Giovanni li arrestava e monsignor Palatucci li proteggeva

La cura degli ebrei del vescovo di Campagna sostenuta dalla Santa Sede

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di Giovanni Preziosi

ROMA, mercoledì, 15 marzo 2012 (ZENIT.org).- Nuovi documenti rivelano l’impegno diretto della Santa Sede nella protezione e salvaguardia di ebrei e internati durante l’occupazione nazista dell’Italia.

Fatti e storie vengono alla luce tra le oltre 5.000 pagine delle carte di mons. Giuseppe Maria Palatucci, custodite meticolosamente presso l’Archivio provinciale dei Frati Minori Conventuali di Napoli.

Da un’attenta analisi di queste fonti balza subito agli occhi la fitta rete di contatti allacciati gli dal solerte vescovo di Campagna a beneficio degli ebrei e degli internati.

La rete di assistenza si articolava seguendo almeno cinque direttrici: la Segreteria di Stato della Santa Sede in primis, la Nunziatura Apostolica in Italia mediante mons. Borgongini Duca, le autorità politico-istituzionali italiane – tra le quali spiccano il direttore del campo di concentramento di Campagna Eugenio De Paoli e il medico dott. Fiorentino Buccella, il responsabile dell’ufficio internati presso il ministero dell’Interno, il comm. Epifanio Pennetta, il ministro d’Italia in Croazia Raffaele Casertano e, dulcis in fundo, il nipote Giovanni Palatucci, che da solo salvò oltre 5000 ebrei prima di essere preso e ucciso dai nazisti.

Giovanni Palatucci oggi Giusto tra le nazioni, all’epoca commissario di Fiume, nonché referente romano di una rete di assistenza agli ebrei che passava dalla Raphaelsverein di padre Antonio Weber, dai cardinali Pietro Boetto a genova, Ildefonso Schuster a Milano, e Francis Spellman  a New York e dai vescovi di Fiume e Trieste rispettivamente mons. Isidoro Sain. mons. Antonio Santin.

Dal carteggio spicca la frequente corrispondenza che, fin dal 15 settembre 1940, monsignor Palatucci avviò con i rappresentanti della Segreteria di Stato, nella fattispecie il card. Luigi Maglione e, successivamente, il Sostituto mons. Giovan Battista Montini, che si protrasse almeno fino al 1943.

Difatti, all’indomani dell’entrata in guerra dell’Italia al fianco dei paesi dell’Asse, mediante una tempestiva circolare diramata a tutti i prefetti del Regno da parte del ministro Buffarini Guidi, era stato disposto l’arresto e l’internamento in apposti campi allestiti in varie zone della penisola, di un numero incalcolabile di persone di qualsiasi razza, sia italiane che straniere, ritenute «pericolosissime, capaci di turbare l’ordine pubblico o di commettere sabotaggi o attentati nonché le persone italiane e straniere segnalate dai centri di controspionaggio».

Anche a Campagna – un piccolo paese dell’entroterra campano in provincia di Salerno – a partire dal 16 giugno del 1940, erano giunti i primi gruppi di internati, che vennero reclusi nelle due ex caserme “Concezione” e “S. Bartolomeo”, inizialmente sotto la direzione del Commissario di P.S. Eugenio De Paoli.

Dopo aver constatato le precarie condizioni in cui versavano, mons. Palatucci si rese conto che a quel punto doveva assolutamente fare qualcosa per far fronte alle continue richieste che quotidianamente gli giungevano da costoro attraverso il suo segretario, il canonico della cattedrale, don Alberto Gibboni.

