"Giovani libanesi, voi siete la speranza e il futuro del vostro Paese"

Durante l'incontro a Bkerké, Benedetto XVI esorta i giovani libanesi a non scoraggiarsi di fronte alle sfide del presente, combattendo le tentazioni e mantenendo salde la fraternità e la fiducia in Dio

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di Salvatore Cernuzio

BKERKÉ, sabato, 15 settembre 2012 (ZENIT.org) – «Salami ō-tīkum! - Vi do la mia pace!». Con le parole di Cristo del Vangelo di Giovanni (Gv 14,27) Benedetto XVI ha salutato i giovani del Libano e del Medio Oriente riuniti nel piazzale antistante il Patriarcato Maronita di Bkerké.

Dopo aver incontrato, questa mattina, le Autorità politiche, religiose e del mondo della cultura nel Palazzo Presidenziale di Baadba, il Papa ha voluto concludere il secondo giorno del suo viaggio nel Paese dei Cedri incontrando chi da sempre “occupa un posto privilegiato nel suo cuore”: i giovani.

L’appuntamento, a cui hanno preso parte anche alcune migliaia di religiosi e seminaristi, si è svolto in forma di Celebrazione della Parola ed è stato introdotto dal saluto del Patriarca di Antiochia dei Maroniti, Sua Beatitudine Béchara Boutros Raï, O.M.M. Subito dopo due giovani hanno offerto la propria testimonianza.

«Cari amici, voi vivete oggi in questa parte del mondo che ha visto la nascita di Gesù e lo sviluppo del cristianesimo» ha esordito il Santo Padre, dopo aver ringraziato per l’accoglienza ricevuta. È questo «un grande onore», ha proseguito, oltre che «un appello alla fedeltà, all'amore per la vostra terra e soprattutto ad essere testimoni e messaggeri della gioia di Cristo».

Citando l’esempio dei numerosi Santi e Beati del Paese, che pur vivendo «periodi agitati», hanno mantenuto la fede come «sorgente del loro coraggio e della loro testimonianza», il Papa ha invitato le nuove generazioni a non scoraggiarsi di fronte alle «numerosi e gravi sfide» davanti alle quali sono costretti a confrontarsi «in un mondo in continuo movimento».

«Conosco le vostre difficoltà nella vita quotidiana – ha affermato - a causa della mancanza di stabilità e di sicurezza, della difficoltà di trovare un lavoro o ancora del sentimento di solitudine e di emarginazione». Questi ostacoli, però, come anche la disoccupazione e la precarietà, «non devono spingervi ad assaggiare il “miele amaro” dell'emigrazione, con lo sradicamento e la separazione in cambio di un futuro incerto» ha dunque incoraggiato.

È una questione cruciale per i giovani, secondo il Papa, perché «si tratta di essere protagonisti del futuro del vostro Paese, e di occupare il vostro ruolo nella società e nella Chiesa». Una Chiesa, ha aggiunto, che «ha fiducia in voi» e «ha bisogno del vostro entusiasmo e della vostra creatività!».

«Siate giovani nella Chiesa! Siate giovani con la Chiesa!» ha sollecitato il Pontefice, ricordando che «la giovinezza è il momento in cui si aspira a grandi ideali e il periodo in cui si studia per prepararsi ad un mestiere e ad un futuro».

Sulla scia del beato Giovanni Paolo II, anche Benedetto XVI ha quindi esortato: «Non abbiate paura. Aprite le porte dei vostri spiriti e dei vostri cuori a Cristo!». Solo nell’incontro con Lui, ha ribadito, «troverete la forza e il coraggio per avanzare sulle strade della vostra vita, superando le difficoltà e la sofferenza».

In questo percorso, bisogna, però, mettersi in guardia da alcune tentazioni. Ha avvertito, infatti, il Papa: «Le frustrazioni presenti non devono condurvi a rifugiarvi in mondi paralleli come quelli delle droghe di ogni tipo, o della tristezza della pornografia».

Un monito anche per le reti sociali, che «sono interessanti, ma possono facilmente trascinarvi alla dipendenza e alla confusione tra il reale e il virtuale. Cercate e vivete relazioni ricche di amicizia vera e nobile. Abbiate iniziative che diano senso e radici alla vostra esistenza, contrastando la superficialità e il facile consumismo!».

C’è poi un'altra grande tentazione da combattere, secondo il Santo Padre: il denaro, «idolo tirannico che acceca al punto da soffocare la persona e il suo cuore». Si dimentica spesso, infatti, «l'affermazione di Cristo che dice che non si può servire Dio e il denaro» (Lc 16,13). Bisogna, pertanto, cercare «dei buoni maestri, delle guide spirituali che sappiano indicarvi la strada della maturità, lasciando ciò che è illusorio, ciò che è apparenza e menzogna».

Tre le “armi” indicate dal Papa: la Parola di Dio, la preghiera, i Sacramenti, «mezzi sicuri ed efficaci per essere cristiani e vivere radicati e costruiti su di Lui [su Cristo], saldi nella fede» (Col 2,7).

Ancora, poi, un incoraggiamento ad imitare Cristo, accogliendo «l'altro senza riserve, anche se appartiene ad una cultura, religione, nazione differente». «La fraternità è un anticipo del Cielo!», ha affermato Papa Benedetto, ed essa si può realizzare nelle diverse attività promosse dalle parrocchie, dalle scuole, dai movimenti, dalle associazioni, che permettono di «vivere insieme momenti di amicizia e di gioia» e «di resistere ai germi di divisione».

Per diventare realmente «messaggeri del Vangelo» bisogna, inoltre, farsi «messaggeri della vita e dei valori della vita» ha sottolineato il Papa. «Resistete coraggiosamente a tutto ciò che la nega – ha detto - l'aborto, la violenza, il rifiuto e il disprezzo dell'altro, l'ingiustizia, la guerra. Così facendo diffonderete la pace intorno a voi».

«Giovani libanesi, voi siete la speranza e il futuro del vostro Paese» ha concluso il Pontefice. Salutando i giovani musulmani presenti, ha detto loro: «Vi ringrazio per la vostra presenza così importante. Voi siete con i giovani cristiani il futuro di questo meraviglioso Paese e dell’insieme del Medio Oriente».

«Cercate di costruirlo insieme – ha proseguito - e quando sarete adulti, continuate a vivere la concordia nell’unità con i cristiani», in modo da far comprendere che «l’Islam e il Cristianesimo, possono vivere insieme senza odio, nel rispetto del credo di ciascuno, per costruire insieme una società libera e umana».

Un’ultima toccante parola, in conclusione, per i giovani venuti dalla Siria. «Voglio dirvi quanto ammiro il vostro coraggio» ha affermato il Pontefice, per poi aggiungere: «Dite a casa vostra, ai familiari e agli amici, che il Papa non vi dimentica, che è triste a causa delle vostre sofferenze e dei vostri lutti. Egli non dimentica la Siria nelle sue preghiere e nelle sue preoccupazioni».

Prima di concludere l’incontro con la preghiera dell’Ave Maria, il Papa ha affidato «alla Vergine e al beato Giovanni Paolo II - che mi ha preceduto in questa terra - le vostre vite, quelle di tutti i giovani del Libano e dei Paesi della regione, particolarmente quanti soffrono per la violenza o la solitudine, quanti hanno bisogno di conforto».

Benedetto XVI è stato poi accompagnato all’interno del Palazzo Patriarcale dove si intratterrà brevemente con i Patriarchi Cattolici del Libano nella Cappella dedicata all’Assunta, per poi rientrare alla Nunziatura Apostolica di Harissa dove cenerà in privato.