Giovanni Paolo II: la clonazione umana, violenza dell’uomo “arbitro del bene e del male”

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CASTEL GANDOLFO, domenica, 22 agosto 2004 (ZENIT.org).- Gli esperimenti di clonazione umana e più in generale il tentativo dell’uomo di “appropriarsi delle fonti della vita” sono “le conseguenze drammatiche e desolanti” di un “pragmatismo, che concepisce la verità e la giustizia come qualcosa di modellabile ad opera dell’uomo stesso”, ha affermato quest’oggi Giovanni Paolo II.



Al termine della preghiera dell’Angelus di questa domenica il Papa è tornato ad affrontare il tema del rispetto della vita umana nel saluto rivolto, in collegamento con Rimini, ai partecipanti alla 25.ma edizione del "Meeting per l’amicizia fra i popoli" promosso dal movimento di “Comunione e Liberazione" in corso dal 22 fino al 28 agosto prossimo.

Il tema dell’edizione di questo importante appuntamento estivo, che si colloca nelle ancor più grandi celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della nascita di Comunione e Liberazione, il movimento ecclesiale nato su iniziativa di monsignor Luigi Giussani è "Il nostro progresso non consiste nel presumere di essere arrivati, ma nel tendere continuamente alla meta".

Perché, ha commentato il Pontefice, è proprio in questa “presunzione di Prometeo” che fa del progresso il suo valore assoluto che si vede “la violenza con cui l’uomo tenta di appropriarsi del vero e del giusto, riducendoli a valori di cui egli può disporre liberamente, cioè senza riconoscere limiti di sorta, se non quelli fissati e continuamente superati dell’operabilità tecnica”.

Così che in tale ottica “la verità e la giustizia non sarebbero più istanze superiori, criteri di giudizio ai quali l’uomo si deve attenere nell’orientare le azioni che alimentano il progresso stesso, ma diventerebbero un prodotto della sua attività di ricerca e di manipolazione della realtà”.

“Si finisce così per pretendere che ciò che è tecnicamente possibile sia di per sé anche eticamente buono”, ha più tardi aggiunto.

“La via insegnata da Cristo è un’altra – ha però tenuto a ricordare il Santo Padre –: è quella del rispetto per l’essere umano, che ogni mezzo di ricerca deve anzitutto mirare a conoscere nella sua verità, per poi servirlo, non manipolandolo secondo un progetto considerato talora con arroganza come migliore di quello del Creatore stesso”.

Queste parole fanno eco al forte appello al rispetto della vita, di tuta la vita, “dal concepimento sino alla sua fine naturale”, lanciato dal Papa una settimana fa dalla grotta di Masabielle a Lourdes, nel ricordare come Maria apparendo ad una ragazza avesse voluto sottolineare “la particolare missione che spetta alla donna in questo nostro tempo, tentato dal materialismo e dalla secolarizzazione: essere nella società di oggi testimone di quei valori essenziali che si vedono solo con gli occhi del cuore”.

“Per il cristiano il mistero dell’essere è talmente profondo che risulta inesauribile all’indagine umana”, ha affermato il Santo Padre aggiungendo che per questa ragione il tema del Meeting di Rimini “invita a volgere al Creatore uno sguardo stupito per la bellezza e la razionalità di ciò che Egli ha posto e mantiene nell’essere”.

“Solo questa umiltà di fronte alla grandezza e alla misteriosità del creato può salvare l’uomo dalle conseguenze nefaste della propria arroganza”.

Infine il Pontefice ha espresso l’auspicio che il Meeting possa contribuire a questo sentimento di umile stupore di fronte alla grandezza del Signore riflessa nelle opere del Creato, “così che il credente possa trarre dalla loro contemplazione motivi sempre nuovi di luce e di conforto nel quotidiano confronto con gli interrogativi emergenti dalla vita”.