la pluralità di presenze tra i datori del mercato” ma anche per “garantire il lavoro”. Oggetto di “incomprensione anche a livello europeo”, la cooperazione è tuttavia considerata dal Papa come un fattore senza il quale si va incontro a un “impoverimento che lascia spazio alle omologazioni e non promuove le differenze e l’identità”.

Il Santo Padre ha quindi augurato a “tutti coloro che sono impegnati e sono attori di riforme cooperativistiche, di tener viva la memoria della loro origine”.

Il cooperativismo cattolico può portare a “nuove forme di Welfare” e, sulla scia della Rerum Novarum, testimonia “la forza della fede, che oggi come allora è in grado di ispirare azioni concrete per rispondere ai bisogni della nostra gente”, ha quindi concluso papa Francesco.