Giovanni Paolo II: L’abbraccio di Paolo VI e il Patriarca Atenagora I, profezia di unità

Discorso ad introduzione dell’Angelus

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CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 30 mercoledì 2004 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito per intero le parole pronunciate da Giovanni Paolo II in piazza San Pietro ad introduzione della preghiera mariana dell’Angelus recitata con i fedeli e i pellegrini giunti a Roma.



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1. La Chiesa celebra la festa dei santi Apostoli Pietro e Paolo: il pescatore di Galilea, che per primo professò la fede nel Cristo; il maestro e dottore, che annunciò la salvezza alle genti (cfr Prefazio). Per volere della divina Provvidenza, entrambi giunsero a Roma, dove subirono il martirio nel volgere di pochi anni. Da allora la città, che era la capitale di un grande impero, fu chiamata a ben altra gloria: ospitare la Sede Apostolica, che presiede all’universale missione della Chiesa di diffondere nel mondo il Vangelo di Cristo, Redentore dell’uomo e della storia.

2. Quest’anno l’odierna solennità è allietata dalla presenza di Sua Santità Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, che ho avuto la gioia di accogliere e salutare poc’anzi. La sua gradita visita ha un motivo particolare: quarant’anni fa, precisamente nel gennaio 1964, il Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora I si incontrarono a Gerusalemme e si scambiarono un abbraccio fraterno. Quell’abbraccio è diventato simbolo dell’auspicata riconciliazione tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse, nonché profezia di speranza nel cammino verso la piena unità fra tutti i cristiani.

Ho invitato il Patriarca Bartolomeo I a partecipare alla Santa Messa che presiederò oggi pomeriggio, alle 18, in Piazza San Pietro. Insieme terremo l’omelia e proclameremo la comune professione di fede.

Sempre nel corso dell’odierna celebrazione avrò la gioia di imporre il "Pallio" agli Arcivescovi Metropoliti nominati nell’ultimo anno. E’ un tradizionale segno di comunione tra la Sede di Roma e le Chiese sparse nel mondo, che ben si colloca nel contesto della festa degli Apostoli Pietro e Paolo.

3. Ai due insigni Patroni affido in modo speciale l’amata Diocesi di Roma, come pure la comunità civile capitolina. Invocando la loro intercessione insieme a quella di Maria Santissima, Salus populi romani, preghiamo perché ogni uomo e ogni donna accolga il messaggio d’amore per il quale Pietro e Paolo hanno subito il martirio.