Giovanni Paolo II chiede all’Iran il rispetto del diritto alla libertà religiosa

“Aspetto essenziale della libertà di coscienza”, afferma

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 29 ottobre 2004 (ZENIT.org).- Incontrandosi questo venerdì con il nuovo ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran presso la Santa Sede, Mohammad Javad Faridzadeh, Giovanni Paolo II ha sottolineato nel suo discorso la necessità di garantire a tutti la libertà di professare la propria religione.



“Desidero ricordare quanto conti ai miei occhi la possibilità effettiva per ognuno, nel rispetto delle leggi del Paese, di esprimere liberamente le proprie convinzioni religiose”, ha detto il Santo Padre al neo ambasciatore accolto in Vaticano per la presentazione delle lettere credenziali di quest’ultimo.

Mohammad Javad Faridzade, nato nel 1953, sposato con tre figli, ha ricoperto come ultimo incarico quello di Rappresentante Particolare del Presidente della Repubblica per le questioni culturali e politiche internazionali (2001-2004).

Parla il farsi, l’arabo, l’inglese e il tedesco e fra i diversi titoli accademici conseguiti annovera una laurea in Diritto e Scienze Politiche (Università di Teheran), un dottorato in Letteratura (Università di Mashhad) e un dottorato in Filosofia (Università di Bochum).

Nel suo discorso il Santo Padre ha sottolineato l’importanza del “riunirsi con i propri fratelli per celebrare il culto dovuto a Dio” e del “garantire, attraverso la catechesi, la trasmissione dell’insegnamento religioso ai bambini, e il suo approfondimento presso i giovani e gli adulti”.

“La Santa Sede conta sul sostegno delle autorità iraniane per permettere ai fedeli della Chiesa cattolica presenti in Iran la libertà di professare la loro religione”, ha affermato il Papa, che ha sottolineato come la libertà religiosa sia un “aspetto essenziale della libertà di coscienza”.

Il Rapporto sulla Libertà religiosa nel Mondo del 2004, redatto dall’Opera di diritto pontificio “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, constatava le difficoltà incontrate dai musulmani che decidono di convertirsi al cristianesimo in Iran.

Nel sesto Rapporto annuale sulla Libertà Religiosa, pubblicato Il 15 settembre dal Dipartimento di Stato USA venivano invece sottolineate le ostilità e le repressioni cui sono sottoposte le religioni minoritarie in Iran. In particolare si affermava che, nell’ultimo anno, musulmani sunniti, bahai, ebrei e cristiani hanno subito “detenzioni, soprusi, intimidazioni e discriminazioni fondate a causa della propria fede religiosa”.

Il Papa ha quindi auspicato che venga favorito “il riconoscimento della personalità giuridica delle istituzioni ecclesiastiche, agevolando così il loro lavoro in seno alla società iraniana”.

Il Pontefice, infatti, spera che i Cristiani iraniani, “i quali hanno sempre nutrito il desiderio di vivere in buoni rapporti con i Musulmani, approfondiscano sempre più le esigenze del dialogo della vita quotidiana, attraverso i diversi aspetti della vita comune”.

“So che i fedeli cattolici sono attaccati al loro Paese – ha spiegato – e hanno a cuore di partecipare attivamente al suo sviluppo in tutti gli ambiti della vita sociale”.

Questa collaborazione è evidente anche a livello diplomatico, dal momento che i rapporti che esistono tra Iran e Santa Sede da cinquant’anni attestano “il desiderio di conoscenza reciproca e la volontà comune di favorire attraverso i nostri scambi una cultura di pace”, come ha affermato il vescovo di Roma.

Giovanni Paolo II ha detto di apprezzare in modo particolare “lo svolgimento di un incontro regolare di dialogo ad alto livello tra Cristiani e Musulmani” in Iran sotto l’egida del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e delle autorità religiose sciite iraniane, e si è detto certo che questa iniziativa “permetterà di migliorare sempre più le relazioni tra i credenti, sulla base del rispetto mutuo e della fiducia reciproca”.

Assicurando all’ambasciatore che presso i collaboratori papali troverà “l’accoglienza attenta e la comprensione cordiale di cui potrà avere bisogno” per “il nobile compito che l’attende”, il Papa ha invocato “di tutto cuore” su di lui, sulla sua famiglia, sui suoi collaboratori e su tutto il popolo iraniano “l’abbondanza delle benedizioni dell’Onnipotente”.

In Iran, su una popolazione di poco meno di settanta milioni di abitanti, i cattolici sono circa 23.000. La stragrande maggioranza è costituita da musulmani sciiti.