Giovanni Paolo II sarà Santo (Seconda parte)

Monsignor Sławomir Oder racconta dell'attesa per la canonizzazione del Papa polacco

| 1557 hits

di Włodzimierz Rędzioch

CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 7 maggio 2012 (ZENIT.org).- Secondo la prassi stabilita, il culto del Beato Giovanni Paolo II doveva essere limitato all’Italia e alla Polonia. Ma abbiamo notizie di richieste provenienti da altre parti del mondo per autorizzare il culto del Beato. Cosa può dire a proposito?

Mons. Sławomir Oder: E’ vero che la beatificazione ha questa sua caratteristica: riguarda la Chiesa locale, ma fin dall’inizio la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha dato la possibilità agli Episcopati locali di chiedere alla Congregazione stessa di poter celebrare la festa del nuovo Beato, tenendo conto della dimensione mondiale del culto di un personaggio come Giovanni Paolo II. Tanti Episcopati hanno approfittato di questa possibilità e hanno iscritto nel calendario delle Chiese locali la festa del Beato Giovanni Paolo.

Si sta verificando anche il grande fenomeno del culto delle reliquie del Beato Giovanni Paolo II. Ogni giorno migliaia di fedeli pregano sulla Sua tomba a San Pietro. Ma abbiamo anche il fenomeno dei pellegrinaggi nei luoghi dove si trovano le Sue reliquie…

Mons. Sławomir Oder: E’ un fenomeno che è nato spontaneamente. Inizialmente con le richieste da parte delle singole persone che chiedevano un santino con la reliquia ex indumentis del Beato. Da quando è stato permesso il culto è possibile dedicare le chiese al Beato Giovanni Paolo. Diversi vescovi hanno chiesto delle reliquie per averle nella diocesi, in qualche chiesa o seminario. Poi, per continuare in qualche modo idealmente lo stile del pontificato – lo stile itinerante del pellegrino dell’amore e della pace – le sue reliquie hanno cominciato a pellegrinare. La prima “uscita” delle reliquie è stata per la Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid dove sono rimaste come segno. In seguito la reliquie sono partite per il Messico.

Come si è svolto questo pellegrinaggio in cui Lei ha partecipato personalmente?

Mons. Sławomir Oder: Il pellegrinaggio in Messico si è svolto da ottobre fino al mese di dicembre scorso in tutte le diocesi del Paese. Ho partecipato personalmente ad una parte di esso. E’ stata un’esperienza commovente, perché il popolo messicano lo viveva come se si trattasse di una nuova visita di Giovanni Paolo II. Dopo il Messico anche alcuni vescovi della Colombia hanno chiesto la presenza delle reliquie. 

Non c’è il rischio di interpretare male il culto delle reliquie?

Mons. Sławomir Oder: Il rischio esiste ma bisogna ricordare sempre che non si tratta di un aspetto magico: le reliquie sono un segno della presenza del santo in mezzo a noi, il segno storico e concreto. Non è una realtà magica ma un richiamo ai valori della persona, al suo insegnamento. Devo dire che tutte queste esperienze dei pellegrinaggi mi hanno lasciato molto edificato, perché la gente è stata preparata con lo spirito degno, con la catechesi, con la proposta dell’insegnamento del Papa.

Vorrei tornare un attimo alla sua visita in Messico. Quale Chiesa e quale religiosità ha visto in quel Paese?

Mons. Sławomir Oder: Ho trovato una Chiesa viva, gioiosa, piena di speranza. Una Chiesa con tanta religiosità popolare, ma non per questo meno autentica e profonda. La visita delle reliquie è stata un’occasione per rinnovare un ardore per l’Eucaristia, per l’ascolto della Parola di Dio e soprattutto un invito alla conversione. Mi hanno informato che il passaggio delle reliquie è stato segnato da tantissime conversioni e confessioni. Questo è segno che l’interesse per le reliquie del Beato non è basato solo sulla curiosità umana, ma sull’ascolto dello Spirito che parla alla Chiesa e ai fedeli.

Qual è il ruolo della Postulazione dopo la beatificazione di Giovanni Paolo II?

Mons. Sławomir Oder: La canonizzazione non richiede la riapertura del processo sulla eroicità delle virtù, tutto questo aspetto che era molto impegnativo ormai appartiene alla storia. Il mio lavoro consiste ora nella “vigilanza” per poter identificare un miracolo e procedere alla canonizzazione. Nel frattempo la figura del postulatore è diventata punto di riferimento per tutto questo movimento spirituale legato al desiderio di conoscere di più il messaggio della vita e della santità di Giovanni Paolo II.

Il beato Giovanni Paolo II diceva che ogni dono è un impegno. Perciò adesso ben volentieri partecipo a varie iniziative per poter dare un contributo alla conoscenza della figura del Beato e dei suoi insegnamenti. Per me è un dovere quello di condividere con gli altri tutto quello che ho ricevuto in questi anni vissuti come postulatore, gli anni che per me sono stati una vera grazia.

Potrebbe dirci qualcosa circa i miracoli attribuiti a Giovanni Paolo II segnalati alla Postulazione?

Mons. Sławomir Oder: Posso dire che il fenomeno che si è verificato prima della beatificazione non si è fermato. Al mio ufficio continuano ad arrivare molte lettere e testimonianze delle grazie ricevute. Alcune sono molto interessanti e significative. La mia attenzione si concentra su alcuni casi. Ho chiesto la documentazione per poter approfondire un caso e se l’esito dovesse essere positivo allora si potrà partire subito con il processo sul miracolo. Per il momento sono ancora in attesa e non voglio entrare nei dettagli.

Cosa può rispondere alla gente che chiede quanto tempo ci vorrà per la canonizzazione del Beato Giovanni Paolo II?

Mons. Sławomir Oder: In questo caso non ci sono i limiti stabiliti dal Codice di Diritto Canonico. Qui si vede chiaramente che il vero protagonista del processo è il Signore. Quando il Signore riterrà opportuno per dare alla Chiesa questo segno, questo segno arriverà in modo inequivocabile e sapremo con certezza che è arrivato il momento di proclamare Giovanni Paolo II santo della Chiesa.

Come viene accertato un miracoloa attribuito all’intercessione di Giovanni Paolo II?

Mons. Sławomir Oder: La prima verifica viene fatta da me nella Postulazione, ovviamente in collaborazione con gli esperti. Una volta accertata la bontà del caso, viene istituito un processo canonico durante il quale viene raccolta tutta la documentazione, poi si prepara la cosiddetta positio e tutto passa alla Congregazione dei Santi. All’interno della Congregazione la consulta medica stabilisce se, dal punto di vista delle scienze umane, l’evento è spiegabile o non. Invece la commissione teologica deve accertare il nesso di causalità tra l’invocazione dell’intercessione del Beato e l’effetto ottenuto con una manifestazione della Grazia Divina.

Quando tutto passa al Santo Padre?

Mons. Sławomir Oder: Il Santo Padre, su richiesta del Prefetto della Congregazione dei Santi, autorizza la pubblicazione del decreto che riconosce il miracolo e che apre la strada alla canonizzazione.

Speriamo di poter leggere questo decreto sulle pagine de L’Osservatore Romano al più presto possibile.

[La prima parte dell’intervista è stata pubblicata ieri, domenica 6 maggio]