Compulsando meticolosamente questi documenti, proprio da questo momento in poi si assiste ad un frenetico carteggio che l’intrepido vescovo di Campagna allacciò con i vertici del Ministero dell’interno alla Segreteria di Stato giungendo perfino al Papa che, in varie circostanze – per la precisione il 2 ottobre e il 29 novembre del 1940, nonché il 1° maggio dell’anno successivo e il 22 maggio 1942 – non restò affatto indifferente alle richieste del vescovo di Campagna impartendo precise disposizioni al proprio sostituto presso la Segreteria di Stato, mons. Montini, di elargire sovvenzioni rispettivamente nell’ordine di 3.000, 10.000, 5.000 e di nuovo 3.000 lire.

Emblematica, in tal senso, è un’altra sovvenzione di 5.000 lire disposta dal pontefice mediante la Segreteria di Stato, che risale al 31 agosto del 1941. Scrive, infatti, in questa data il Sostituto alla Segreteria di Stato di Sua Santità mons. Montini, in una missiva recante numero di protocollo 40260: «Mi è gradito poter rimettere all’Eccellenza Vostra Rev.ma la qui unita somma di Lit. 5.000, che il Santo Padre, accogliendo la Sua ultima domanda del 1° Agosto corr., destina a codesti internati. L’Augusto Pontefice vuole anche che Le giunga la Sua Apostolica Benedizione a sollievo e a incremento delle Sue pastorali fatiche».

Naturalmente tra questa fitta rete di contatti spicca, il carteggio che aveva con il suo nipote prediletto Giovanni, che, all’epoca ricopriva il delicato incarico di commissario di Pubblica Sicurezza. a Fiume.

Da questi documenti emerge, in modo incontrovertibile, il ruolo di primo piano svolto egregiamente proprio da quest’ultimo che, a prezzo della propria vita, si adoperò attivamente nella salvezza di numerosi ebrei riuscendo a farli trasferire nella Diocesi dello zio a Campagna.

Come si evince chiaramente dalle lettere conservate tra le carte di mons. Palatucci, Giovanni chiedeva allo zio di prendersi cura di ebrei che lui gli inviava.

In una lettera del 21 dicembre 1940 Giovanni scrisse con tono accorato: “Carissimo zio, […] Per quanto riguarda i miei protetti la situazione è la seguente: Ermolli Adalberto, ha presentato domanda di trasferimento in un Comune della Provincia di Perugia, Pesaro o Chieti. Questo che lo indirizza a Chieti in questo senso si è già interessato. Per lui sarà quindi il caso d’interessarsi solo se vi abbiate la possibilità d’intervenire ugualmente in modo efficace per gli altri.

Diversamente, non è opportuno sciupare delle possibilità che potrebbero essere utilmente impiegate per questi. Vi ricordo i nomi: Braun in Eisler Dragica (Carolina) figlia, Eisler Maria nipote, Jurak Nada, Selan ing. Carlo e moglie, Eisner Lotta con due bambine. Essi puntano alle province di Perugia e Pesaro. […].

Per il momento occorre appoggiare nel più efficace dei modi la loro domanda, che verrà presentata fra qualche giorno. Io vi informerò tempestivamente e voi vorrete, poi, interessare qualcuno perché segnali la cosa nel migliore dei modi alla Questura.

Ermolli ha già presentato ed io ho già scritto oggi, ma la lettera partirà fra qualche giorno. Per quanto riguarda lui, se voi avete la possibilità di interessare per la provincia di Perugia persona diversa da quella che interesserete per gli altri, fate pure diversamente evitiamo di danneggiare tutti nel desiderio di tutti aiutare. Vi ringrazio per l’assistenza che mi prestate per un’opera di bene”.

Il suo desiderio, com’è facile immaginare, fu subito esaudito anche perché come sottolineava esplicitamente mons. Palatucci in una minuta indirizzata al rabbino Wachsberger, «quel poco che faccio lo fo con piacere e con tutto il cuore, da fratello, senza guardare a differenza di razza o di religione, secondo gli insegnamenti di Nostro Signore Gesù Cristo […] con lo spirito della vera fratellanza universale, che a tutti mostra un solo Dio, un solo Padre e una sola Patria per tutti in Cielo».