Giudice della California condanna un responsabile dell’assassinio dell’arcivescovo di San Salvador

Monsignor Oscar Romero, morto nel 1980 a El Salvador

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FRESNO, lunedì, 6 settembre 2004 (ZENIT.org).- Venerdì scorso un tribunale civile della California ha riconosciuto responsabile dell’omicidio dell’arcivescovo di San Salvador (El Salvador), monsignor Oscar Arnulfo Romero y Galdámez, un ex capitano dell’aeronautica salvadoregna, Álvaro Rafael Saravia.



Nella sala 2 del tribunale statunitense del distretto est della California (con sede a Fresno), presieduta dal giudice Oliver Wanger, è stato emesso un giudizio sulle prove che inchiodavano Saravia, braccio destro di Robert D’Aubuisson.

D’Aubuisson, ora non più in vita, organizzava delle squadre della morte e organizzazioni paramilitari composte sia da civili che da militari che avevano commesso assassini per motivi politici e altri abusi contro i diritti umani ne El Salvador.

Il magistrato, che ha definito l’assassinio di monsignor Romero come un crimine contro l’umanità”, ha condannato Saravia a versare complessivamente, per danni, dieci milioni di dollari statunitensi, dei quali due milioni e mezzo verranno destinati a un familiare del prelato, che è rimasto nell’anonimato, durante tutta la durata del processo, per ragioni di sicurezza.

Nel settembre del 2003, “The Center for Justice & Accountability” (CJA) e la ditta “Heller Ehrman White & McAuliffe LLP” intentarono una causa civile contro Álvaro Rafael Saravia, in quel periodo residente a Modesto (California), per la sua presunta partecipazione alla organizzazione dell’assassinio di Oscar Romero.

Mentre celebrava l’Eucaristia nella cappella della Divina Provvidenza a San Salvador, il prelato fu assassinato con un’arma da fuoco il 24 marzo del 1980.

La causa – interposta a nome di un familiare dell’arcivescovo scomparso – aggiungeva che Saravia dopo essersi procurato le armi e i mezzi necessari, aveva assoldato un sicario che avrebbe dovuto ucciderlo nella cappella dove monsignor Romero venne assassinato, e che una volta commesso il crimine, aveva pagato l’assassino.

Secondo quanto riferito dalla CJA, tanto la Commissione della Verità delle Nazioni Unite quanto la Commissione Interamericana dei Diritti Umani, dopo alcune investigazioni condotte separatamente, erano giunte alla conclusione che Saravia fosse implicato nell’ideazione e nell’esecuzione dell’omicidio.

Il giudizio si è tenuto in assenza dell’imputato, di cui si è persa ogni traccia già da diverso tempo. Il processo legale è stato possibile grazie ad una normativa statunitense risalente al secolo XVIIII.

Per Matthew Eisenbrand, avvocato del CJA, oltre al valore simbolico del pronunciamento giudiziario, la sentenza offre all’ufficio immigrazione statunitense gli argomenti legali per espellere Saravia dagli Stati Uniti e permettere che il paese “smetta di essere un rifugio sicuro per i responsabili di questi orrendi crimini”.

Il CJA è un’organizzazione non governativa (ONG) con sede a San Francisco (Stati Uniti), che assiste i sopravvissuti alle torture o ad altre atrocità, aiutandole ad avviare azioni legali contro coloro che si sono macchiati di tali abusi dei diritti umani.

Questa organizzazione indipendente è stata fondata nel 1998 con l’appoggio di “Amnesty International USA” e il Fondo Volontario per le Vittime delle Torture delle Nazioni Unite.